Più 3,3% sul 2021. Esodo dal pubblico per il blocco del turn over mai revocato
Il governo, nella Finanziaria per il 2024, intende investire (anche) in Sanità. La situazione in Italia la conosciamo: si viene da anni nei quali si è solo mantenuto l’esistente, ovvero, si è investito, ma non per aumentare l’efficienza e, quindi ridurre le liste d’attesa, ma per mantenere lo status quo. Nell’attesa che il governo Meloni dica quante risorse intende mettere su questo capitolo del bilancio dello Stato, che è uno dei più importanti insieme alla scuola e le pensioni, possiamo però vedere qual è lo stato attuale delle cose guardando i numeri nudi e crudi. Ad esempio quelli riguardanti il numero di medici in Italia in attività.
Quanti sono i medici in Italia?
Il grafico sopra mostra il numero dei medici in Italia alla fine del 2022 o, meglio, il dato del 2022 è una previsione del Ministero della Salute. Come si vede nel 2022 si è sfondato il tetto dei 250mila medici. Ovviamente non sono tutti dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, dato che possono anche lavorare in strutture private oppure avere un proprio studio professionale. Ma il numero è comunque significativo: tra il 2021 il numero di medici in Italia è passato da 241.721 a 250.813 con un aumento di 8.092 medici in attività pari ad una crescita percentuale del 3,3%.

Il numero del 2022 è di molto superiore rispetto a quello di quasi 10 anni prima quando i medici, nel 2013, erano “solo” 234.918. E anche nell’anno terribile della pandemia, il 2020, i medici non sono affatto aumentati: erano 237.844.
Quanti medici ci sono in Europa
Nonostante le criticità del sistema, per esempio per quanto riguarda la digitalizzazione dell’intero Servizio sanitario nazionale, la Sanità italiana resta comunque ai vertici europei in quanto ad efficienza. Secondo uno studio dell’Ocse siamo secondi dopo solo la Francia. E anche per quanto riguarda il numero di medici l’Italia non se la passa affatto male. I medici praticanti sono 4 ogni mille abitanti mentre la media europea è di 3,6. Eventualmente i problemi sono altri, oltre a quelli già citati. Il primo, al quale occorrerà a breve dare una risposta, è l’età dei medici italiani: il 55% ha più di 57 anni. Significa che nei prossimi 10 anni circa più della metà dei medici italiani andrà in pensione e dovrà essere sostituito. Stiamo parlando di oltre 125mila persone, e non sarà facile. Considerando, poi, la longevità degli italiani, il problema del numero dei medici in Italia diventerà davvero pressante.
Il numero di medici in Italia è basso?
Nonostante le classifiche internazionali siano estremamente clementi con il sistema sanitario italiano nel suo complesso, il numero dei medici in Italia è ritenuto basso. Come mai? Principalmente, come detto, perché le esigenze della popolazione sono molto diverse e molto più numerose proprio per l’età media dei cittadini. Le persone anziane hanno ovviamente molto più bisogno di cure rispetto ai giovani e questo va a “intasare” soprattutto il Servizio Sanitario Nazionale. Ma ci sono anche altri motivi per i quali il governo Meloni intende agire anche sul numero dei medici in Italia ed è il fatto che molti professionisti scelgono di emigrare all’estero, spesso in cerca di migliori opportunità lavorative e condizioni di lavoro più favorevoli.
Anche i medici emigrano
Oltre a questo fenomeno c’è anche il fatto che scarseggiano i posti di lavoro stabili che sono offerti principalmente dal servizio pubblico mentre molto spesso le strutture private preferiscono, soprattutto per le cure più specialistiche, affidarsi a medici autonomi che prestano servizio in ospedali privati ma non ne sono dipendenti.
Ma probabilmente la causa principale della scarsità dei medici (scarsità relativa, come dico i numeri) consiste nel numero chiuso in vigore nelle facoltà universitarie di Medicina. In Europa solo Bulgaria e Repubblica Ceca non hanno limitazioni all’ingresso degli studenti di Medicina. In Italia, proprio da quest’anno, è cambiata la modalità di accesso a Medicina, una riforma annunciata e messa in atto dalla ministra della Sanità del governo Draghi, Maria Cristina Messa. Si tratta delle modalità attraverso le quali accedere a Medicina, non l’abolizione del numero chiuso.
Come è cambiato il concorsone di Medicina
La Messa aveva promesso che “dal 2023 (…) non ci sarà più la giornata da incubo del concorsone. Ogni candidato fa un suo percorso che lo porta a sostenere un esame Tolc, si chiamerà Tolc-Medicina. Lo si potrà fare più volte all’anno – io direi due ma sono aperta a discuterne – a partire dal quarto anno delle superiori. Poi, nella data che il ministero stabilirà, ognuno inserisce il risultato migliore nella piattaforma e si formerà la graduatoria nazionale. I posti saranno assegnati secondo le disponibilità degli Atenei e le preferenze indicate dai candidati, come avviene già ora. Un percorso personalizzato e una graduatoria per tutti”.
Il blocco del turn over dei medici pubblici
Quindi non è corretto dire che “in Italia mancano i medici”. In realtà i medici mancano soprattutto nel pubblico e in questo caso, oltre a quelli già citati, c’è una motivazione che supera tutte le altre e riguarda il blocco del turn over scattato dal 2005 con il governo Berlusconi II e proseguito in altri esecutivi , ovvero il Prodi II, Berlusconi III, Monti, Letta e Renzi. Nel pubblico, secondo l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali che fa capo al ministero della Salute, su 100 medici andati in pensione, 10 non sono stati sostituiti, ma in Regioni come il Lazio, la Sicilia e la Campania il numero sale a 31.
I numeri si riferiscono al: 2022
Fonte: Ministero della Salute
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