Usa e Cina ai ferri corti per il controllo del passaggio di 10mila navi l’anno
Il 72,5% delle navi che attraversano il Canale di Panama ha origine o destinazione negli Stati Uniti, rendendo di fatto questa rotta vitale per il commercio americano. Dal petrolio ai cereali, il Canale è una connessione insostituibile tra le due coste americane e il resto del mondo. Per gli Stati Uniti, il Canale non è una semplice via di passaggio, ma rappresenta un asset strategico che sostiene l’economia Usa da qui il “particolare interesse” del neo presidente americano Donald Trump.
Il Canale di Panama, lungo 82 chilometri, collega l’Atlantico al Pacifico, e riduce di 7mila miglia nautiche il viaggio attorno al Sud America. Nel 2023, quasi 10mila navi hanno attraversato questa rotta, trasportando 423 milioni di tonnellate di merci, tra cui beni industriali e alimentari. Il Canale consente in maniera agevole, con un forte risparmio di tempo e di risorse, il 40% degli scambi tra il Nord-Est asiatico e la costa orientale americana.
Panama, Trump e l’ombra della Cina
Donald Trump vuole il Canale di Panama indietro. Il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato più volte nei mesi scorsi che il trattato del 1977 firmato da Jimmy Carter è stato un “regalo stupido” e che lo spirito dell’accordo è stato violato. Il trattato a cui si riferisce Trump è il Torrijos-Carter, un accordo storico con cui gli Stati Uniti cedettero progressivamente il controllo del Canale allo Stato del Panama, fino al passaggio definitivo avvenuto nel 1999. Trump ha il forte timore che la Cina aumenti il proprio controllo sul Canale e denuncia da tempo che le navi americane non ricevono un trattamento equo. Ha persino ventilato l’ipotesi di usare la forza militare per riprendersi il controllo di questa rotta vitale per il commercio mondiale.
Ed è facile capire perché Trump sia così bellicoso sull’argomento. Gli Stati Uniti dominano il traffico del Canale con 208,7 milioni di tonnellate lunghe di merci trasportate nel 2023, lasciando la Cina indietro a 64,3 milioni di tonnellate, e gestiscono più del doppio del volume di merci rispetto al secondo utilizzatore che per giunta è anche il suo principale rivale economico.
Il Canale di Panama non è ovviamente solo una questione tra Usa e Cina: sono tanti i paesi le cui economie dipendono da questa infrastruttura: Giappone (34,2 milioni di tonnellate), Corea del Sud (27,8 milioni) e Cile (24,3 milioni) confermano che questa rotta è cruciale. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, dal canale di Panama passa il 5% del traffico marittimo mondiale: il controllo di questa arteria commerciale determina e condiziona gli equilibri economici del mondo intero.
La dipendenza di Panama dagli Stati Uniti
Il legame tra Stati Uniti e Panama non si misura solo in tonnellate di merci, ma in miliardi di dollari di scambi e investimenti. Gli Stati Uniti sono il maggiore investitore a Panama, con 3,8 miliardi di dollari di investimenti diretti nel 2022. Il commercio tra i due paesi vale 12,5 miliardi di dollari all’anno, un legame economico stretto che favorisce entrambi grazie a un accordo che ha eliminato molte barriere alle esportazioni. Gli Usa coprono il 25% delle importazioni totali di Panama e forniscono il 60% del cibo importato nel paese. Per Washington, Panama non è solo un partner commerciale, ma un pezzo cruciale del proprio sistema economico globale.

Le merci transitano di più dal Canale di Panama
Dal Canale di Panama sono passate 423 milioni di tonnellate di merci, ma il vero dato che colpisce è l’utile netto: 3,45 miliardi di dollari, un risultato che è raddoppiato in quattro anni e cresciuto del 131% in cinque anni. Per Panama, poi, il Canale è molto più di una via d’acqua: è la colonna portante della propria economia dal momento che il passaggio delle navi è responsabile di quasi il 20% del PIL nazionale.
Guardando i dati dettagliati del 2023 forniti da Autoridad del Canal de Panamá (ACP), l’ente che gestisce e supervisiona il Canale di Panama, da questa lingua di mare sono transitate per la precisione 86,3 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi e 3,4 milioni di tonnellate di petrolio greggio, essenziali per l’energia globale. I cereali rappresentano un altro pilastro con 35,6 milioni di tonnellate, di cui 7,9 milioni di mais, 15,5 milioni di semi di soia, e 2,5 milioni di tonnellate di grano.
Tra le altre materie prime che transitano dal Canale di Panama spiccano poi 16 milioni di tonnellate di carbone, 8,9 milioni di tonnellate di fertilizzanti potassici, e 6 milioni di tonnellate di automobili e componenti. Chi controlla il Canale, controlla questo flusso vitale di merci che alimentano le economie di tutto il mondo.
Canale di Panama: sarà un 2025 più ricco
Il Canale di Panama si prepara a battere nuovi record nel 2025. Le proiezioni per il nuovo anno evidenziano un anno strategico per il Canale di Panama. Si stima che i transiti a pescaggio profondo, ovvero il passaggio di navi di grandi dimensioni progettate per trasportare carichi pesanti e navigare a profondità maggiori, raggiungeranno quota 12.582 transiti. Questo dato segnala un miglioramento nella gestione e nell’efficienza del Canale, anche grazie ai miglioramenti infrastrutturali avvenuti con l’espansione del Canale completata nel 2016.
Il tonnellaggio totale trasportato nel 2025 dovrebbe salire a 520 milioni di tonnellate. Sul fronte economico, i ricavi operativi sono stimati invece per 5,62 miliardi di PAB (Balboa panamense), la valuta ufficiale di Panama, agganciata al dollaro statunitense con un tasso di cambio fisso di 1:1. Con questi numeri e con queste condizioni geopolitiche è difficile immaginare che gli Stati Uniti (e Donald Trump) possano desistere dal continuare a rivendicare un ruolo dominante su questa rotta commerciale così strategica.
I dati si riferiscono al: 2023 e 2024
Fonti: Autoridad del Canal de Panamá (ACP), US Department of State
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