Sanzioni a Mosca, perché Renzi dice no

Quasi il 6% degli asset delle banche italiane è impiegato in Russia, Turchia e Ucraina

Da dove può venire il prossimo pericolo per le banche europee? Dal rallentamento dell’economia ei Paesi emergenti.

Quanti soldi in Russia

Questo grafico mostra quanti soldi in Russia hanno le banche europee. Ovvero: quanta parte degli asset di ogni singolo Paese europeo è impiegato nei Paesi ad alta crescita. Le banche spagnole sono estremamente sbilanciate perché hanno investito nelle economie del centro e Sud America quasi tutto il 20% degli asset destinati ai Paesi emergenti. Se le economie di quei Paesi dovesse ulteriormente rallentare la solidità degli istituti spagnoli ne risentirebbe severamente. Le banche italiane da questo punto di vista, sono molto più prudenti: hanno investito nei Paesi emergenti poco più del 6% solo che quasi tutto è stato impiegato nelle economie di Russia, Turchia ed Ucraina dove la parte preponderante è presa dalla Russia.

Questo grafico rende comprensibile il motivo per il quale il premier Matteo Renzi ha voluto bloccare il rinnovo delle sanzioni economiche alla Russia: perché non solo l’export italiano ha già sofferto, ma anche perché il sistema bancario italiano potrebbe risentirne nel caso in cui l’economia russa dovesse ulteriormente rallentare in seguito proprio alle sanzioni europee decise in seguito all’annessione della Crimea.

Naturalmente c’è un altro motivo, oltre ai soldi in Russia: le sanzioni danneggerebbero l’economia nazionale bloccando l’export verso Mosca, come puntualmente è successo. Truenumbers lo ha spiegato in questo articolo.

I dati si riferiscono al: secondo trimestre 2015

Fonte: Eba

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