I dati definitivi dell’Istat: sono 18.136.663 di persone. Si allarga la forbice ricchi-poveri
Il grafico mostra l’ultimo aggiornamento per quanto riguarda gli italiani a rischio di esclusione sociale.
Quanti italiani a rischio di esclusione sociale
Ma per capire bene il grafico e ciò che significa occorre, oltre che ai numeri, considerare la definizione esatta delle singole voci, solo così si capisce che cosa significa: italiani a rischio di esclusione sociale.
Complessivamente, nel 2016, il 20,6% dei residenti è a rischio di povertà (linea rossa), un fenomeno che riguarda anche i minori. Si tratta di famiglie con un reddito disponibile equivalente nel 2015 (anno di riferimento dei redditi) inferiore alla soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito equivalente disponibile.
Un altro 12,1% degli italiani (in crescita dal precedente 11,5%) si trova in condizione di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei seguenti nove segnali di deprivazione:
1. essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito;
2. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;
3. non poter sostenere spese impreviste di 800 euro;
4. non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano;
5. non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa;
6. non potersi permettere un televisore a colori;
7. non potersi permettere una lavatrice;
8. non potersi permettere un’automobile;
9. non potersi permettere un telefono.
Chi lavora troppo poco
Un altro 12,8% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro: questo dato rappresenta la percentuale di persone che vivono in famiglie per le quali il rapporto fra il numero totale di mesi lavorati dai componenti della famiglia durante l’anno di riferimento dei redditi (quello precedente all’anno di rilevazione) e il numero totale di mesi teoricamente disponibili per attività lavorative è inferiore a 0,20.
Ora: italiani a rischio povertà sono quelli che mostrano almeno in una delle condizioni spiegate sopra. La percentuale è pari al 30% della popolazione, ovvero. 18.136.663 individui.
La forbice ricchi-poveri
Da questi dati l’Istat ha poi ricavato altre indicazioni. Ad esempio: metà delle famiglie percepisce un reddito netto entro i 24.522 euro l’anno, in crescita dell’1,4% nel 2015 rispetto all’anno precedente con una crescita addirittura doppia nel Mezzogiorno (2,8%) anche se i redditi sono inferiori: 20.557 euro.
Altro dato: l’aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è 19,4%, in lieve calo rispetto al 2014 (-0,25%). Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15.000, 15.000-25.000 euro) per gli effetti dei “famosi” di 80 euro che formalmente sono una detrazione fiscale.
Infine: la crescita del reddito è più intensa per il 20% più ricco della popolazione soprattutto grazie alla crescita dei redditi dei lavoratori autonomi che negli anni passati avevano visto dei veri propri crolli. Questo significa che, nonostante gli 80 euro, il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.
I dati si riferiscono al: 2015-2016
Fonte: Istat
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