
I Italia le partite iva sono il 22,5% della forza lavoro. C’è chi lo fa per passione e chi per necessità
Nel 2015 il 15% della forza lavoro europea è autonoma, il 12% è impiegata con contratto a termine e la stragrande maggioranza (73%) sono impiegati con un contratto a tempo indeterminato. L’8% invece non lavora oppure ha un altro tipo di contratto. A livello globale, e a parte una ridotta riduzione della quota di lavoro autonomo, il quadro non è cambiato notevolmente dal 2000.
Meglio l’assunzione o il lavoro autonomo
L’estensione del lavoro autonomo, in percentuale sull’occupazione totale, è leggermente diminuita negli ultimi dieci anni ma la situazione è a macchia di leopardo: si va da appena il 7% di self employed in Norvegia al 31% in Grecia. In Italia il lavoro autonomo, cioè le partite Iva, sono il 22,5% di tutti i lavoratori, un dato al di sopra della media europea, che si ferma al 18%. Ma per quale motivo gli italiani scelgono di mettersi in proprio?
Quelli che si mettono in proprio per scelta…
Alla domanda sul perché ci si mette in proprio, le risposte dipendono molto sia dalla situazione economica complessiva del paese in cui ci si trova sia dalle alternative disponibili. Per esempio l’86% dei lavoratori autonomi svedesi lo fa “per scelta personale”, mentre in Albania la situazione è ribaltata: ci si mette in proprio perché non esistono alternative (62%). La libera professione è una scelta autonoma e professionale anche in Finlandia, Belgio e Danimarca (79%). Ma la regola non vale dappertutto
…e quelli che non hanno alternative
In ben 12 paesi invece, Italia compresa, c’è una percentuale relativamente elevata di autonomi che dicono di non avere nessun’altra alternativa di lavoro: il 35% in Austria, Croazia e Romania, il 34% in Portogallo, il 28% in Grecia, il 26% in Lettonia e Spagna e circa il 20% in Irlanda, Bulgaria, Lituania, Italia, Estonia, Polonia e Ungheria.
Lavori a rischio
Entrare nel mondo del lavoro autonomo è una scelta personale più comune tra i professionisti (74%), i manager (66%) e i tecnici (65%), oltre che per i lavoratori del settore sanitario (74%), della scuola (67%), i servizi (61%) e la finanza (62%). Al contrario, si mettono in proprio perché non hanno nessuna altra alternativa chi ha un lavoro poco qualificato (42%), gli agricoltori (26%), i lavoratori nel settore dei trasporti (24%) e delle costruzioni (20%).
I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: Eurofound
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