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 In Crisi&Ripresa

Reddito, propensione ai consumi e spesa sono crollati durante il governo Monti

A guardare questo grafico si direbbe che l’effetto sull’economia italiana del governo guidato da Mario Monti nel 2012 abbia avuto effetti peggiori di quelli dello scoppio della crisi nel 2009.

Chi ha distrutto l’economia italiana

L’Istat ha riassunto in una sola tabella alcuni degli indicatori più importanti della salute dell’economia del Paese ed ecco il risultato: nel 2009, nonostante un calo del Pil nazionale del 5,1%, il reddito disponibile, la spesa per consumi finali e la propensione al risparmio degli italiani mostrano un andamento migliore di quelli del 2012 quando il Pil è calato della metà, 2,4%.

Il prezzo pagato allo spread

Naturalmente non si tratta di un effetto “voluto”: in effetti il problema principale del Paese era lo spread tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che, il 9 novembre 2011, era schizzato alla quota record di 574 punti. Con il governo Monti scese stabilmente sotto i 300 punti. Ma tutto questo ha avuto un prezzo. Anzi, una serie di prezzi, riassunti nella tabella dell’Istat alla quale va aggiunto un dato: il severo taglio alla spesa sanitaria.

Il debito pubblico

Ma c’è di più: nel 2012 il debito pubblico ha sfondato quota 2mila miliardi di euro. Il rapporto tra deficit e Pil ha raggiunto il 2,9%, restando sempre sotto il fatidico 3% imposto dal trattato di Maastricht, ma era al 2,5% l’anno precedente. Anche l’inflazione è calata: 2,5% rispetto al 3,4% dell’anno precedente ma la frenata è da imputare al calo del prezzo dei carburanti mentre il “carrello della spesa” ha segnato un più 3,5%.

Infine, le banche, nel 2012, hanno chiuso i rubinetti: la contrazione dello stock complessivo di prestiti a famiglie e imprese è passato rispettivamente da 618 a 610 miliardi e da 894 a 875 miliardi. Sono serviti almeno 4 anni per riprendersi dall’austerità di quell’anno.

I dati si riferiscono al: 2008-2014

Fonte: Istat

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