Sono 14.529 i ragazzi italiani affidati ai servizi sociali

Solo 320 sono rinchiusi in un carcere minorile. Hanno tra i 18 e i 24 anni

Le baby gang imperversano a Roma, Milano e nelle principali città. Pestaggi, aggressioni soprattutto verso altri giovani, furti. I media ne parlano con sempre maggiore frequenza. C’è chi dice che il problema sia reale, ed è stato esacerbato dal periodo di emergenza dovuto al Covid, che ha portato disagio economico e una maggiore emarginazione in quei giovani già vulnerabili. La Dad nelle scuole non ha certo aiutato in questo senso. Altri, invece, affermano che in realtà le risse tra ragazzi, i furti ai danni dei coetanei e gli episodi di vandalismo si sono sempre verificati.

La violenza delle baby gang a Roma e a Milano

A influire, probabilmente, è anche il fatto che l’Italia non è mai stato un Paese caratterizzato da grandi problemi di violenza minorile, le nostre periferie non sono mai assomigliate alle banlieux francesi, se non in contesti piuttosto ristretti e specifici.  In questi, però è sempre stata, piuttosto, la presenza della criminalità organizzata a creare situazioni di disagio e di violenza.

La novità sembra essere che la piccola criminalità diffusa ora, oltre a essere più presente, ha raggiunto anche il centro delle città. Le baby gang a Roma e Milano non colpiscono solo la periferia ma anche, e negli ultimi tempi soprattutto, il salotto buono, le vie dei negozi e dello shopping.

Baby gang a Roma il numero più alto di minori ai servizi sociali

Secondo i dati del Ministero della Giustizia, sono proprio gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (Ussm) di Roma quelli che si occupano di più ragazzi accusati o colpevoli di qualche reato. Sono 1.544, su un totale nazionale di 14.529. Dopo quelli della Capitale, forse un po’ a sorpresa, sono gli uffici di Bologna ad avere in carico più minorenni, 1.093. Segue Brescia, con 895, Catania, con 867, Palermo, con 831.

Nonostante ufficialmente si parli di minorenni, in realtà in Italia sono affidati a questi servizi anche coloro che sono definiti “giovani adulti”, ovvero persone tra i 18 e i 24 anni, per cui sono attivate sanzioni o programmi di recupero diversi da quelli che riguardano chi ha 25 anni o più.

Non è così ovunque, in Europa, secondo la Fra (European Union Agency for Fundamental Rights) in ben 12 Paesi, tra cui Spagna, Francia, Svezia, Irlanda, è solo fino ai 20 anni che vi è questo trattamento separato. Come l’Italia, invece, si comportano gran parte degli altri.

baby gang Roma Milano

A quanti anni i ragazzi commettono reati

La presenza di questi “giovani adulti” è rilevante: come si osserva dalla nostra infografica ben 4.057 dei 14.529 ragazzi affidati agli Ussm avevano 18 anni o più al momento della presa in carico. In 3.647, invece, ne avevano 17 anni, mentre 3.423 ne avevano compiuti 16. Meno, 2.532 sono i 15enni. Vi sono anche adolescenti che hanno compiuto un reato da giovanissimi: 971 a 14 anni e 119 ancora prima.  Considerando che la permanenza dell’affidamento ai Servizi Sociali può durare anni, questo vuol dire che oggi, in base ai dati aggiornati al 15 febbraio 2022, la maggioranza di questi ragazzi, 9.343, è in realtà maggiorenne.

I minorenni stranieri sono 3.269

Una porzione importante degli adolescenti e dei giovani adulti che hanno a che fare con la giustizia è di origine straniera. Si tratta di 3.269 persone, ovvero il 22,5%. È una percentuale che non varia moltissimo in base all’età, mentre, come è per gli italiani, i ragazzi superano di gran lunga le ragazze. Questa differenza di genere, del resto, è presente da sempre in tutte le statistiche riguardanti il mondo della giustizia e del crimine. Nel caso di coloro che sono presi in carico dagli Ussm la sproporzione tra uomini e donne è tale che i primi, italiani e stranieri, sono 13.164, mentre le seconde solo 1.365. Tale divario è un po’ minore nelle età più giovani, ma non di moltissimo

In carcere minorile sono in 320, solo 8 sono donne

Forse più interessanti sono i numeri su quanti sono sottoposti alla sanzione più severa, il carcere minorile. Molto pochi, in proporzioni, ovvero 320. E tra questi quasi tutti, 312, sono ragazzi, solo 8 le ragazze. Si cerca a tutti costi di utilizzare strumenti diversi dalle celle di una prigione per recuperare coloro che hanno commesso un reato quando erano così giovani.

Quindi in 2.780 sono in messa alla prova, quasi tutti in casa, qualcuno, 473, in comunità. In 365, invece, sono sottoposti a una misura penale sostitutiva della detenzione, come gli arresti domiciliari

Quasi metà, in realtà, 6.005 sono definiti, secondo il Ministero della Giustizia, ” in altra situazione”, ovvero persone per cui è terminata una sanzione e che sono sotto osservazione, o che sono in attesa di un giudizio. In 3.823, per quanto a piede libero, sono interessati da progetti di recupero.

In 2 anni aumentati i reati delle baby gang di Roma, Milano…

Una possibile conferma di un primo effetto dell’imperversare delle baby gang nei centri di Roma, Milano e altre grandi città potrebbe essere già visibile in altri numeri. Rispetto all’ultimo report precedente alla pandemia, del febbraio 2020, infatti, si registra in incremento del numero di adolescenti e giovani adulti che sono stati presi in carico dai Servizi Sociali per i Minorenni. Sono aumentati di 1.145 unità, ovvero dell’8,6%, passando da 13.384 a 14.529.

Aumentano gli italiani colpevoli di reati

In particolare, sono stati i maggiorenni a crescere in misura maggiore, andando da 3.261 a 4.017. Sono, però, 25 in meno coloro che sono in carcere minorile. Dato significativo, l’incremento più rilevante è quello che interessa gli italiani, e non gli stranieri. I primi sono il 10,6% in più, i secondo sono cresciuti solo del 2%. Che possa essere effettivamente colpa della recrudescenza del fenomeno delle baby gang, a Roma o altrove, sembra essere confermato anche dal fatto che ad aumentare di più sono i reati di giovanissimi contro la persona: in due anni sono passati da 10.226 a 12.409.

Se sia effettivamente responsabilità della pandemia, come sostengono in molti, o sintomo di un malessere più profondo, è oggetto di dibattito, certamente si tratta di un segnale di allarme che non potrà essere sottovalutato.

I dati si riferiscono al: 2020-2022

Fonte: Ministero della Giustizia

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