Omofobia, cosa significa vivere in Paesi che odiano


Sono 67 gli Stati in cui l’omosessualità è un reato, nel 2006 erano 92

Dopo l’approvazione alla Camera avvenuta nel novembre 2020, il ddl contro l’omotransfobia ribattezzato anche Ddl Zan, dal cognome del relatore Alessandro Zan, deputato del Pd, è tornato al centro del dibattito politico. Il disegno di legge si è bloccato al Senato perché, una volta assegnato alla Commissione giustizia a guida Lega, è stato accorpato insieme ad altri quattro ddl simili come il ddl 1176 e 1613 del Movimento 5 Stelle, il ddl 1430 delle Autonomie e il ddl 59 del Partito Democratico. La ratio? Legiferare coerentemente, senza che si presentino leggi in contrasto o in sovrapposizione tra loro. Da ciò consegue però che la legge Zan dovrà attendere l’esame e il voto in Commissione anche degli altri quattro ddl e i tempi si allungano. Obiettivo delle leggi è combattere l’omofobia: significa emanare leggi più dure per chi si macchia di reati discriminatori o violenti.

Cosa significa omofobia

Il termine omofobia, diciamolo subito, non è corretto, perché “fobia” significa “paura”. Il ddl Zan mira a combattere non la paura verso le minoranze sessuali, ma gli atti discriminatori e/o violenti. In ogni caso omofobia significa l’intolleranza, la paura irrazionale e, soprattutto, l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte dei componenti di una società.

Che cosa prevede il ddl Zan

Il nodo centrale della legge Zan è la messa in campo del diritto penale per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”. Si prevede, infatti, la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6mila euro per gli aggressori e il carcere da 6 mesi a 4 anni sia per chi istiga a commettere o commette violenza, che per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. Inoltre per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio la pena viene aumentata fino alla metà.

Più carcere per gli atti violenti

Ma non è solo questo. Il ddl Zan prevede anche l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia dedicata alla promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione nonché  al contrasto dei pregiudizi, delle discriminazioni. Le scuole di ogni ordine e grado dovranno inserire nella propria offerta formativa programmi di sensibilizzazione a questo tipo di discriminazioni. Nel provvedimento anche lo stanziamento di 4 milioni di euro all’anno per i centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, e anche vitto e alloggio alle vittime dei reati di odio e discriminazione.

I Paesi meno omofobi del mondo

Vicende italiane a parte, noi abbiamo analizzato i dati su quanto l’omosessualità sia ad oggi accettata dalla popolazione mondiale. La mappa sopra mostra la percentuale di cittadini che hanno risposto con un secco “si” alla domanda: “La società dovrebbe accettare l’omosessualità?”. La ricerca è stata svolta in 39 Paesi dei cinque continenti e rappresenta una vera e propria mappa dell’omofobia nel mondo.

In Europa l’omosessualità è un fenomeno accettato

In tutta Europa, il rifiuto sociale dell’omosessualità è minoritario. I Paesi meno omofobi del mondo sembrano essere la Svezia e la l’Olanda, dove ha risposto “no” solo il 6% e l’8%. Il 94% degli svedesi e il 92% dei tedeschi hanno risposto “sì”. Anche in Spagna l’omofobia non sembra essere un problema così grave, siccome l’89% dichiara di accettare l’omosessualità. Seguono poi Germania, Regno Unito e Francia, tutti e tre con l’86% di “sì”. L’Italia è poco dietro con il 75% di sì, era il 60% nel 2007. Siamo comunque sopra agli Stati Uniti che registrano un 72% di accettazione. Infondo alla classifica europea, tra i Paesi più omofobi del mondo, troviamo la Bulgaria, con il 32% di sì, la Lituania, con il 28%, e l’Ucraina, con appena il 14%. Sempre al 14% si colloca la Russia, mentre chiude la classifica dell’omofobia nel mondo la Nigeria con il 7%.

Dove l’omofobia nel mondo è reato?

A luglio 2020 l’omosessualità è reato in 67 Paesi al mondo, nonché in 5 giurisdizioni sub-nazionali. Un numero ancora alto anche se in diminuzione. Infatti, nel 2006 il numero era di 92, mentre nel 1989, l’anno prima della declassificazione dell’omosessualità come malattia mentale, di Paesi ce ne erano circa 130. In particolare, 5 nazioni attualmente puniscono i rapporti consensuali omosessuali con la pena di morte. Stiamo parlando di Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria e Somalia.

Omofobia significa odiare gli omosessuali

Classificare tutti gli step legislativi Paese per Paese è cosa complicata che merita più di un articolo. Questo per il semplice motivo che ogni Paese presenta sfumature di riconoscimento diverse. Possiamo però dire che a luglio 2020, 29 Paesi al mondo prevedono il matrimonio tra persone dello stesso sesso e 28 altri tipi di unioni civili, inclusa l’Italia. Inoltre, 27 paesi al mondo permettono alle coppie Lgbt di poter adottare, mentre 30 paesi permettono la step-child adoption.

omofobia significaLa mappa dell’omofobia nel mondo

Il Pew Research Center condusse la prima indagine nel 2002. Da allora gli atteggiamenti verso l’accettazione dell’omosessualità sono cambiati un po’ in tutti i Paesi anche per le leggi entrate in vigore. Negli anni, i Paesi dell’Europa occidentale e delle Americhe generalmente hanno accettato l’omosessualità più di quelli dell’Europa orientale, del Medio Oriente e dell’Africa subsahariana. Le persone nella regione dell’Asia e del Pacifico sono generalmente divise, a dimostrazione di quanto incidano anche i rapporti economici e sociali tra Paesi, ma anche le sfumature religiose e politiche. Le opinioni, comunque sia, stanno cambiando in molti dei Paesi, tanto che in molte nazioni c’è stata una crescente accettazione dell’omosessualità. Negli Stati Uniti, un tempo molto divisi, ad oggi il 72% afferma che dovrebbe essere accettata, ma nel 2007 era solo il 49%.

Ultimo aggiornamento: aprile 2021
Fonte: Pew

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