Al San Camillo di Roma 114 i teenager che cominciano il percorso di transizione
Sono ben quattro le operazioni che affrontano coloro che decidono di sottoporsi in modo completo al cambio di genere, sia che si tratti della transizione da uomo a donna che di quella da donna a uomo. Nel primo caso parliamo della rimozione dei caratteri genitali maschili, dell’aumento del seno e della costruzione dei genitali femminili, operazione, quest’ultima, che comporta il passaggio sotto i ferri per due volte. Nel caso inverso, quello di coloro che diventeranno uomini trans, vi sono due interventi demolitivi degli organi di riproduzione femminili, inclusa la rimozione dei seni, uno di costruzione di quelli maschili e anche uno di femminilizzazione della voce.
Non tutti coloro che vogliono intraprendere un percorso di transizione, però, si sottopongono a delle procedure chirurgiche, non è obbligatorio. Una sentenza della Corte Costituzionale del 2015 ha stabilito che per il riconoscimento legale del cambio di genere non è necessario l’intervento, come era stato, invece, tra il 1982, al varo della legge che disciplina il tema, e quel momento. In ogni caso le operazioni sono garantite dal Servizio Sanitario Nazionale.
Ci si può operare per il cambio di genere in 14 centri pubblici
Purtroppo non ci sono dati precisi sul numero di interventi perché ognuna delle procedure chirurgiche necessarie non è riservata solo alle persone transessuali, ma possono riguardare anche persone cisgender. La persona cisgender è una persona la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita. Ad esempio, una persona nata biologicamente femmina e che si identifica come donna è considerata cisgender. In pratica è il contrario di “transgender”.
Basti pensare all’istero-annessiectomia, ovvero la rimozione di utero e ovaie, cui si sottopongono molte donne con patologie ginecologiche, o alla mastoplastica additiva, per ingrandire il seno. Secondo i centri pubblici nei quali è possibile fare il percorso di cambio di genere ci sono più di 100 operazioni all’anno. Si tratta di un dato che è aumentato nel tempo, visto che prima del 2018 si parlava di circa 60, tuttavia è un’approssimazione per difetto, considerando i centri privati e all’estero dove, chi ha le possibilità economiche, si reca per farsi operare.
Quanto costa il cambio di genere
Per una procedura di metoidioplastica (sostituire l’organo genitale femminile con uno maschile) si possono spendere in una clinica privata italiana 13mila euro, mentre in Thailandia 6mila. Naturalmente vi sono poi altri interventi che fanno lievitare il costo. Per questo motivo chi non ha a disposizione questo denaro segue l’iter del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo Infotrans, portale istituzionale nato dalla collaborazione tra ISS e UNAR, sono 14 gli ospedali e gli ambulatori pubblici e convenzionati che offrono assistenza gratuita di tipo chirurgico. Come si vede nella nostra infografica in Emilia-Romagna e in Sicilia ce ne sono ben tre, in Puglia, in Veneto, in Piemonte sono due, mentre in Campania e Toscana uno. Sono assenti in Lombardia e nel Lazio, dove evidentemente prevale il settore privato.

La lunga procedura per il cambio di genere
La persona che volesse vedersi riconosciuto legalmente un cambio di sesso e di genere deve affrontare vari passaggi che possono durare anche molto tempo. All’inizio vi deve essere una diagnosi di incongruenza di genere, ovvero il mancato riconoscimento, da parte del richiedente, del sesso biologico. Questa fase deve essere accompagnata da un sostegno psicologico di almeno sei mesi. Segue, se i medici hanno stabilito la diagnosi, la TOS, ovvero la Terapia Ormonale Sostitutiva, che consiste nella somministrazione di ormoni per mascolinizzare o femminilizzare i corpi. Tipicamente vengono dati testosterone o antiandrogeni, seguendo un protocollo personalizzato in base alle condizioni delle persone.
L’iter legale per il cambio di genere
L’iter legale può essere iniziato in questa fase, e richiede anche una relazione psicologica che attesti la reale volontà di una riassegnazione del genere. Dura generalmente 10-12 mesi, che si aggiungono a quelli necessari per la la diagnosi di incongruenza di genere, che subisce gli stessi ritardi di tante prestazioni sanitarie pubbliche. Sempre secondo Infotrans, per esempio, ci vogliono 6-8 mesi per un consulto psicologico.
Come già detto, ai fini del cambio di genere l’operazione chirurgica, che deve essere autorizzata dal Tribunale di competenza, non è necessaria, e secondo gli studi legali specializzati ormai viene richiesta da meno del 20% di coloro che completano la transizione.
Il 4% degli italiani si identifica come transgender
È però il 20% di una platea che è in costante crescita, in Italia e all’estero, soprattutto tra i più giovani. Basti pensare che secondo Ipsos, tra gli istituti di ricerche demoscopiche più grandi nel mondo, nel nostro Paese sono ben il 4% coloro che si identificano come transgender, più di coloro che si definiscono omosessuali. Naturalmente parliamo di auto-identificazione, non di quanti hanno ricevuto una sentenza di riassegnazione del genere e neanche di coloro che hanno intenzione di cominciare il percorso di transizione.
È un dato superiore a quello che si trova in gran parte degli altri Paesi e uguale a quello tedesco, spagnolo e svedese. Solo in Thailandia e in Svizzera, in cui i transgender arrivano rispettivamente al 5% e il 6%, sono di più.
Una conferma arriva dal Servizio per l’adeguamento tra identità fisica e identità psichica (Saifip) del San Camillo di Roma, che nel 2022 ha registrato 114 accessi solo da parte di adolescenti che non si riconoscevano nel genere di assegnazione. Nel 2018 erano stati 20. Non tutti naturalmente porteranno a termine l’iter di cambio di genere e solo una piccola minoranza si affiderà alla chirurgia, ma sono numeri indicativi di come il fenomeno sia in veloce aumento.
I dati si riferiscono al: 2021-2023
Fonte: Infotrans e altri
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