Nel 2022 il rendimento dei fondi Tfr è crollato del 10%

Gli azionari hanno perso l’11,5%. Ecco l’andamento dei primi 9 mesi del 2023

Il 2022 è stato un anno nero per la previdenza complementare, come evidenziano i dati sul rendimento dei fondi Tfr. Lo mostriamo nella nostra infografica: il rendimento netto annualizzato dei fondi pensione negoziali mediamente è stano negativo del 9,8%. I fondi pensione aperti hanno perso il 10,7%, mentre i Piani Individuali Pensionistici (Pip) addirittura l’11,5%. Questi numeri vanno confrontati con quelli della rivalutazione del Tfr lasciato all’azienda o all’Inps, che invece è stata dell’8,3%.

Cosa è successo? È accaduto che, come tutti sanno, vi è stata una fiammata dellinflazione, accompagnata dal crollo delle quotazioni di Borsa e dei valori delle obbligazioni. Il dato del carovita è importante perché la legge stabilisce che il Tfr non conferito in fondi si rivaluti di non meno dell’1,5%, a cui va aggiunto lo 0,75% dell’inflazione annua. Al risultato vanno poi tolte le imposte. Per questo il rendimento del Tfr lasciato in azienda è stato così alto, dell’8,3%.

Al contrario l’andamento del valore dei fondi dipende da quello dei prodotti in cui investono. Ecco perché con le vendite di azioni e titoli pubblici e privati che si sono verificate all’indomani dell’invasione dell’Ucraina, per i timori di una crisi economica, hanno registrato una debacle, che mediamente è stata superiore al 10%.

Nel 2023, però, almeno nei primi nove mesi è andata molto diversamente. A causa della forte riduzione dell’inflazione la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda è scesa all’1,5% annualizzato: una percentuale inferiore a quella del rendimento dei fondi Tfr, che sono tornati in positivo, grazie alla ripresa dei mercati.

Il rendimento del Tfr nei fondi garantiti, obbligazionari e azionari

I numeri sui rendimenti, però, sono delle medie. Cambiano molto in base al tipo di investimento che i fondi stessi fanno. Alcuni destinano tutto il denaro conferito in azioni, soluzione a maggior rischio, altri solo in obbligazioni, altri in modo bilanciato a entrambi, altri ancora garantiscono la restituzione finale del capitale e quindi optano per la gestione più prudente.

Il rendimento del Tfr nei fondi negoziali

Partiamo dai fondi negoziali, quelli cui destinano il proprio Tfr i lavoratori inquadrati in contratti collettivi e che sono stati individuati proprio da accordi tra parti sociali e imprese. È qui che finiscono i Trattamenti di Fine Rapporto sia di chi decide spontaneamente di aderire sia di coloro che entro sei mesi dall’assunzione non hanno scelto una previdenza alternativa oppure non dichiarano di lasciarli in azienda.

Nello specifico, questi ultimi, gli aderenti “taciti”, vengono destinati verso il  ramo garantito, quello più prudente. Nel 2022 questo ha subito una perdita del 6,1%, notevole, ma effettivamente inferiore a quella degli altri rami.

Non è andata bene neanche ai fondi obbligazionari puri, che investono quindi esclusivamente in obbligazioni, ma il rendimento negativo è stato più piccolo, -3,5%. Gli obbligazionari misti, che possono acquistare azioni per un valore di non più del 20% del patrimonio, hanno avuto invece una perdita del 10,3%, quindi decisamente peggiore. In rosso anche il rendimento del Tfr affidato ai fondi negoziali bilanciati, quelli in cui la quota di azioni può oscillare tra il 30% e il 70%, -10,5%.

A subire la perdita peggiore, dell’11,5%, sono stati i fondi azionari, che del resto tipicamente hanno oscillazioni maggiori. Nei periodi di crisi come quello del 2022 risentono dei rovesci borsistici, che hanno crolli anche in doppia cifra, ma se vi è una ripresa, come quella che ha poi interessato il 2023, mettono a segni rialzi certamente superiori al valore dell’inflazione.

Rendimento Tfr

Che cosa è successo ai fondi pensione aperti

Il divario tra il rendimento del Tfr investito in azioni o in altri titoli è visibile anche nel caso dei fondi aperti. Sono quelli che invece di essere istituiti e gestiti dai rappresentanti dei lavoratori e delle imprese appartengono a banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio (Sgr) e società di intermediazione mobiliare (Sim). Vi si può aderire individualmente o collettivamente assieme ai colleghi se vi è un’accordo con il datore di lavoro.

Tali fondi hanno avuto mediamente un rendimento peggiore dei precedenti, -10,7%. Questo dato è stato trascinato verso il basso dalle pessime performance del sottogruppo dei fondi azionari, che hanno perso ben il 12,5%, e di quelli bilanciati, -11,5%. Quelli garantiti e gli obbligazionari misti hanno visto un rendimento sempre negativo, ma in misura inferiore. Hanno perso rispettivamente il 7,3% e il 7,6%, mentre per gli obbligazionari puri il calo è stato del 10,9 %.

I Pip, la soluzione delle assicurazioni

Vi sono poi i Piani Individuali Pensionistici, di fatto assicurazioni sulla vita, gestite, quindi, da compagnie assicurative. È in tale ambito che si trovano i fondi Tfr con i rendimenti peggiori nel 2022. Sono anche in questo caso quelli in cui le quote dei lavoratori sono investiti in azioni: hanno perso il 13,1% l’anno scorso, prima di avere un rimbalzo del 6% nei primi nove mesi del 2023. Minore è la quota di azioni all’interno di questi fondi e minori sono state anche le perdite, che sono scese al 12,3% nel caso dei bilanciati e al 5,2% in quello degli obbligazionari.

I fondi Pip trattati come polizze tradizionali, quindi a gestione separata dal resto degli investimenti dell’assicurazione, con la garanzia del capitale, sono stati gli unici a vedere nel 2022 un rendimento positivo, dell’1,2%.

Quanto è stato il rendimento del Tfr nel tempo

Il solo 2022 è però un orizzonte molto breve. La destinazione del Tfr è in fondo una scelta di investimento di lungo periodo. È una scommessa sul fatto che l’economia, in particolare il settore privato, cresca in termini reali in Italia e all’estero, ovvero abbia tassi di crescita più alti dell’inflazione.

Cosa è accaduto quindi negli anni scorsi? Se guardiamo a un orizzonte poco più che decennale, tra fine 2012 e settembre 2023, vediamo che la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda è stata mediamente del 2,4% annuo. Si tratta di una percentuale inferiore a quella del rendimento del Tfr lasciato nei fondi negoziali e aperti, nonché nei Pip, di tipo azionario, che hanno fruttato rispettivamente il 4,8%, il 5,1% e il 4,9%. Sono andate bene anche le linee di investimento bilanciato, perlomeno nei fondi negoziali e aperti, con rendimenti del 2,7% e 3%. Il ramo obbligazionario e soprattutto il garantito hanno invece performato peggio del Tfr in azienda.

Male i fondi garantiti, con rendimenti inferiori all’inflazione

I fondi negoziali garantiti sono quelli in cui vanno tacitamente i Tfr dei dipendenti che non effettuano alcuna scelta. Quelli negoziali in generale sono quindi quelli maggiormente scelti nella previdenza complementare. Ebbene, all’interno questi solo il 26,7% del capitale è mediamente investito in azioni. Il 38,3% è invece collocato in titoli di Stato e il resto in obbligazioni o altri strumenti o lasciato liquido. Questo significa che sono moltissimi i lavoratori che non hanno optato per i fondi a rendimento migliore, quelli azionari. Oggi costoro stanno perdendo il confronto con i colleghi che hanno deciso di lasciare il proprio Tfr in azienda.

I dati si riferiscono al: 2022-2023

Fonte Covip

Leggi anche: Gestione patrimoniale degli italiani, vince Intesa

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.