La domanda di liquidità al massimo decennale. Si salva solo il Nord Est
La crisi economica scatenata dalla pandemia ha messo le imprese davanti a sfide enormi. Impossibilitate a vendere, e in molti casi anche a produrre, hanno accusato la carenza repentina di liquidità. In questi casi classicamente si cerca di porre rimedio attraverso la domanda di credito. E non a caso la domanda di credito alle imprese italiane, secondo i dati della Banca d’Italia sul primo trimestre del 2020, si è impennata.
Quanto credito alle imprese italiane
Solitamente come indicatore viene usato l’indice di diffusione, un indice qualitativo che proviene dalle risposte fornite dalle banche, che possono essere 1 = notevole espansione, 0,5 = moderata espansione, 0 = sostanziale stabilità, -0,5 = moderata contrazione, -1 = notevole contrazione. Ebbene, la media dei primi sei mesi del 2020 mostra un’espansione del credito mai sperimentata nei precedenti 10 anni. Perlomeno per quanto riguarda le aziende manifatturiere e dei servizi. Il picco è toccato al Centro, dove l’indice raggiunge 0,737 nel caso dei servizi e 0,670 in quello della manifattura.
Imprese in tensione in tutta Italia
Ma si tratta di una tendenza omogenea in tutta Italia. Il dato minore è il 0,608 che si registra presso le industrie manifatturiere del Nord Est, dove nel caso dei servizi l’indice di espansione è di 0,648. A fare eccezione sono le costruzioni. In questo settore non si vedono cambiamenti significativi. La velocità dell’espansione della domanda di credito anzi diminuisce leggermente pur rimanendo positiva nel Nord Ovest e nel Nordest, peggiora la contrazione al Sud e vi è un miglioramento solo al Centro.
L’edilizia del resto non ha sofferto come altri settori le restrizioni legate alla pandemia, ha tempi più lunghi, non ha un ciclo produttivo così veloce come aziende degli altri settori. Infatti anche per la Banca d’Italia è stata invece proprio la necessità di avere capitale circolante la principale determinante di questa concessione di credito alle imprese italiane.
Mutui bancari, allentati i criteri
Subito dopo viene l’esigenza di credito per effettuare ristrutturazioni del debito. E se la domanda relativa alla necessità di maggiore liquidità può essere interpretata positivamente, come segno della volontà di proseguire l’attività a dispetto dell’emergenza, di sopravvivere, quando cresce quella per ristrutturazioni significa anche che vi sono più rischi di fallimenti e insolvenze. Cosa del resto scontata in questo periodo.
Soldi per evitare il fallimento
Tuttavia, si deve sottolineare come la richiesta di credito per liquidità sia molto maggiore. L’indice di espansione va dal 0,738 del NordEst e del NordOvest al 0,768 del Sud, mentre quello relativo alla domanda per ristrutturazione del debito non va oltre il 0,147 del Centro. Un dato positivo è anche quello relativo alla domanda di credito per spesa per investimenti, che era in contrazione da metà 2018 e nei primi sei mesi del 2020 è invece in leggera espansione, con un indice di 0,104 a NordOvest per esempio. È particolarmente importante perché tra 2008 e 2014 era stata sempre in contrazione, segno di una rinuncia agli investimenti dovuta a una crisi profonda e strutturale.
L’aiuto indiretto della Bce
Perlomeno nei primi sei mesi del 2020 le aziende hanno interpretato l’emergenza come passeggera, e non hanno voluto abbandonare i propri progetti di innovazione, sostituendo il credito ai mezzi propri meno disponibili a causa della pandemia. Molto importante però è stato anche l’allentamento dei criteri per l’offerta di credito messo in atto dalle banche, in particolare le maggiori, in seguito alle garanzie pubbliche e alla politica espansiva della Bce. In sostanza il sistema finanziario a livello pubblico e privato ha deciso di agevolare, dal lato dell’offerta, la circolazione di credito, e di favorire una domanda che si immaginava sarebbe stata superiore
I dati si riferiscono al 2009-2020
Fonte: Banca d’Italia
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