É l’incremento dal 2015 a oggi. Cosa succede ai lavoratori somministrati con la fine degli sgravi
Gli ultimi dati rilasciati dall’Inps sono chiari: da un lato in Italia è in atto una ripresa occupazionale molto netta, dall’altra questa ripresa è guidata da assunzioni precarie, a dimostrazione di come sia ancora fragile. Non a caso la variazione netta dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato è stata molto ridotta nella prima parte del 2021. Ci sono stati incrementi mensili di meno di 20mila unità, e addirittura un calo in giugno, mentre più importanti sono sempre stati gli aumenti del numero di persone assunte a termine e, con l’inizio della stagione estiva, naturalmente anche di quelli stagionali. Ma non solo. Probabilmente il trend più rilevante nel mercato del lavoro italiano è quello che riguarda il contratto di somministrazione di lavoro.
Lavoro somministrato, cosa si intende e la normativa
La somministrazione di lavoro è un tipo particolare rapporto in cui il lavoratore viene assunto da un soggetto, un’agenzia di somministrazione, diverso da quello presso cui effettivamente presterà servizio, ovvero l’azienda che in un certo senso lo “compra” dall’agenzia. Ci può essere somministrazione di lavoro a tempo determinato e somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, ovvero l’agenzia per il lavoro può reclutare l’addetto sia a termine che con un contratto permanente.
Che cosa vuol dire essere lavoratore somministrato
La soluzione si dimostra particolarmente comoda per le imprese che in questo modo possono ottenere personale in tempi brevi lasciando ad altri (l’agenzia) l’incarico di cercare e selezionare le risorse umane, così come i rapporti burocratici con queste. Sono infatti le agenzie stesse che devono versare gli stipendi e i contributi. La normativa sul lavoro somministrato prevede anche che in caso di contratto a tempo determinato il numero di assunti con questa modalità questi non possa essere più del 30% degli addetti complessivi dell’impresa a tempo indeterminato, percentuale che scende al 20% se anche coloro che sono in somministrazione hanno a loro volta un contratto permanente. La durata massima di questi contratti deve essere di 24 mesi, oltre i quali si tratterebbe di somministrazione di lavoro irregolare e l’addetto in questione dovrebbe essere assunto nell’azienda cliente se questa vuole trattenerlo.

Quanti sono i lavoratori con contratto di somministrazione
Il successo di questa forma lavorativa è stato tale che nel corso degli anni i lavoratori somministrati sono aumentati enormemente. L’Istat dice che tra 2015 e 2021 mentre tutti i dipendenti totali sono cresciuti del 10,7% questi hanno invece visto un incremento di ben il 62%. Nel secondo trimestre di quest’anno hanno superato i 400 mila. E se la pandemia ha temporaneamente ridotto il loro numero nel momento di maggiore emergenza, ovvero nella primavera del 2020, il rimbalzo successivo ha consentito di superare immediatamente, e di molto, i livelli pre-Covid.
Un contratto di lavoro amato dalle imprese
Del resto tra i molti decreti che nel 2020 sono stati varati per aiutare le aziende alle prese con la crisi pandemica sono state inserite anche agevolazioni legate proprio ai contratti di lavoro in somministrazione. Nel decreto Agosto infatti il Governo italiano aveva deciso che sarebbe stato possibile per i lavoratori somministrati a tempo indeterminato essere utilizzati dalle imprese anche oltre i canonici 24 mesi, senza un limite temporale. Almeno fino al 31 dicembre 2021. Questo per consentire alle aziende alle prese con grandi fluttuazioni negli ordini e nelle vendite di utilizzare personale flessibile senza essere obbligati ad assumere coloro che già lavoravano per loro. E anche per garantire ai lavoratori stessi un posto in un periodo di forte crisi anche del mercato del lavoro.
Contratti in somministrazione, l’andamento
Tale previsione ha rappresentato un incentivo all’utilizzo di contratti di lavoro in somministrazione. E non è un caso che con la ripresa delle attività e della produzione all’interno delle imprese, soprattutto quelle manifatturiere o della logistica che fanno largo uso di tali forme di assunzione, vi sia stato un forte incremento del numero di addetti somministrati.
Basti pensare che in maggio e giugno di quest’anno l’aumento annuale sullo stesso mese dell’anno precedente è stato rispettivamente di 109.697 e 108.463 unità. Molto rilevante considerando che i lavoratori di questo tipo sono in tutto solo alcune centinaia di migliaia. E che quelli a tempo indeterminato, che invece sono quasi 15 milioni, sono cresciuti di solo 177.641 tra giugno 2020 e giugno 2021. Quindi proporzionalmente molto meno.
Contratto di somministrazione, la scadenza delle agevolazioni
Ora si avvicina però la scadenza di tale agevolazione, a fine anno. E il timore è che per molti addetti, circa 100mila, che stanno lavorando nelle imprese che li hanno “acquistati” dalle agenzie e poi li hanno tenuti in deroga ai 24 mesi di legge, vi possa essere la perdita dell’impiego. Questo a causa dell’obbligatoria interruzione del contratto di somministrazione con le aziende utilizzatrici. È per questo che nel prossimo decreto economico del Governo dovrebbe essere contenuta, assieme ad altri interventi, anche una proroga di quanto stabilito in quello di agosto 2020. Per non minare la ripresa occupazionale che sta accompagnando quella del Pil. Nella speranza che sia così robusta da trasformare questi contratti in altri più stabili.
I dati sono del 2021
Fonte: Inps, Istat
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