Ma chi ne ha approfittato ha visto crescere l’assegno dell’8,1%, più della media
È probabilmente perché da un lato sono in calo (e rappresentano meno voti), ma dall’altro a livello di spesa incidono molto, che il Governo sta ipotizzando di colpire proprio coloro che hanno diritto alla pensione anticipata per racimolare più fondi in vista della prossima Finanziaria. Lo vuole fare, secondo i rumors, allungando le finestre di uscita, cioè il numero di mesi che è necessario attendere per smettere di lavorare dopo avere raggiunto i termini di legge.
Vorrebbe dire passare dagli attuali 3 a 6 o 7 mesi. Gli uomini, che ora si possono ritirare dal lavoro anticipatamente dopo 42 anni e 10 mesi di contributi, dovrebbero quindi aspettare fino a una maturità contributiva di 43 anni e 4 o 5 mesi, che diventerebbero 42 anni e 4 0 5 mesi per le donne, che possono smettere di lavorare un anno prima.
La pensione anticipata, però, si può ottenere anche attraverso altri strumenti, come Opzione donna o Quota 103, che tuttavia gli ultimi anni hanno subìto delle limitazioni, anche per questo i numeri sono in controtendenza rispetto a quelli complessivi riguardanti il sistema previdenziale. Secondo le statistiche dell’Inps nel primo semestre del 2024 il numero di nuovi assegni pensionistici è stato di 376.919, cioè, 6.783 più rispetto allo stesso periodo del 2023, ma si tratta di un aumento trainato quasi solo dalle nuove pensioni di vecchiaia (in cui sono inclusi anche gli assegni sociali), cresciute da 138.513 a 152.641. Quelle anticipate, invece, sono diminuite, passando da 108.445 a 99.707, come si vede nella nostra infografica. Quelle di invalidità sono salite relativamente poco, da 20.442 a 22.730, mentre quelle di reversibilità sono rimaste sostanzialmente stabili.
La pensione anticipata è sempre meno utilizzata
Si tratta di un trend che diventa molto evidente anche se il confronto si facesse con il primo semestre del 2022, quando le pensioni anticipate furono 131.898, un record, o con il 2021, 124.139. In quegli anni era presente anche l’effetto di Quota 100, che rimase in vigore tra il 2019 e il 2021, con gli ultimi beneficiari che ottennero il proprio primo assegno pensionistico, appunto, nel 2022. Nella prima metà del 2024 coloro che hanno potuto ritirarsi anticipatamente sono dunque tornati sotto la soglia di 100mila, su numeri analoghi a quelli dello stesso periodo del 2019 e del 2020, con la differenza che allora, però, nelle statistiche Inps non era incluso il settore statale e il numero complessivo delle pensioni decorrenti era quindi molto inferiore a quella di quest’anno. Significa che sul totale dei nuovi pensionati quelli che hanno ottenuto una pensione anticipata rappresentano una percentuale sempre più bassa.
Sta avvenendo quello che in fondo era negli obiettivi di politica economica, sta assumendo sempre più importanza la pensione di vecchiaia, quella che si raggiunge al compimento dei 67 anni se si hanno almeno 20 anni di contributi. Le riforme a questo hanno puntato: a far sì che il pensionamento di veccjiaia diventasse la forma prevalente di ritiro dal lavoro degli italiani in modo da risparmiare sulla spesa previdenziale, la più alta al mondo in rapporto al Pil.

Con la pensione anticipata da subito ben 2.054 euro lordi
Coloro che hanno i requisiti per la pensione anticipata e ne approfittano sono meno di prima, ma sono anche sempre più ricchi. Nei primi sei mesi di quest’anno il primo assegno di chi si è appena ritirato dal lavoro nel loro caso è stato di 2.054 euro, molto più alto dei 1.197 euro medi percepiti in media dai nuovi pensionati italiani. Ma soprattutto si tratta di una cifra che negli ultimi anni è cresciuta più delle altre. Tra il primo semestre del 2023 e del 2024 l’incremento è stato del 5,9%, contro un aumento medio del 2,5% e uno del 3,7% delle pensioni di vecchiaia. Se il confronto è con il 2022 la crescita dell’assegno delle pensioni anticipate è stato dell’8,1%, se è quinquennale, con il 2019, del 13,8%.
La ragione principale sta nel fatto che chi va in pensione anticipatamente ha avuto una carriera completa, senza interruzioni, e 42 anni di contributi, a differenza di molti di coloro che devono ricorrere alla pensione di vecchiaia. Inoltre c’è come una auto-selezione, tra coloro che avrebbero i requisiti per ritirarsi prima dei 67 anni solitamente sceglie di farlo soprattutto chi sa che potrà godere di un assegno alto, chi ne ha uno non soddisfacente spesso preferisce aspettare il pensionamento di vecchiaia.
È il settore pubblico quello in cui si fa maggiormente uso della pensione anticipata. Il 45,6% dei nuovi assegni nel primo semestre 2024 si rifaceva a questa tipologia, contro il 26,5% complessivo. Tra i lavoratori dipendenti, che rappresentano la maggioranza relativa dei pensionandi, coloro che si ritirano dal lavoro in anticipo sono il 30,8%, mentre sono meno, tra il 24% e il 26%, tra i commercianti e gli agricoltori.
Meno donne riescono a smettere di lavorare prima dei 67 anni
Nonostante la presenza di Opzione donna la pensione anticipata appare essere una prerogativa prettamente maschile, gli uomini costituiscono il 69,9% di coloro che la utilizzano, al contrario di quello che accade per quella di vecchiaia, per cui invece le donne sono la maggioranza. È chiaro come a incidere sia il fatto che la carriera lavorativa di queste ultime sia molto più discontinua di quella di un uomo, a causa della maternità, ed è più difficile superare i 40 anni di contribuzione.
Il dato peculiare, però, è che questa disuguaglianza si è ulteriormente accentuata negli ultimi tempi, infatti la diminuzione di coloro che sono andati in pensione anticipatamente è stata maggiore proprio tra le donne, in tre anni, dal 2021, è stata del 32%, mentre tra gli uomini solo del 12,9%. Conta certamente il forte ridimensionamento proprio di Opzione donna, oggi accessibile solo da lavoratrici licenziate, disabili o caregiver, che devono avere 60 anni (se senza figli).
Il futuro sarà caratterizzato probabilmente dalla graduale restrizione anche delle altre modalità per raggiungere la pensione anticipata, e la proposta di allungare le finestre di uscita lo dimostra. I conti dello Stato sembrano non lasciare altra strada.
Dati del 2019-2024
Fonte: Inps
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