Bella l’Italia, ma per qualità del turismo siamo ottavi

A penalizzarci è la competitività dei prezzi, siamo 124esimi. La Spagna è prima al mondo

La tabella in apertura mostra i dati sul turismo mondiale e il posizionamento dell’Italia e di altri Paesi europei nella classifica sulla competitività turistica. Proviene da un report del World Economic Forum ed è stato inserito in uno studio di Bankitalia che riporta i più importanti dati sul turismo in Italia. Il nostro Paese è complessivamente all’ottavo posto al mondo. In Europa è superata dalla Spagna, al primo, la Francia e la Germania, al secondo e al terzo, e dal Regno Unito, al quinto. Siamo però davanti a Svizzera, Austria, Portogallo, Olanda, Svezia, Grecia e Polonia.

Dati sul turismo: perché siamo solo ottavi?

Ma come mai il Paese che ha più siti patrimonio UNESCO risulta così indietro rispetto ai propri vicini? Il Wef (World Economic Forum) ha utilizzato diversi indicatori per giudicare la competitività del turismo di un Paese. Il più importante è quello sulla competitività dei prezzi, che riguarda non solo il costo degli hotel, ma anche del carburante e le tasse aeroportuali.

I prezzi italiani allontanano i turisti

In questo parametro siamo tra i peggiori al mondo, 124esimi e risultiamo più cari anche di Paesi in cui i prezzi mediamente sono maggiori e soprattutto lo sono gli stipendi. Per esempio, la Svezia è 120esima, l’Olanda 117esima, la Francia 118esima, la Germania 115esima. Il costo del lavoro in tutti questi Stati è maggiore, eppure fare vacanze lì è più economico. Probabilmente in Italia influisce molto il costo della benzina, tra i più alti in Europa, ma anche gli hotel non costano di meno.

Dati sul turismo, la Spagna meglio di noi

La sorpresa è che veniamo battuti da paesi solitamente molto simile a noi per quanto riguarda prezzi e redditi. La Spagna è 98esima, fa meglio di noi anche la Grecia, 90esima, il Portogallo, 73esimo, e soprattutto la Polonia, certamente più economica di noi mediamente, ma non così tanto da giustificare un divario così grande in questa classifica.

Il turismo italiano vive di rendita

È interessante il fatto che facciamo abbastanza bene, ma non benissimo, in quelli che riguardano asset su cui viviamo di rendita, che ci ritroviamo in dote dalla natura o dal nostro passato, ovvero per esempio nelle risorse culturali, che misura la presenza di siti culturali, eventi sportivi, fiere e mostre internazionali, industrie creative. Qui siamo quinti, e saremmo forse primi se potessimo curare meglio questi stessi siti che abbiamo in enorme quantità.

Siamo poi dodicesimi in risorse naturali, l’indicatore che guarda alla presenza e attrattività di siti naturali, aree protette, fauna, che ugualmente non mancano e forse non sono organizzati al meglio. Nell’offerta turistica siamo undicesimi, un dato che registra la presenza e  la qualità delle strutture ricettive, l’offerta di servizi di noleggio autovetture e Atm.

Infrastrutture e trasporti penalizzano il turismo

Le cose cominciano ad andare peggio quando si guardano i dati sul turismo relativi agli indicatori riguardanti le statistiche sulle politiche pubbliche. Scendiamo al 22esimo posto nelle infrastrutture e nei trasporti, cioè nella disponibilità e qualità delle infrastrutture fisiche stradali e marittime. Qui spicca il terzo posto mondiale dei Paesi Bassi, che, c’è da dirlo però, sono un Paese pianeggiante, ma la Svizzera, tutta montagnosa, fa ugualmente benissimo con il quarto posto.

Crolliamo in 67esima posizione in capitale umano e lavoro, che misura tassi di iscrizione alle scuole, diffusione della formazione, orientamento alla clientela, e del mercato del lavoro, cioè flessibilità nelle assunzioni e cessazioni, reperimento di lavoratori immigrati, legame tra salario e produttività, partecipazione femminile.

Le statistiche sul turismo italiano e la grandezza degli alberghi

Qui scontiamo le dimensioni troppo piccole di molte imprese turistiche, la bassa istruzione, i difetti della nostra economia che del resto conosciamo bene e riguardano anche gli altri settori. Qui la Svizzera fa benissimo con il suo secondo posto mondiale.

Malissimo l’indicatore su policy e regolamenti dove siamo 121esimi, che misura tempi e costi per la creazione d’impresa, presenza di investimenti stranieri, livello di tassazione, efficienza della giustizia.

Qual è il turista che spende di più in Italia

Il risultato di questa situazione è che dipendiamo sempre più dal turismo dei Paesi più ricchi, anche se lontani.

Il grafico qui sopra mostra come è cambiata tra 2010 e 2017 la spesa dei turisti in base alla provenienza. La spesa pro-capite è passata da 88 euro al giorno a 100. Ma mentre quella di chi viene dall’UE è cresciuta da 80 a 86, quella di chi viene da Paesi esterni è decollata, da 106 a 131.

I giapponesi sono i turisti più spendaccioni

In particolare, nel 2017 spendevano più di tutti i giapponesi, fino a 253 euro al giorno, in grande aumento rispetto ai 150 del 2010. Hanno superato i russi, secondi con 153 euro, e invece in grande calo sul 2010 quando ne sborsavano 193 ogni giorno di vacanza. Vengono poi gli australiani, i canadesi e gli americani, con 152, 140 e 137 euro a testa, tutti con incrementi non da poco. Spendono un po’ di più anche i cinesi, passati da 112 euro al giorno a 116.

Il risultato è che se guardiamo ai dati sul turismo riferiti alla composizione totale della spesa in turismo dall’estero in Italia la proporzione rappresentata da turisti extra-comunitari cresce dal 37% al 41,5%. In particolare, aumenta il peso degli americani, dal 10,8% al 12,1% e di coloro che provengono dal resto del mondo, come indiani e sudamericani. La loro spesa rappresentava il 10,6% del totale nel 2010, è passata al 12,1% nel 2017. Mentre è calata l’incidenza delle spese di svizzeri e russi.

Scende la spesa dei turisti europei

Così come in generale il peso degli europei. La spesa proveniente da turisti Ue è passata dal 63% al 58,5%, e in particolare è sceso dal 5% al 3,5% l’apporto spagnolo, così come quello olandese, dal 3,4% al 3,1%, e quello austriaco, dal 5,1% al 4,3%.

Ancora maggiore il calo della proporzione della spesa sostenuta dai turisti degli altri Paesi minori della Ue (irlandesi, svedesi, danesi, polacchi, ecc), scesa dal 16,9% al 12,7%.

dati sul turismo

Aumenta invece il peso dei tedeschi, che dal 16,4% della spesa sono passati al 17,4%, dei francesi, dall’8,8% al 9,4%, e degli inglesi, dal 7,4% all’8,1%. Gli Inglesi sono anche quelli che spendevano di più nel 2017 di più tra gli europei, almeno a livello pro-capite giornaliero, 100 euro. Erano 94 nel 2010. I tedeschi passano da 79 a 86 euro, i francesi da 79 a 89, mentre gli spagnoli hanno stretto la cinghia, quando vengono in Italia spendono solo 71 euro al giorno contro gli 83 del 2010. C’entra probabilmente anche l’espansione delle linee low cost e l’arrivo di turisti con redditi inferiori e più attenti al budget.

In generale però visti i nostri prezzi poco abbordabili dobbiamo tenerci sempre più stretti i ricchi, soprattutto se provengono da oltre oceano, dall’America o dall’Asia.

Il Pil del turismo italiano

Il turismo è, per l’Italia, una fonte di ricchezza gigantesca. Nel 2018 è riuscito a garantire al Paese il 5% del Pil italiano. Ma se si considera tutto l’indotto si arriva addirittura a oltre il 13%. Per quanto riguarda i posti di lavoro nel turismo italiano: il 6% delle persone occupate sono occupate direttamente nel settore del turismo ma, anche in questo caso, si cresce fino al 15% se si considera l’indotto.

La bellezza non entra nelle statistiche sul turismo

Ma, come detto sopra, questo settore vive fin troppo sul patrimonio del passato e raramente riesce a dare altre motivazioni ai turisti per venire nel nostro Paese. Per capire di che cosa stiamo parlando quando parliamo di patrimonio culturale basti dire che i musei italiani sono circa 4.026 più 570 monumenti visitabili più 293 parchi archeologici.

I dati si riferiscono al 2017

Fonte: Bankitalia, World Economic Forum

Leggi anche: I musei pubblici valgono 64,2 milioni l’anno

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