Il Viminale e l’immigrazione in Italia: 54.384 sbarchi

I dati aggiornati al 5 novembre. Aumentano anche i minori non accompagnati: 7.823

Negli ultimi tre anni gli arrivi via mare sono aumentati di oltre il 546%. A fornire le statistiche ufficiali sull’immigrazione in Italia è il Viminale. Se confrontiamo questi dati con quelli degli anni passati, 2019 e 2020, si scopre che si è passati da 9.944 migranti nel 2019 a 29.856 nel 2020 fino ai 54.384 nel 2021. Una crescita rossiniana: basti dire che considerando tutti i 12 mesi del 2019 e quelli del 2020 si è passati da 11.471 a 34.154 immigrati sbarcati.

Poche ore dopo lo sbarco a Trapani di 847 persone salvate dalla nave Sea Eye 4, sono arrivati altri 59 migranti  in provincia di Crotone. Si tratta del 58esimo sbarco avvenuto sulla costa crotonese dall’inizio dell’anno, più del doppio del numero di eventi analoghi avvenuti nel 2020. Intanto sono giorni che la nave Ocean Viking della Ong Sos Méditerranée, con oltre 300 migranti a bordo, è ferma al largo di Lampedusa in attesa di autorizzazione per approdare nell’isola siciliana. Infine, sul fronte est, sono state respinte dalla polizia polacca oltre 500 persone in una zona al confine con la Bielorussia.

Gli sbarchi di migranti mese per mese

Il grafico sopra mostra il dato annuale degli sbarchi di migranti sulle coste italiane (2019, 2020 e 2021 nel periodo 1 gennaio-5 novembre) mentre il grafico qui sotto “spacchetta” i dati a livello mensile.

Sebbene si tratti di numeri in risalita, in termini assoluti la situazione è ancora lontana rispetto a quanto succedeva fino a pochi anni fa. Infatti, nel 2014 sbarcarono 170mila migranti, nel 2015 oltre 153mila, e nel 2016 181mila. La discesa da allora è stata costante, soprattutto grazie ai contestati accordi siglati nel gennaio 2017 tra l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti e il governo di Tripoli, allo scopo di fornire supporto economico e operativo alla guardia costiera libica nelle operazioni di pattugliamento delle coste.

Immigrazione Italia

I risultati furono immediati, con gli arrivi via mare che crollarono a 119mila. Il trend decrescente proseguì poi l’anno seguente durante il primo governo Conte, con poco più di 23mila migranti giunti in Italia, per toccare il minimo nel 2019 a quota 11mila. Per questo motivo, cioè per la risalita del numero degli sbarchi, il centro destra, Lega e Fratelli d’Italia in particolare, accusano il ministro degli Interni, Lamorgese, di “inadeguatezza”.

Nazionalità dei migranti e minori non accompagnati

Il Viminale mette inoltre a disposizione i dati relativi alle nazionalità dei migranti. Oltre il 40% del totale è originario del Nord Africa, in particolare Egitto e Tunisia, rispettivamente 27% e 11%. Tra le altre nazioni di origine, sono numerosi i bengalesi (12%), mentre i migranti dell’Africa subsahariana sono una minoranza. Il grafico sotto mostra le percentuali dei migranti in base al loro paese d’origine.

Ma non è solo il numero di immigrati sbarcati sulle coste italiane ad aumentare: è ovvio che aumenta anche il numero dei minori non accompagnati. Al 2 novembre 2021 sono arrivati in Italia più minori senza genitori o parenti che nei due anni precedenti messi insieme, attestandosi a quota 7.823 contro i 4.687 del 2020 e i 1680 del 2019.

La politica e il regolamento di Dublino

Sul piano politico la situazione è resa incandescente dalle norme che disciplinano le procedure per la domanda di protezione internazionale, la macro categoria nella quale rientrano le tre figure presenti nel nostro ordinamento: status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria. Aggiornata nel 2013 attraverso il Regolamento di Dublino (entrato in vigore l’anno seguente), la normativa individua lo Stato di primo approdo come il soggetto competente ad esaminare le domande dei richiedenti asilo. Un problema per un Paese come l’Italia che, a causa della sua collocazione geografica, si trova ad essere la principale meta dei flussi migratori del Mediterraneo.

Il problema dei movimenti secondari

A complicare il quadro si aggiunge il tema dei movimenti secondari, un fenomeno reso illegale dal sistema di Dublino, il quale costringe i migranti a rimanere nel Paese nel quale sono arrivati, impedendogli di raggiungerne un altro dove presentare la richiesta di asilo. Si tratta di un fenomeno che interessa soprattutto la Germania e la Francia, entrambi Paesi caratterizzati da una storica presenza di comunità straniere strutturate e da maggiori attrattive sotto il profilo economico. Un tema talmente sentito, anche per le pressioni delle opinioni pubbliche nazionali, da spingere i leader europei a inserire l’impegno alla riduzione dei movimenti secondari nelle conclusioni finali del Vertice Ue di fine ottobre che si è svolto a Bruxelles.

I dati si riferiscono al: 1 gennaio – 5 novembre 2021

Fonte: Ministero dell’Interno

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