Macron supera la Merkel nella crescita del Pil

L’obiettivo della legge di bilancio francese è arrivare all’1,1% di decifit nel 2023

Ritmi di crescita del Pil superiori a quelli tedeschi (non accadeva da tempo) e italiani, oltre ad una spesa pubblica prima in Europa inarrivabile per gli altri. Sono i due punti forti della legge di bilancio varata dal governo Macron per l’economia della Francia. Una legge che ha sollevato i dubbi dell’Unione europea (sì, non viene bacchettata solo l’Italia) a causa di una scarsa riduzione del debito pubblico e di investimenti considerati troppo bassi. Vediamo, però, quali sono i principali ingredienti della manovra francese.

Economia della Francia: il rapporto deficit Pil

Il primo dato da guardare è il rapporto tra deficit e Pil, previsto nel 2020 in calo dal 3,1% al 2,2%, per poi scendere al 1,8% nel 2021, al 1,5% nel 2022 e al 1,1% nel 2023. L’importante diminuzione tra 2019 e 2020 – che si nota anche dalla tabella in alto – non è dovuta a un’alta crescita del Pil, che sarà secondo le previsioni del 1,3%, comunque superiore a quella tedesca e italiana, ma non tale da provocare un risanamento così forte. Né vengono fatti enormi tagli della spesa o aumento delle tasse. La diminuzione del deficit sul Pil è piuttosto la fine dell’effetto una tantum della trasformazione degli sgravi per l’assunzione di addetti con salario minimo da credito d’imposta a taglio strutturale di imposta, che nel 2019 ha gravato doppiamente sui conti perché si è dovuto restituire le tasse pagate l’anno prima e allo stesso tempo sono mancate quelle dell’anno in corso, che sono state eliminate.

L’effetto era stato corrispondente allo 0,9% del Pil. Nel 2019 si entra a regime, tutte le una tantum corrispondono solo al 0,1%, e si nota come non ci siano sconvolgimenti nei conti pubblici guardando al deficit strutturale, che è quello da cui sono escluse appunto le una tantum e gli effetti del ciclo economico (la componente ciclica), ovvero se si è in una congiuntura positiva o negativa per il Paese. Il deficit finale è quindi semplicemente il deficit strutturale più una tantum e ciclo economico. Per il 2020 sarà del 2,2%, in realtà uguale a quello del 2019 e poco più basso di quello del 2018 e del 2017.  Come accade in Italia i cali sono rimandati agli anni successivi. Per il 2021 si prevede che scenda all’1,8%, al 1,5% nel 2022, al 1,1% nel 2023. A meno che la prossima legge di bilancio non cambi le cose.

Economia della Francia: la spesa pubblica

D’altronde la spesa pubblica rimane altissima, la maggiore d’Europa. Sarà nel 2020 il 53,6% del Pil, solo di poco in diminuzione rispetto al 54% del 2019 ed è prevista calare gradatamente fino al 52,1% del 2023. Di conseguenza anche il debito pubblico è previsto decrescere, ma non di moltissimo. Al 98,7% nel 2020 rispetto al 98,8% del 2019, un livello che sarà comunque superiore a quello del 2018, quando era del 98,4% del Pil. Anche nel 2021 il calo sarà lievissimo, e si scenderà al di sotto del 98% solo nel 2022. Da notare del resto che in Francia, a differenza che in Italia e in Germania, c’è un disavanzo primario. Ovvero anche togliendo la spesa per interessi, la differenza tra entrate e uscite è negativa. E tale rimarrà nel 2020, essendo del 0,8%, come nel 2018 e simile a quella del 2019 senza effetto una tantum.

Il deficit, se non si fosse fatto nulla dal 2017, ovvero dall’inizio della presidenza Macron sarebbe stato più alto del 2,5% nel 2020. Gli effetti degli aggiustamenti fatti allora sono stati l’abbassamento del disavanzo del 0,5% nel 2018, del 0,3% nel 2019 (a parte l’effetto una tantum di cui abbiamo parlato), del 0,2% nel 2020. Così, con gli effetti delle misure degli anni precedenti e senza di nuove nel 2020 il deficit sarebbe stato del 2,3% sul Pil. Quest’anno vengono aggiunti provvedimenti che valgono un taglio del 0,1% così da arrivare a un deficit finale del 2,2%.

Manovra morbida

Come in Germania, la legge di stabilità francese è molto morbida. Nel caso della Francia non è una novità. Il deficit è sempre stato piuttosto alto, spesso sopra il 3% e al di sopra di quello italiano. Per tradizione il ruolo dello Stato, come si vede dai valori della spesa pubblica, è forte Oltralpe. Ma vediamo le principali misure varate:

  • C’è l’impegno a contenere l’aumento annuo della spesa pubblica al 0,4% di media da qui al 2022. Rispetto a un +0,9% annuo sotto Hollande. E’ una media però, nel 2020 crescerà del 0,7%, come nel 2019, si scenderà a un +0,5% nel 2021, a un +0,2% nel 2022, al +0,4% nel 2023. Insomma, la sobrietà nella spesa anche qui è sempre rimandata. E il +0,4% dovrebbe essere raggiunto solo grazie al -0,3% un po’ eccezionale del 2018.
  • In particolare si conferma la strategia per una maggiore sicurezza, con un aumento di 1,7 miliardi nel 2020 per la difesa, di 200 milioni per la giustizia (con la creazione di 1520 posti di lavoro). L’impegno complessivo è di occupare fino al 2022 10 mila persone nell’ambito della sicurezza.
  • L’aumento del 0,3% del sussidio per il potere d’acquisto (prime d’activitè) per i lavoratori a basso reddito (stipendio inferiore ai 1500 euro per un single senza figli per es.)
  • Il rinnovo dell’esenzione dalle tasse per il datore di lavoro che versasse al dipendente il bonus eccezionale una tantum annuo varato da Macron dopo le manifestazioni dei gilet gialli, per un massimo di 1000 euro e per i dipendenti sotto 3 volte il salario minimo.
  • L’aumento dei fondi per l’educazione di 4,5 miliardi in 5 anni specificamente per ridurre il rapporto tra insegnanti e alunni
  • La trasformazione del credito d’imposta per la transizione ecologica in bonus
  • La diminuzione dell’aumento della spesa per la salute dal +2,5% nel 2019 al +2,3% nel 2020
  • Creazione di un massimo dell’aumento delle spese operative degli enti locali al +1,2% annuo che dovrebbe portare a una crescita reale del 0,7% come nel 2018.

Economia della Francia: meno tasse

Per quanto riguarda le entrate, invece, nella manovra ci sono tagli alle tasse per 10,2 miliardi per il 2020, volendo escludere gli effetti della fine della straordinaria coincidenza tra credito d’imposta e sgravi per l’assunzione di dipendenti con salario minimo che ha caratterizzato il 2019. Gran parte sono tagli per le famiglie. Vi è la conferma dello sgravio per la tassa di proprietà sulla prima casa per quasi tutti che vale un taglio di 3,7 miliardi, e poi soprattutto l’annunciata riduzione dell’aliquota più bassa della tassa sul reddito dal 15% all’11%. Sono queste le voci principali che contribuiscono al taglio delle tasse. Più elementi minori come le esenzioni fiscali per gli straordinari. Per le aziende vi è un miliardo di tasse in meno, che è il risultati di alcuni aumenti, derivanti da minori detrazioni e incentivi e il taglio della tassa sulle persone giuridiche, che era molto alta in Francia, del 33%, e che nei progetti di Macron dovrà scendere al 25%, e per il 2020 si ridurrà al 28%.

I dati si riferiscono al: 2019 

Fonte: Governo francese 

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