Costano 43,2 miliardi, in 2,9 milioni hanno 2 assegni. In 411mila ne hanno tre
Secondo i dati più recenti dell’Inps sono 4.305.860 gli italiani che percepiscono la pensione di reversibilità, che spetta a chi è erede di un pensionato o di un lavoratore defunto. L’Inps fornisce anche i numeri sulle prestazioni che sono state erogate per la prima volta nel 2021: 244.636 in tutto, con un picco nei primi due trimestri, quando il loro numero è stato rispettivamente di 71.497 e 66.857. Nel 2022 si registra una riduzione, forse a causa della minore mortalità per Covid: tra gennaio e marzo di quest’anno sono state 44.149 le pensioni di reversibilità in decorrenza, 27mila in meno, quindi, rispetto allo stesso periodo del 2021.
A chi spetta la pensione di reversibilità?
Quella che comunemente chiamiamo pensione di reversibilità da un punto vista tecnico si definisce in realtà pensione ai superstiti, che racchiude due tipi diversi di prestazione: quella che va al coniuge di un pensionato, che è corretto chiamare “di reversibilità” e quella che segue alla morte di un lavoratore, che è invece dichiarata “indiretta”. Questa, tra l’altro, non va solo ai coniugi, ma in alcuni casi anche ai figli se sono minorenni, o studenti (fino ai 26 anni), o inabili al lavoro.
Anche i milionari prendono la pensione di reversibilità
Nel caso più comune, quello della reversibilità, il vedovo o, più di frequente, la vedova percepisce il 60% dell’assegno della moglie o del marito che è deceduto. Se è presente della prole a carico tale percentuale, però, sale: all’80% se vi è un figlio, al 100% se sono due o più. Se il beneficiario è solo il figlio l’aliquota applicata è del 70%, che diventa dell’80% se sono due e del 100% se sono tre.
Dato molto rilevante, perché riguarda la grande maggioranza di chi percepisce una pensione per i superstiti: questi assegni possono essere cumulati con altri, come per esempio quelli di vecchiaia che si percepiscono per la propria attività lavorativa. Tuttavia in tal caso vi è una riduzione dell’importo che si può ricevere dall’Inps: la decurtazione è del 25% se il reddito già presente è tra i 20.107,62 e i 26.810,16 euro, sale al 40% tra questa cifra e 33.512,70 e al 50% se si va oltre.
La pensione di reversibilità, quindi, spetta, seppur con dei tagli, anche a chi è già beneficiario di cifre molto alte, e ha redditi milionari.
A chi spetta e a quanto ammonta la pensione di reversibilità
Mediamente la pensione ai superstiti frutta 19.092,66 euro l’anno per coloro che la percepiscono. Le cifre però cambiano molto in base alla tipologia del beneficiario, se si tratta di qualcuno che riceve solo questa prestazione, per esempio, o l’accumula con altre.
I primi, coloro che non hanno altre entrate, non vanno oltre i 10.887,25 euro all’anno, ma sono una minoranza, come si vede dalla nostra infografica, 1.404.521 in tutto a fine 2020.
Quelli che incassano tre pensioni contemporaneamente
Molti di più, 2.901.339, sono quelli che ricevono anche altre pensioni. La maggioranza di costoro, 1.706.064, ne prende anche una di vecchiaia, e in questo caso l’assegno sale a 23.590,28 euro l’anno. Vi sono anche 436.786 persone che associano la pensione ai superstiti a quella assistenziale, quella che una volta si chiamava “pensione sociale”, mentre 411.112 ricevono tutte e tre le tipologie di prestazione nominate, ai superstiti, assistenziale e di vecchiaia.
Gli assegni più sostanziosi, però, sono quelli che vanno a chi alla pensione di reversibilità (o indiretta) ne associano sia una di vecchiaia che di invalidità. Questi arrivano a prendere 34.467,21, ma sono molto pochi, solo 4.209 persone secondo l’Inps.

Donne, ecco a chi spetta la pensione di reversibilità
Dato sicuramente degno di nota, visto l’enorme divario, è la suddivisione dei percettori delle pensioni ai superstiti per genere: le donne sono di circa sei volte maggiormente numerose degli uomini, 3.699.534 contro 606.326, però prendono meno, 18.480,6 euro, mediamente, contro i 22.828,59 percepiti dai pochi vedovi.
La differenza è rilevante soprattutto tra chi prende due o più pensioni e una di queste è di vecchiaia. In tal caso il divario arriva a superare i 6mila euro all’anno. Le ragioni sono note, la moglie è sempre stata più giovane del marito, le donne vivono mediamente più a lungo ed è molto più probabile rimanere vedove e che vedovi, ma non solo, a contare è anche il fatto che in Italia l’occupazione femminile è sempre stata molto bassa e mal pagata.
Questo implica che spesso colei che perde il marito non ha mai avuto un reddito da lavoro personale, e quindi una pensione, se non, magari, una assistenziale, e anche qualora percepisce un assegno di vecchiaia questo è significativamente inferiore a quello degli uomini, perché inferiore era il suo stipendio durante la carriera.
Lo Stato spende 43,2 miliardi in pensioni ai superstiti
Nel complesso il nostro Paese è tra quelli che spendono di più in Europa e nel mondo per pagare la pensione di reversibilità o indiretta a chi spetta riceverla. Nel 2020 ne ha erogate per 43 miliardi e 264 milioni di euro. Si tratta di una cifra in crescita, nonostante il Covid, rispetto al 2019, quando lo Stato aveva pagato 42 miliardi e 983 milioni.
Cinque anni prima, nel 2014, le uscite erano state, secondo l’Inps, di 41 miliardi e 240 milioni di euro. L’aumento che si è verificato è stato, in realtà, inferiore a quello che ha interessato la spesa pensionistica nel suo complesso.
Tuttavia nel confronto internazionale lo Stato italiano rimane tra i più generosi. Se limitiamo l’analisi all’Europa secondo i numeri di Eurostat del 2019 viene speso per la pensione ai superstiti il 2,5% del Pil. In nessun Paese si raggiunge tale percentuale. Si avvicinano solo Grecia e Spagna, con il 2,3%, e non a caso, probabilmente.
Le differenze tra Nord e Sud Europa
I motivi sono infatti gli stessi che generano un grande gap tra gli assegni percepiti dagli uomini e dalle donne, ovvero la bassa occupazione femminile nel Sud d’Europa, che ha a portato sia a stabilire leggi più generose, sia, di conseguenza, a spendere di più. In un contesto come quello italiano, per esempio, è molto frequente che una vedova rimanga al di sotto della soglia di reddito di 20.107,62, e che quindi percepisca l’assegno pieno e non decurtato.
Diversamente va nel Nord Europa laddove la percentuale di donne al lavoro e l’utilizzo della previdenza integrativa sono maggiori. Qui i governi destinano alle pensioni ai superstiti meno dell’1% del proprio Pil.
I dati si riferiscono al: 2020
Fonte: Inps, Eurostat
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