
Sono il 17% del totale dei combattenti dello Stato islamico. Ecco chi sono e perché lo fanno
Lo stereotipo secondo cui i terroristi islamici sono tutti maschi viene messo in discussione dai dati: come mostra il grafico sopra, infatti, gli europei che si sono uniti all’Isis sono per il 17% donne. Secondo altre stime, sono circa 550 donne provenienti dall’Occidente che si sono trasferite nei territori occupati dall’Isis. Naturalmente il numero esatto dei foreign fighters europei non è noto, si parla però di un totale di circa 4.000 individui. Ecco quante sono le donne occidentali nell’Isis.
Quante donne occidentali nell’Isis
Alcune donne vanno in Siria per seguire il marito che si è arruolato nell’Isis e a volte si portano dietro i figli. Altre sono ragazze giovani, che fanno il viaggio da sole o in gruppi di due o tre amiche, nella speranza di diventare le spose sottomesse di un eroe islamico. Non esiste un profilo generale di queste donne: alcune sono istruite, altre no. Tutte si affidano agli stessi canali che permettono ai foreign fighters occidentali di raggiungere Siria e Iraq, per esempio attraverso la Turchia.
Le ragazze sole che vogliono unirsi all’Isis, senza sposarsi con nessuno, vengono attivamente dissuase dagli stessi reclutatori. La realtà è che arrivate nel Califfato verrebbero stuprate e vendute come schiave. Qualche adolescente, ddirittura, mischiando Corano e Walt Disney, annuncia sui social network di voler “fare come Mulan”, cioè farsi passare per un uomo e partecipare ai combattimenti. Proprio i social network, dove sono attive molte donne che sostengono l’Isis o addirittura di essersi trasferite in Siria, offrono la possibilità di scoprire qualcosa sulle loro motivazioni.
Perché le donne occidentali vanno in Siria?
Come per gli uomini, non esiste un unico percorso verso la radicalizzazione o un unico profilo psicologico di chi si unisce all’Isis. Un’ipotesi è che queste donne, spesso immigrate di seconda generazione, si sentano escluse e alienate dalla società Occidentale. Del resto, i gravi traumi personali sono un fattore che spinge verso l’estremismo violento persone di entrambi i sessi.
Ma le immigrate pro-Isis non si limitano a rifiutare la cultura e la politica estera dell’Occidente, sperano di contribuire a costruire una società diversa, basata su un’interpretazione molto rigida del Corano. Non solo le donne occidentali nell’Isis sono convinte che costruire un califfato islamico sia un bene, ma anche che contribuire a crearlo sia un loro preciso dovere religioso.
Credono alla ricompensa di Allah, ma le donne che scelgono di sostenere l’Isis sognano anche, o pensano di avere, un marito nobile e valoroso. Sui loro profili nei social network ricorrono spesso immagini di leoni con la loro leonessa al fianco. Le giovanissime vedono il matrimonio con un guerrigliero come il momento in cui si libereranno dei legami famigliari e diventeranno davvero adulte.
Oltre alle fantasie romantiche c’è un altro fattore di attrazione: nell’Isis anche le donne sperimentano un grande cameratismo e un senso di sorellanza, analogo a quello che i guerriglieri maschi vivono tra di loro. E questo affascina molte ragazzi e ragazze convinti che nella cultura occidentale i rapporti tra le persone siano instabili, interessati e superficiali.
L’Isis e il terrorismo in rosa
Al contrario delle donne curde, che si arruolano nell’esercito e sono combattenti di prima linea insieme agli uomini, le donne del Califfato hanno compiti di sostegno: si prendono cura dei loro uomini e dei bambini che hanno portato con sé. A volte fanno propaganda su Internet. Questo accade anche tra gli estremisti islamici in Europa: finora diverse donne hanno appoggiato le bande di terroristi che hanno compiuto le stragi di Parigi e Bruxelles ma nessuna, finora, ha personalmente preso in mano le armi.
I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: International Center for Counterterrorism
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