Tra il 2019 e il 2020 le entrate si sono ridotte. In aumento i costi del personale
La crisi economica scatenata dalla pandemia ha bussato anche alle porte del Vaticano. Lo Ior, la banca del Vaticano, ne ha risentito, anche se non si sono verificati crolli di entrate e utili e i danni sembrano essere stati limitati. Del resto l’Istituto per le Opere di Religione (Ior), non è né un’azienda né una banca qualunque. La sua funzione e i suoi clienti sono del tutto particolari.
Il bilancio dello Ior, la banca del Vaticano
Questi ultimi possono essere solo istituzioni sovrane della Santa Sede e Stato della Città del Vaticano, gli enti collegati ad esse, nunziature e delegazioni apostoliche, ambasciate e diplomatici accreditati presso la Santa Sede, nonché Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, Diocesi, altri enti giuridici vaticani, prelati e religiosi, dipendenti e pensionati vaticani. In tutto a fine 2020 erano secondo lo Ior stesso 14.991, sostanzialmente gli stessi del 2020.
A cosa serve lo Ior, la banca del Vaticano
Ufficialmente la sua missione, invece, è quella di “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili ed immobili ad esso trasferiti o affidati da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e di carità”. Così è dichiarato nel nuovo statuto del 2019, data recentissima che tradisce le vicissitudini che la banca ha attraversato negli ultimi decenni, dopo gli scandali dell’epoca Marcinkus e le numerose riforme volte a garantire trasparenza effettuate in particolare dopo il 2010. Tra queste c’è anche la pubblicazione del bilancio, che avviene regolarmente solo dal 2013.

Bilancio Ior, le risorse affidate ammontano a 5 miliardi
Tra i dati più rilevanti resi pubblici in giugno vi sono quelli relativi al patrimonio detenuto presso la banca. Il bilancio dello Ior evidenzia come ammontino complessivamente a poco meno di 5 miliardi, 4 e 962 milioni per la precisione, solo 144 milioni in meno che nel 2019. In particolare si tratta di 1,7 miliardi di depositi della clientela, di 2,8 miliardi di portafogli gestiti, di 464,3 milioni di portafogli in custodia e amministrazione.
Crescono le commissioni nette pagate dai clienti dello Ior
Dal punto di vista dei flussi le entrate legate agli interessi applicati risultano in aumento di 258 mila euro, grazie all’aumento del differenziale tra tassi attivi e passivi, così come in crescita risultano anche le commissioni nette, di 847 mila euro.
I cambiamenti più grossi rispetto al 2019 tuttavia riguardano altre voci. L’entrata di 25,2 milioni collegata all’attività di negoziazione, ovvero compravendita di obbligazioni e derivati è stata sostituita nel 2020 da una perdita di 2,7 milioni. In compenso è comparso un utile da cessione di attività finanziarie di 17,1 milioni, derivante dalla vendita di titoli di debito acquistati nello stesso anno.
Un elemento positivo poi è stato il netto aumento della voce rettifiche/riprese di valore per rischio credito, che è arrivata a quasi 2,4 milioni. Ovvero i prestiti effettuati sono risultati più sicuri. Complessivamente il risultato netto della gestione finanziaria, cioè le entrate legate all’attività bancaria, è sceso da 56,5 a 47,9 milioni.
Salari e stipendi in aumento di 868mila euro
Dal lato delle uscite il grosso è rappresentato dalle spese amministrative, in aumento da 17,7 a 19,3 milioni. E naturalmente la componente preponderante è quella dei costi del personale. Che in totale sono arrivati a poco meno di 12 milioni, in aumento di 2 milioni e 142 mila euro. Ed è questa una delle principali novità del 2020. Questo incremento è costituito per 868 mila euro dalla crescita dei salari e degli stipendi, che ammontano a 5 milioni e 840 mila euro.Tanto quanto serve a pagare i 107 dipendenti dello Ior.
Da dove vengono le entrate straordinarie dello Ior
A più che compensare tali uscite vi sono entrate straordinarie non collegate ai servizi bancari, 8,9 milioni in tutto, derivanti alla chiusura di pie fondazioni e all’incameramento dei loro fondi. Nel complesso quindi l’utile risulta in calo, sì, ma limitato, passando da 38 milioni a 12 mila a 36 milioni e 375 mila euro. Di questo 27,3 la maggioranza, è stato devoluto al Papa per le opere di carità, mentre il rimanente è stato messo a riserva, senza essere distribuito. Perché non vi sono, e con tutta probabilità non vi saranno mai, ulteriori azionisti oltre alla Santa Sede
I dati si riferiscono al: 2020
Fonte: Ior
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