L’Italia è il paese Ue con più morti di epatite C

I decessi per il virus Hcv nel 2016 sono 2.300, l’obiettivo è arrivare a zero nel 2030

L’Italia è il primo paese dell’Unione europea per di morti per epatite C: 38 ogni milione di abitanti nel 2016, quindi circa 2.300 decessi facendo i conti. Questo il dato di Eurostat in occasione della giornata mondiale contro l’epatite del 28 luglio. Il virus Hcv colpisce il fegato, provocandone un malfunzionamento che ha effetto su tutto il corpo. Per fortuna, ci sono anche buone notizie, visto che i casi fatali stanno calando; nel 2015 erano stati 2.885, e oggi il 97% dei pazienti colpiti dal virus Hcv guarisce completamente, grazie a nuove cure più efficaci e meno invasive (in genere una terapia di farmaci per bocca).

I morti per epatite in Italia

Guardando il grafico, l’Italia è prima per casi mortali per milione di abitanti e nettamente sopra la media dell’Unione europea, che si attesta sui 13 (erano 15 l’anno prima, nel 2015). Dei 7.600 casi europei, quasi un terzo sono quindi italiani, mentre il 64% riguarda persone over 65. I paesi meno colpiti da morti per epatite C sono la Slovenia e la Finlandia (1 ogni milione di abitanti). Vicino all’Italia invece la Lettonia, con 31 casi per milione, ma logicamente con molti meno decessi a livello assoluto. Al livello mondiale, l’epatite B e C coinvolgono 325 milioni di persone, causando 1,4 milioni di morti ogni anno.

Obiettivo zero casi

Nonostante un numero ancora non trascurabile di casi fatali (spesso persone tossicodipendenti o a rischio come migranti e detenuti), l’Italia è tra i paesi in corsa per raggiungere il traguardo dell’Oms, che prevede l’eliminazione dell’infezione Hcv entro il 2030, grazie a nuove politiche di accesso al trattamento. Trovata una cura efficace, bisogna adesso lavorare per trovare i casi sommersi, che si stima siano circa 200mila. Secondo il ministero della Salute, nel 2016 in Italia sono stati trattati con farmaci ad azione antivirale diretta 64.227 pazienti affetti da epatite C. Contro l’epatite A e B esiste un vaccino (per la seconda è obbligatorio in Italia e la copertura è sopra il 95%), mentre per la C non esiste oggi un vaccino.

I dati si riferiscono al 2016

Fonte: Eurostat

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