Nell’Ocse solo il 15,8% è iscritto a un sindacato

Italia in controtendenza 32,5%, prima Islanda 92,2%, Svezia 65,2%, Francia 7,9%

L’attività sindacale coinvolge un numero sempre inferiore di lavoratori. Lo dicono i dati presentati dall’Ocse secondo i quali l’iscrizione ai sindacati nei Paesi membri si è dimezzata dal 1985 ad oggi. In quell’anno, la media dei dipendenti affiliati ad un sindacato era infatti pari al 32,1%. Oggi siamo al 15,8%. Nel grafico in apertura l’andamento della densità sindacale, ovvero il rapporto tra il numero di lavoratori dipendenti iscritti al sindacato e il totale degli occupati dal 1985 al 2019 nei 38 Paesi membri dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che dal 2021 comprende anche la Costa Rica. In Italia i lavoratori iscritti ai sindacati diminuiscono anno dopo anno. Basta dare uno sguardo al grafico qui in basso che mostra la caduta verticale dell’adesione ai sindacati. Dal 42,5% del 1985 al 32,5% del 2019 ultimo dato disponibile.

Il 92,2% degli islandesi aderisce ai sindacati

Lo Stato con il maggior numero di iscritti è l’Islanda con una percentuale “bulgara” del 92,2%. Il margine con cui il Paese nordico domina la classifica è piuttosto ampio. Per rendersene conto basta guardare gli altri due gradini del podio dove troviamo la Svezia ed il Belgio che vedono rispettivamente il 65,2% ed il 49,1% dei propri lavoratori aderire a un sindacato. Va sottolineato, tuttavia, che per entrambi i Paesi il dato è in flessione. La Svezia perde due punti percentuali rispetto al 2015 e il Belgio ne perde 3,2.

iscrizione sindacati

La Turchia supera la Francia per iscrizione ai sindacati

L’adesione sindacale sembra essere una prerogativa del Vecchio Continente: tra i Paesi al di sopra della media del 15,8% indicata dall’ Ocse nel 2019, gli unici non europei sono il Canada con il 26,1% di tesserati ed il Giappone con il 16,8%. Ultima in graduatoria è la Francia: la percentuale di lavoratori francesi iscritti ad un sindacato è bassissima, appena il 7,9%. Una percentuale più bassa addirittura degli Stati Uniti (9,9%) e al dato turco, anch’esso attestato al 9,9%. Cioè, per essere chiari: in percentuale ci sono più lavoratori turchi sindacalizzati che francesi. E il dato turco ha raggiunto quello degli Stati Uniti. Infatti in controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi Ocse in Turchia negli ultimi 3 anni gli iscritti ai sindacati sono aumentati.

In Italia iscrizione sindacati per il 32,5% dei lavoratori

Con il 32,5% di iscrizione ai sindacati rispetto al totale dei lavoratori, l’Italia si piazza al settimo posto della classifica, come potete vedere dal grafico qui sopra. Tuttavia va sottolineato che gli ultimi dati Ocse non presentano l’aggiornamento del valore per tutti i Paesi. Quello dell’Italia sembra in ogni caso un ottimo risultato se non fosse che secondo la partecipazione ai sindacati in sei anni è calata del 15% ed è considerata dagli italiani un’attività marginale (1,1%) rispetto alla partecipazione sociale ad associazioni culturali e ricreative (8,9%) e di volontariato (10,7%) secondo un indagine dell’Istat.

Quanti iscritti hanno i sindacati italiani

Le tre principali sigle sindacali in Italia sono Cgil, Cisl e Uil, contano 11,3 milioni di iscritti. La parte del leone la fa la la Cgil (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che conta circa 5 milioni di iscritti, subito dopo c’è la Cisl (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) con 4 milioni e infine la Uil 2,3 milioni. Dal 2001 Cgil e Cisl hanno perso complessivamente circa 800mila iscritti, mentre per la Uil non lo si può sapere in quanto i dati sono disponibili solo dal 2016.

Nel 2021, 1.009 scioperi, il record è del 2017 con 2.448

Nel 2021 sono stati effettuati 1.009 scioperi coordinati dai sindacati nei settori dei servizi pubblici essenziali, contro gli 849 dell’anno precedente, un aumento dovuto soprattutto al cadere delle limitazioni imposte dalla crisi sanitaria. Sono stati invece tredici gli scioperi che sono stati ritenuti irregolari. Ma se guardiamo al 2019 scopriamo che il numero di scioperi è decisamente diminuito. In quest’anno infatti ne sono stati effettuati 1.642. Il 2019 con 250 scioperi del trasporto pubblico locale, 209 dei lavoratori dell’igiene ambientale, 133 del trasporto aereo e 14 generali, è stato uno degli anni con il maggior numero di proclamazioni di scioperi, anche se negli ultimi dieci anni il record è del 2017 con 2.448 scioperi proclamati.

Perché le iscrizioni ai sindacati continuano a calare

Ma perché i lavoratori di tutto il mondo continuano a non iscriversi ai sindacati? Non è un fenomeno solo italiano, riguarda, come abbiamo visto, tutto l’Occidente, in realtà. Un primo motivo potrebbe riguardare i cambiamenti profondi nella struttura economica: molti paesi occidentali hanno visto una riduzione del lavoro industriale e un aumento dei lavori basati sulle conoscenze o dei lavori precari e a contratto. I sindacati tradizionalmente si sono concentrati sull’organizzazione dei lavoratori industriali e la loro riduzione potrebbe avere impatto sulla forza del sindacato. Un secondo motivo potrebbe avere a che fare con i, probabilmente conseguenti, cambiamenti nella cultura del lavoro: con la diffusione delle tecnologie digitali e l’aumento delle aspettative dei lavoratori, molte persone potrebbero preferire lavorare in modo autonomo o freelance invece di unirsi a un sindacato e accettare le regole e le condizioni standardizzate.

Poi c’è la politica che hanno ridotto l’influenza dei sindacati sulle politiche governative. Questo può aver ridotto il valore percepito dei sindacati come organizzazioni in grado di influenzare il cambiamento e ridurre la loro attrattiva per i lavoratori. Quella stessa politica che ha promosso la globalizzazone economica e la concorrenza mondiale che ha reso più difficile per i sindacati negoziare i salari e le condizioni di lavoro dei lavoratori, in particolare quelli che lavorano proprio in settori ad alta concorrenza.

E non è nemmeno da dimenticare che la spaventosa crisi economica del 2008 ha senza dubbio avuto un impatto significativo sull’occupazione e sui livelli di reddito, il che potrebbe aver portato molte persone a rinunciare ai loro lavori sindacalizzati per lavori a contratto o autonomi che offrono maggiore flessibilità.

I dati si riferiscono al: 2021

Fonte: Ocse

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