Le banche? Per Default Rate siamo secondi in Europa

L’11,74% dei clienti in crisi con le rate ma i crediti sono stati svalutati meno della metà

Nella discussione al calor bianco attorno alla figura di Ignazio Visco, “sfiduciato” da una mozione parlamentare del Partito Democratico, si sono visti pochi numeri. Per verificare, cioè, se il governatore della Banca d’Italia ha agito bene o male, e quindi se debba o meno essere confermato nella sua carica, al di là delle notizie di cronaca, comunque importanti, bisognerebbe guardare con più attenzione il vero stato di salute degli istituti di credito sulla cui solidità Visco doveva vigilare. La crisi delle banche italiane poteva essere evitata?

Calano i crediti inesigibili delle banche italiane

Iniziamo con gli Npl. La quota di Npl (Non Performing Loans, ovvero crediti difficilmente esigibili), sul totale dei crediti concessi dalle banche italiane è calato al 14,5% nel 2017, un 3% in meno rispetto a dicembre 2016, grazie alla cessione di crediti da parte di Unicredit o delle banche venete.

Dall’altro in tutta Europa questo indicatore sta migliorando: in media il Npl Ratio è, nella Ue, pari al 5,1%, e l’Italia rappresenta ancora il 30% di tutti i crediti deteriorati europei, nonostante la riduzione, che in termini assoluti rappresenta ben 65 miliardi in meno di crediti inesigibili.
In ogni caso questo non è l’unico indice di rischio per le banche. Come è facile immaginare la Banca Centrale europea guidata da Mario Draghi ne ha diversi. Uno di questi è il Default Rate. Si tratta della proporzione di debitori che non riescono a pagare tutto o parte del proprio debito sul totale dei creditori. I dati sono indicati nel grafico sopra: come si vede l’Italia è seconda in Europa con l’11,74% dopo la Grecia. E la distanza dal quarto, Malta, al 4,5% è enorme. Per capire la gravità della situazione delle banche italiane basta verificare quale è la percentuale di Default Rate in Germania o in Gran Bretagna: meno dell’1%.

La crisi delle banche italiane

Il Loss Rate è un altro degli indici utilizzati dalla Bce per verificare lo stato di salute delle banche: misura di quanto vengono svalutati i crediti di un istituto di credito a seguito a una perdita di valore di questi ultimi, tipicamente perché difficilmente esigibili. Qui l’Italia è quinta in Europa, come mostra il grafico sotto.

Se ci puo’ consolare la Francia ci supera, ma la realtà è che quando vi sono problemi con alcuni crediti la perdita di valore di questi da noi raggiunge il 45,45%. Cioè: da noi quando un creditore è in crisi lo è per quasi la metà del suo credito.

Le banche francesi sono in crisi come le nostre?

Questi dati vanno considerati congiuntamente con quelli sul Default Rate e Npl Ratio. Per esempio: va considerato che è vero che le banche francesi soffrono svalutazioni più pesanti, ma lo fanno in un numero ridotto di casi, ovvero su un numero di crediti molto più basso del nostro (Default Rate del 1,15% contro il nostro l’11,74%).
L’Italia quindi ha una alta proporzione di creditori in difficoltà, e su ognuno dei loro debiti (che sono crediti per la banca) in media si applica una svalutazione del loro valore molto alta. Più alta che in Grecia, altro Paese in difficoltà, ma con un Loss Rate di solo il 29,18%, ovvero nel Paese ellenico ci sono più default, ma quando accadono la svalutazione del valore del credito da segnalare nei bilanci della banca è minore.

Nuove regole Bce per evitare la crisi delle banche italiane

A questa situazione va ad aggiungersi il problema dei nuovi requisiti della Bce, che, a quanto pare, chiede che le banche predispongano accantonamenti di denaro che dovranno coprire tutta la perdita potenziale sui prestiti deteriorati, ovvero tutto quanto sarebbe perso se tutti i crediti non fossero mai incassati in alcuna porzione, e dà due anni di tempo, a partire da gennaio 2018, per coprire quelli garantiti che non sono sostenuti da collaterale e sette anni nel caso di crediti a rischio invece garantiti.

La prima conseguenza, probabilmente, sarà che le banche italiane dovranno cercare di vendere pezzi per fare cassa e coprire gli Npl, che sono in discesa, sì, ma sono ancora tantissimi, e soprattutto, più di quelli in pancia ad altre banche europee, nei confronti delle quali di conseguenza gli istituti italiani si troveranno ancora più svantaggiate.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Bce

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