In Italia cala l’incidenza e il 45,7% lo ha contratto in rapporti omosessuali
Diminuiscono i morti per Aids nel mondo. Diminuisco, è vero, ma continuano ad essere tantissimi. I dati più aggiornati su scala planetaria dicono che sono 863.838 i decessi per virus da Hiv. E questi sono solamente quelli registrati, perché in molti Paesi del Terzo mondo non sempre è possibile avere dati veramente rappresentativi, soprattutto in quelli africani dove l’Aids è una delle prime cause di morte in assoluto.
Quanti sono i morti per Aids per età?
Come si vede nel grafico in alto, dopo la veloce espansione dell’infezione degli anni Novanta, l’Aids dal 2004 ha iniziato a mietere sempre meno vittime. Quel che più salta all’occhio dalla line chart è che a diminuire più rapidamente sono state le vittime di età compresa tra i 15 e i 49 anni, ovvero la fascia che contava più morti. Per quale motivo? L’infezione si verifica quando il virus Hiv, contenuto nel sangue, nelle mucose o nello sperma di una persona non in terapia antiretrovirale efficace, entra nel corpo di un’altra persona, attraverso ferite della pelle o lesioni anche non visibili. Insomma, non è l’unica, ma la circostanza in cui la maggior parte delle persone vengono infettate sono i rapporti sessuali. Ecco perché la fascia di popolazione compresa tra i 15 e i 49 anni è di gran lunga la più a rischio. Ma come mai i bambini sotto i 5 anni hanno un tasso di mortalità così alto? Perché un altro liquido di trasmissione è il latte materno e molte madri, senza sapere la loro positività, rischiano di infettare i figli durante l’allattamento.
I Paesi con il tasso di mortalità più alto
Per quanto riguarda le aree del mondo in cui l’Aids è più diffusa, l’Africa è sicuramente il primo dei continenti. Anche qui la prima ragione è quella di una mancanza di educazione sessuale. Ma ci sono Paesi in cui la mortalità è molto più alta che in altri, anche per un miglior tracciamento dei casi e dei decessi. Il Mozambico è primo in questa infausta classifica: 293 morti ogni 100mila persone. Seguono il Botwana e il Sud Africa, rispettivamente con un tasso di mortalità pari rispettivamente a 258 e 250 decessi ogni 100mila persone.
Il numero di malati di Aids nel mondo
In tutto il mondo, si stima che ci siano circa 36 milioni e 700mila persone, di entrambi i sessi e di tutte le età, che vivono con l’Aids. La maggior parte questi, per la precisione 34,9 milioni di persone, sono adulti di età superiore a 15 anni, distribuiti in maniera pressoché uguale tra uomini e donne. Il milione e 800mila unità rimanenti sono per lo più bambini di età inferiore ai 15 anni.

I casi di Aids in Italia
In Italia, dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati 71.591 casi di Aids, di cui oltre 46mila deceduti fino al 2018, gli ultimi dati forniti dal Ministero della Salute. Nel 2020 sono stati diagnosticati 352 nuovi casi di Aids. L’incidenza è pari quindi a 0,7 nuovi casi per 100.000 residenti, in linea con gli altri Paesi europei e in costante diminuzione. Un dato preoccupante è che solo il 21,6% delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Nel 2020 è aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività scoprendola nel semestre precedente la diagnosi: si è passati dal 70,9% nel 2019 all’80,4% nel 2020.
Chi è che trasmette di più l’Hiv?
In Italia l’alto livello delle prestazioni sanitarie permette anche di tracciare un identikit dei sieropositivi. Nel 2020 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti da preservativo, che costituiscono l’88,1% di tutte le segnalazioni. Di questi, il 42,4% dei casi è tra partner eterosessuali, mentre il 45,7% in rapporti omosessuali tra uomini. I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono costituiti per il 59,4% da maschi e per il 40,6% da femmine. Sul totale dei maschi, infine, il 57,3% delle nuove diagnosi è rappresentato da uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini.
Fonte: Ecdc
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