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Ecco i settori che producono più nero tra dichiarazioni sottostimate e lavoro irregolare

Calcolare l’entità dell’economia sommersa è per definizione impresa ardua, proprio perchè si tratta di stimare un fenomeno che punta a non farsi osservare e a sfuggire dai radar. L’ISTAT usa dati microeconomici censuari che integrano fonti amministrative e di indagini con i conti economici delle imprese, mentre per la stima delle posizioni di lavoro non regolare si utilizzano rilevazioni statistiche e archivi amministrativi di tipo contributivo.

Di fatto l’economia sommersa viene principalmente divisa per in due filoni principali, quella derivante da sottodichiarazioni delle imprese, ovvero dichiarazioni false fatte alle autorità fiscali, previdenziali, statistiche sul fatturato o il costo del lavoro, e il lavoro irregolare, cioè quello svolto senza il rispetto delle leggi in ambito lavoristico, e anche in questo caso fiscale e contributivo, in parole povere il lavoro nero.

Nel complesso il sommerso nel 2018 per l’ISTAT ammontava al 12% del valore aggiunto, con le sottodichiarazioni che contribuivano per metà, il 6%, e il lavoro irregolare per il 4,9%, con un 1,1% derivante da altro, come fitti in nero o mance o effetti statistici.

L’economia sommersa non racchiude tutta quella non osservata in Italia, vi è anche quella chiaramente illegale, ovvero attività che si occupano di produzione i beni o servizi non consentiti (droga, prostituzione, ecc). L’economia sommersa, tuttavia, che corrisponde al 10,8% del PIL, e ne è la grande maggioranza essendo quella illegale solo l’1,1%.

Economia sommersa in calo nel commercio

Come è facile immaginare i vari settori dell’economia non presentano livelli di presenza del sommerso analoghi, la variabilità è enorme. Il settore dei servizi delle Amministrazioni Pubbliche come è ovvio non è di fatto interessato in alcun modo. Al lato opposto vi sono quelli definiti “Altri servizi alla persona”. Sono tutti quelli che non rientrano nei servizi professionali, e che includono per esempio lavanderie, parrucchieri ed estetisti, centri benessere, servizi di cura per gli animali, organizzazione di feste e cerimonie, ecc. In questo caso il sommerso forma il 36,1% del valore aggiunto.

Sono d’altronde le attività che più si prestano, essendo svolte nella maggior parte dei casi da realtà molto piccole e sparse sul territorio, magari a domicilio, con personale spesso temporaneo. C’è da dire che però per l’ISTAT vi è stata una riduzione del nero in questi ambiti. Dal 40,2% del 2011 si è passati appunto al 36,1% del 2018. In gran parte questo sommerso è provocato dal lavoro irregolare più che dalle sottodichiarazioni.

Sottodichiarazioni responsabili invece di gran parte del nero nel settore del commercio, dell’alloggio e della ristorazione, il secondo per incidenza del sommerso, che in questo caso è del 22,8%. Anche qui però vi è un declino rispetto agli anni precedenti, per esempio rispetto al 26,4% del 2014.

Nelle costruzioni più nero che 8-9 anni fa

Un aumento deciso si intravede invece nelle costruzioni, dove raggiunge il 22,7%, in crescita sul 17,6% di sommerso del 2011. Difficile non pensare che incida l’indebolimento di un settore che dalla Grande Recessione in Italia non si è mai ripreso, con prezzi delle case che hanno continuato a scendere. I servizi professionali (studi legali, commercialisti, architetti, ecc) e l’agricoltura sono sopra la media nazionale con il 17,2% e il 17,1%, e se nel caso del settore agricolo vi è una certa stabilità, nel primo, quello delle professioni, il sommerso appare in aumento, essendo del 2011 del 14,3%.

Nel complesso il 12% del 2018 appare come il valore minimo toccato negli anni presi in considerazione da Istat, seppure non vi siano state grandi oscillazioni e nel momento di maggiore incidenza del nero, il 2014, non si sia andati oltre il 13,4%.

Nella manifattura, che si tratti di produzione di beni di consumo o di beni di investimento, come auto, apparecchiature elettriche, macchinari, computer, ecc, il sommerso è meno rilevante, e non ci sono stati grandi cambiamenti negli anni. Normalmente si tratta di imprese di maggiori dimensioni, più strutturate, più visibili e controllabili rispetto ai servizi. Fanno eccezione tra questi ultimi quelli inclusi nella dicitura “Altri servizi alle imprese” in cui sono comprese le aziende che si occupano di pubblicità, dell’informazione, e tutto il mondo dei servizi finanziari. Qui il sommerso arriva al 5,7%, in leggera riduzione rispetto ai primi anni dell’ultimo decennio.

I dati si riferiscono al 2018

Fonte: ISTAT

Leggi anche: Lotta all’evasione fiscale, nel 2018 recuperati 16,2 miliardi

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