La rete idrica fa acqua da tutte le parti, a Potenza se ne butta via quasi il 70%
Questa estate la siccità ha messo in crisi gran parte delle regioni italiane, che già soffrono di un problema ben più grave: la rete idrica colabrodo come quella siciliana. Se venisse mantenuta a dovere, forse il problema della siccità avrebbe avuto effetti meno devastanti. Ma non è così. Pensate che in alcune zone la dispersione delle tubature d’acqua raggiunge quasi il 70%: succede a Potenza. Ma anche a Campobasso (67,9% di acqua che cola dai tubi) e Cagliari (59,3%) la situazione della rete idrica è penosa. E poi c’è il caso dell’acqua a Roma.
La classifica dei comuni che sprecano più acqua
Secondo l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), in 116 capoluoghi di provincia la perdita media di acqua nella rete idrica è del 35,4%. Il nostro grafico mostra le perdite idriche delle reti di distribuzione di acqua potabile nei Comuni capoluogo.

Potenza è in cima alla classifica delle città sprecone (68,8%%) mentre Milano è il capoluogo più virtuoso: qui dai tubi rotti dell’acquedotto cola solo il 6,6% dell’acqua potabile. Detto altrimenti, sono 55 litri a persona al giorno. A Napoli se ne spreca il 35,7%, a Palermo il 54,6% e a Cagliari quasi il 60%. Le cose non vanno bene neppure a Trieste (46,8%), Trento (32,6%) o Aosta (24,5% di spreco)
Il caso delle tubature d’acqua a Roma
A Roma, la città dove la polemica sta divampando più feroce, gli sprechi raggiungono il 44,1% che, tradotto in litri pro capite, fa circa 195 litri al giorno.
“Abbiamo garantito l’acqua ai cittadini romani e scongiurato che a settembre un milione e mezzo di persone restassero senza”, ha detto la sindaca Virginia Raggi ora che si è evitato definitivamente il blocco dei prelievi dal Lago di Bracciano.
Ma come sta l’acquedotto romano? Male. Sui 5.400 chilometri di condutture presenti, la dispersione sul territorio di Roma è del 44,1%, contro una media nazionale del 39%. Questo significa che si perde quasi la metà dell’acqua prelevata dai cinque acquedotti laziali, il principale dei quali, il Peschiera-Capore, fornisce il 70% del fabbisogno quotidiano di Roma.
Secondo i calcoli di Legambiente, la dispersione d’acqua nelle tubature di Acea a Roma è in continuo aumento: era del 25% nel 2007, del 35% nel 2013 e adesso è arrivata oltre il 44%. Colpa di questa dispersione, a Roma come negli altri capoluoghi di provincia del Lazio, sarebbe da attribuire alle tubazioni molto vecchie, risalenti a 30-50 anni fa, alle rotture e agli allacci abusivi.
La rete idrica italiana è vecchissima
Il 60% della rete e delle infrastrutture in Italia ha più di 30 anni e il 25% ha addirittura più di mezzo secolo di vita. Risultato? Al Nord la dispersione media è del 26%, al Centro e al Sud arriva al 46%.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Istat
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