Meno spese per il personale e più erogazioni liberali: il margine scende
Anche il bilancio della Banca d’Italia ha subìto, anche se in modo indiretto, le ricadute della crisi economica che ha colpito l’Italia e il 2020 in seguito alla pandemia. Per via XX settembre non si è trattato di pagare le conseguenze delle chiusure e delle restrizioni che le autorità hanno imposto a moltissime attività economiche che a loro volta hanno avuto ricadute sulle vendite e, quindi, sul reddito medio pro capite degli italiani.
Cosa è successo con il calo dei tassi d’interesse
Il crollo verticale dei tassi d’interesse è stato causato dalle operazioni della Banca Centrale Europea che ha rilanciato il Quantitative Easing. Si tratta degli acquisti di titoli di Stato dei singoli Paesi allo scopo di sostenere gli sforzi di questi, e in particolare dei più indebitati come l’Italia, nel mitigare la recessione tramite interventi pubblici. Senza il QE una spesa pubblica in aumento come quella che abbiamo visto in occasione di un crollo del Pil avrebbe allarmato gli investitori internazionali portando a un aumento dei tassi se non a un rifiuto di acquistare i titoli di Stato emessi. La Bce da un lato si è sostituita al mercato, comprando i titoli di Stato, e dall’altro lo ha tranquillizzato mostrando che non consentirà mai un avvicinamento al default neanche dei Paesi più fragili.
Questo ha provocato un movimento dei tassi opposto a quello che vi sarebbe stato senza il Quantitative Easing, ovvero a un calo ulteriore dei tassi.
Per Banca d’Italia entrate da interessi da 8,5 miliardi a 7,6
E considerando che per la Banca d’Italia come per le altre banche le entrate principali provengono dai margini di interesse derivanti dagli acquisti di titoli e dalle operazioni di rifinanziamento delle banche, vi è stato un calo dei ricavi legati agli interessi attivi netti. Rispetto agli 8 miliardi e 595 milioni del 2019 questi sono scesi a 7 miliardi e 667 milioni.
La relazione sul bilancio della Banca d’Italia spiega che tra gli acquisti di titoli vi sono appunto quelli legati all’App (Asset Purchase Programme) dell’eurosistema. Sono acquisti di titoli privati e pubblici europei. E in particolare un’importanza decisiva l’ha avuta Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme). Come dice il nome, è il programma specificatamente legato all’emergenza pandemica. Tali titoli danno interessi tuttavia inferiori al passato. Che diventano addirittura negativi nel caso delle operazioni di rifinanziamento, quelle che consistono in prestiti alle banche a brevissimo termine, e che sono un’altra delle tipiche attività di ogni banca centrale e quindi anche di Bankitalia.
La diminuzione delle entrate è stata provocata inoltre da minori rendite da azioni e partecipazioni, diminuite di 187 milioni, e da maggiori svalutazioni, cresciute di 146 milioni. D’altro canto vi è stato anche un aumento del risultato della redistribuzione (da parte della Bce) del reddito monetario. È il cosiddetto signoraggio, che ha fruttato un miliardo e 966 milioni nel 2020, 382 mila euro. Si tratta degli interessi derivanti dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione. Ovvero per esempio titoli acquistati per un valore uguale a quello delle banconote prodotte.

I costi operativi aumentano a un miliardo e 907 milioni
Come in tutti i bilanci anche il bilancio di Banca d’Italia ha dei costi operativi, relativi al funzionamento della struttura. Nel 2020 sono ammontati a un miliardo e 907 milioni, con un incremento di circa 9 milioni rispetto al 2019. Si tratta del primo aumento dal 2016, quando tutti i costi superavano i 2 miliardi e dopo cui vi erano stati sempre delle piccole riduzioni ogni anno.
L’anno scorso comunque non sono stati i costi per il personale, quelli che compongono la grande maggioranza di questa voce di bilancio, a provocare tale crescita. Sono anzi diminuiti di 62 milioni, principalmente grazie alla diminuzione delle spese di trasferta e delle indennità di fine rapporto. Sono stati meno i dipendenti di Banca d’Italia ad andare in pensione.
Scesi anche i costi amministrativi, mentre a essere cresciuti, e non poco, da 157 a 246 milioni, sono stati gli ammortamenti e le altre spese generiche. E sono queste ultime in particolare ad essere decollate a causa delle erogazioni liberali di 78 milioni versate a istituzioni impiegate nell’emergenza sanitaria. Il risultato finale del bilancio di Banca d’Italia è un utile al netto delle imposte, che sono cresciute, di 6 miliardi e 286 milioni, in calo di un miliardo e 961 milioni sul 2019.
I dati si riferiscono al 2019 e 2020
Fonte. Banca d’Italia
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