Propensione al risparmio: Italia all’11,9%, dietro Francia (17,9%) e Spagna (12,7%)
A fine mese, in molte case italiane ed europee, la scena è simile: si controllano le uscite, si tirano le somme e si verifica quanto resta dopo aver pagato affitto o mutuo, bollette, spesa e carburante. Se rimane un margine, si decide quanta parte lasciare sul conto invece di spenderla. È in quel momento che nasce il risparmio. E quando milioni di famiglie fanno la stessa scelta, l’effetto non resta confinato tra le mura di casa: si riflette sull’economia dell’intera area euro. Oggi i consumi restano deboli e la crescita procede poco sopra lo zero da oltre un anno. La Banca centrale europea aveva previsto una ripresa sostenuta dalla spesa delle famiglie, ma questo impulso non si è ancora visto.
In questo quadro si inseriscono le differenze tra Paesi. Negli ultimi anni la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è cresciuta molto meno rispetto a quella delle principali economie europee, perdendo terreno soprattutto nel confronto con Francia e Germania. Secondo le elaborazioni basate sui dati Eurostat e Istat relativi al risparmio pro capite, in Italia una famiglia riesce a risparmiare in media 4.200 euro l’anno, contro i 7.800 euro della Germania, i 5.100 euro della Francia e i 2.900 euro della Spagna. Non è solo una graduatoria di cifre: è la misura di quanta “riserva” ciascun sistema economico riesce a costruire. Più alto è l’importo accantonato, maggiore è la capacità di affrontare imprevisti o programmare spese future.
La propensione al risparmio in Europa
Per capire perché in Europa i consumi restano deboli e la crescita procede a ritmo ridotto bisogna guardare proprio a questo indicatore: la propensione al risparmio, cioè la quota di reddito disponibile che le famiglie scelgono di non spendere ma di accantonare. Quando aumenta la percezione del rischio – per il lavoro, per i prezzi, per il futuro – cresce anche la parte di reddito che viene trattenuta invece di essere destinata agli acquisti. Nel 2024 le famiglie dell’Unione europea, che comprende 27 Paesi membri, hanno risparmiato in media il 14,47% del reddito disponibile. Nell’area euro, che include i 20 Stati che adottano la moneta unica, il dato è leggermente più alto, pari al 15,17% (Eurostat 2025).
Se si amplia l’analisi a tutti i Paesi dell’Unione, l’Italia si colloca in una fascia centrale. Con l’11,97%, resta sotto la media europea, ma non tra le economie più fragili. Nel 2024 nove Stati membri hanno registrato un tasso inferiore al 10% e in due casi il dato è risultato negativo: in Romania la propensione al risparmio è stata pari a –0,92%, in Grecia a –2,51%. Nel caso specifico significa che le famiglie rumene e greche hanno speso più del reddito disponibile, finanziando i consumi con risparmi accumulati in passato o con nuovo indebitamento.
Il panorama europeo è quindi fortemente differenziato. Nel 2024 il tasso di risparmio varia da –2,51% a 20,04%, una distanza di oltre ventidue punti percentuali tra il valore minimo e quello massimo. Un’ampiezza che evidenzia quanto diverse siano le condizioni economiche e la capacità di accumulo tra i Paesi membri.

La propensione al risparmio in Italia negli ultimi 10 anni
Per capire se il divario è episodico o strutturale bisogna guardare indietro. Nel caso dell’Italia, nel periodo 2014-2024 la propensione al risparmio mostra un andamento relativamente stabile prima della pandemia, seguito da un picco eccezionale e poi da un ritorno su livelli più contenuti. Come si può vedere anche dal grafico, si passa dall’11,8% nel 2014 al 10,42% nel 2019, con una lenta riduzione nel corso degli anni precedenti al Covid. Nel 2020 il tasso balza al 17,78%, un aumento di oltre sette punti percentuali in un solo anno, legato alla contrazione forzata dei consumi durante i lockdown. Dal 2021 in poi il dato rientra progressivamente: 15,79% nel 2021, 11,39% nel 2022, 11,32% nel 2023, fino all’11,97% nel 2024.
Confronto risparmio Italia e grandi Paesi UE
Il confronto con gli altri grandi Paesi europei rende ancora più chiara la posizione italiana. Nel 2014 la Germania registrava una propensione al risparmio del 17,07%, contro l’11,8% dell’Italia: oltre cinque punti di distanza già a inizio periodo. Il divario si mantiene negli anni successivi – 17,93% contro 10,42% nel 2019 – fino al picco del 23,24% nel 2020, quando anche l’Italia sale al 17,78%. Nel 2024 la Germania si attesta al 20,04%, mentre l’Italia è all’11,97%: una differenza di oltre otto punti percentuali che conferma un gap strutturale lungo tutto il decennio.
Anche la Francia resta stabilmente sopra i livelli italiani. Nel 2014 il dato francese era al 14,15%, circa due punti in più rispetto all’Italia. Nel 2019 si colloca al 14,24%, contro il 10,42% italiano. Nel 2020 tocca il massimo del 20,03%, mentre l’Italia si ferma al 17,78%. Nel 2024 la Francia è al 17,93%, quasi sei punti sopra l’11,97% italiano.
La Spagna segue invece una traiettoria più vicina a quella italiana, ma con oscillazioni più ampie. Parte da un livello molto più basso, 6,98% nel 2014, quasi cinque punti sotto l’Italia. Nel 2019 è all’8,61%, contro il 10,42% italiano. Nel 2020 registra un’impennata fino al 17,62%, poco sotto il 17,78% italiano. Nel 2024 si stabilizza al 12,74%, superando di poco l’Italia.
Boom del risparmio durante la pandemia
Il vero spartiacque del decennio è il 2020, l’anno della pandemia. Le restrizioni alla mobilità e la chiusura di molte attività hanno ridotto drasticamente le occasioni di spesa: meno viaggi, meno ristoranti, meno acquisti non essenziali. Il risultato è stato un aumento simultaneo della propensione al risparmio in tutti i principali Paesi europei. In Germania il tasso è salito dal 17,93% nel 2019 al 23,24% nel 2020; in Francia dal 14,24% al 20,03%; in Italia dal 10,42% al 17,78%; in Spagna dall’8,61% al 17,62% (Eurostat).
Si è trattato di un incremento senza precedenti nel giro di un solo anno: in Italia oltre 7 punti percentuali, in Spagna quasi 9 punti, in Francia quasi 6, in Germania oltre 5. Un risparmio in larga parte “forzato”, legato alla contrazione dei consumi più che a un improvviso aumento dei redditi. Con la riapertura delle economie nel 2021 e nel 2022 i tassi hanno iniziato a ridimensionarsi. Il rientro dai picchi pandemici ha riportato in primo piano le differenze strutturali tra i Paesi, che il 2020 aveva temporaneamente attenuato.
I dati sono aggiornati al 2024
Fonte: Eurostat
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