Export di vino italiano: i Dop +129,2%, crollo degli Igp

Nei primi 6 mesi del 2021 il fatturato estero è cresciuto a 3,3 miliardi

Nel primo semestre del 2021 l’export di vino sono state pari a 3,335 miliardi di euro dai 2,885 dello stesso periodo del 2020. Una crescita importante che ha riguardato in modo particolare i vini Dop e Igp e, tra questi, i vini bianchi, passati da 467 milioni di export nei primi sei mesi del 2012 a 634 milioni nei primi sei di quest’anno.  A rivelarlo sono i dati Istat che danno anche un’altra informazione: l’evoluzione dell’export di vino Igp rispetto a quelli Dop.

Export di vino: i Dop superano gli Igp

Come mostra il grafico sopra i vini Igp hanno subìto un vero tracollo dell’export, un tracollo che è iniziato nel 2018. Se si fanno i conti in percentuale si scopre che dal 2012 a oggi le vendite all’estero di vini Dop sono aumentate del 129,2%, passando da 212 milioni di euro a 486 milioni. Diverso l’andamento di quelli targati Igp: sono diminuite del 42%, da 255 milioni di euro nel 2012 a 148 milioni quest’anno.

 

export vino

Quali sono i vini italiani Dop

La denominazione Dop nasce assieme a quella Igp nel 1992 grazie al Regolamento Cee 2081/92 emanato dall’allora Comunità europea. Il marchio Dop sta per “denominazione di origine protetta” ed è, tra tutte le le indicazioni presenti in Italia, quella più restrittiva. Si tratta di un sinonimo di qualità che è riconosciuto a livello europeo per 167 prodotti italiani: talmente numerosi che l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di prodotti certificati. Il marchio garantisce l’origine, la provenienza delle materie prime e una produzione nel rispetto delle tradizioni locali. Inoltre, certifica l’autenticità del prodotto e lo tutela contro le imitazioni. Tra i vini italiani Dop più famosi ci sono il Prosecco, il Primitivo di Manduria, il Brunello di Montalcino, il Barbera d’Asti.

Quali sono i vini italiani Igp

Igp sta per “Indicazione geografica protetta”, ed è un tipo di riconoscimento con requisiti meno stringenti rispetto al Dop. Per ottenere il marchio Igp è sufficiente che soltanto una delle fasi del processo produttivo avvenga in una determinata area. Si tratta insomma di un’etichetta maggiormente permissiva sulla provenienza delle materie prime che, se previsto, possono essere sia di origine nazionale che comunitaria o talvolta anche extra-comunitaria. Insomma, l’Igp tutela le ricette e alcuni processi produttivi tipici del luogo ma non necessariamente l’origine.

I dati si riferiscono al 2012-2021

Fonte: Istat

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