Ma sono oltre 6 milioni le imprese iscritte nel Registro
Di piccole dimensioni e specializzata soprattutto in commercio e costruzioni. Quello appena descritto è l’identikit dell’impresa italiana più diffusa. Ma quante imprese ci sono in Italia? Sono 5.129.335 le imprese attive in Italia. Per “attive” intendiamo quelle iscritte al Registro delle imprese che hanno effettuato la comunicazione di inizio (o ripresa di) attività alla Camera di commercio. Se si considera, invece, il numero complessivo di imprese presenti nel Registro delle imprese, senza quindi tener conto dello stato (attivo, inattivo, sospeso, in liquidazione, ecc…) le imprese in Italia sono 6.019.276. In questo numero sono ricomprese realtà molto diverse: ditte individuali, imprese agricole e familiari fino alle società di persone e di capitali. La situazione è sostanzialmente stabile rispetto a dieci anni fa: nel 2012 le imprese iscritte nel Registro erano 6,09 milioni, a fronte di 5,23 risultanti attive. Ciò che è cambiato negli ultimi dieci anni è soprattutto la loro forma giuridica. Oggi il 50,8% delle imprese italiane è un’impresa individuale, contro il 30,8% di società di capitale; nel 2012 le imprese individuali rappresentavano invece il 54,8%, contro appena il 23,2% di società di capitali.
In Lombardia esistono 945.555 imprese
La maggior parte delle aziende italiane, il 45%, si trova nelle regioni del Nord, di cui il 26% in quelle del Nord-Ovest e il 19% in quelle del Nord-Est. A seguire ci sono Sud e Isole, dove risultano registrate oltre due milioni di imprese (il 35%) e infine il Centro (20%). Da questa suddivisione deriva il primato della Lombardia, che con oltre 954 mila iscrizioni nel Registro, è la prima regione italiana per numero di imprese. Seguono la Campania (611 mila), poco sopra il Lazio (609 mila), la Sicilia (479 mila) e il Veneto (472 mila). La maggiore o minore presenza di realtà imprenditoriali dipende ovviamente anche dal numero di residenti nelle regioni. Non deve quindi sorprendere il fatto che quelle con meno imprese siano la Basilicata (60 mila), il Molise (34 mila) e soprattutto la Valle d’Aosta (poco più di 12 mila).

Il 25% delle imprese italiane appartiene al settore del commercio
Il settore di attività di gran lunga più diffuso nel tessuto imprenditoriale italiano è quello del commercio. Il 25,7% delle imprese italiane, oltre una su quattro, infatti, appartiene proprio a questo comparto. Il primato è senza dubbio solido, dato che il secondo settore di attività più diffuso è quello delle costruzioni, molto più indietro, rappresentando solamente il 14,9% del totale delle imprese italiane. Di poco sotto troviamo il settore dell’agricoltura (12,8%) e la manifattura (9,4%). Altri settori imprenditoriali più o meno diffusi in Italia sono quello dei servizi di alloggio e ristorazione (8,2%) e immobiliare (5,4%). I settori meno rappresentati in assoluto sono quelli molto specifici, nei quali operano solo poche imprese, come l’estrazione di minerali da cave e miniere (comparto che rappresenta appena l’0,1% del totale delle imprese) e la fornitura di energia elettrica, gas e acqua (0,4%).
Nella provincia di Roma esistono oltre 450 mila imprese
Prima provincia per numero di imprese iscritte nel Registro delle imprese è quella di Roma, che ne ha oltre 450 mila su un totale di 609 mila presenti nel Lazio. A seguire ci sono Milano con 380 mila (su 945 mila totali in Lombardia) e Napoli con 314 mila. Le province con il numero più basso di imprese iscritte sono quella di Isernia, con appena 9 mila realtà imprenditoriali e Gorizia (9.500).
Crescono le imprese straniere: oggi sono 650 mila
L’imprenditoria di origini straniere può essere considerata ormai strutturale nel sistema produttivo italiano. Sono infatti circa 650 mila le imprese con una prevalenza di soci e/o
amministratori nati all’estero, pari quindi a oltre il 10% del totale. La crescita si è verificata soprattutto negli ultimi cinque anni (+7,6%), mentre nello stesso periodo le imprese avviate da persone nate in Italia sono diminuite del 2,3%. Parlando in termini assoluti, dal 2018 al 2020 le imprese avviate da cittadini stranieri sono aumentate di 45.617 unità, mentre le realtà imprenditoriali avviate da persone nate in Italia sono di minuite di oltre 126 mila unità. Il settore più rappresentativo delle imprese avviate da cittadini stranieri è quello delle costruzioni (18,4%), seguito dai servizi alle imprese (16,8%), dal commercio (14,3%) e da alloggio e ristorazione (11,9%). La regione con la maggior concentrazione di imprese straniere è la Liguria (15,2% del totale); a seguire Toscana (15,1%) ed Emilia-Romagna (13,5%).
Inflazione e venti di guerra rallentano la voglia di impresa
Nel 2022 guerra in Ucraina e innalzamento dei costi dell’energia hanno avuto ripercussioni dirette sulla vitalità del sistema imprenditoriale italiano. A causa di molte chiusure di imprese esistenti e del contemporaneo rallentamento delle nuove iscrizioni, nel terzo trimestre del 2022 è stato registrato un saldo positivo di appena 13.300 unità rispetto alla fine di giugno, uno dei dati più bassi degli ultimi dieci anni, come sottolineato da Unioncamere. La rete imprenditoriale italiana aveva risposto bene alla pandemia, anche se ora crisi energetica e inflazione, che rendono meno appetibile e più rischiosa la prospettiva di fare imprese, potrebbero bloccare una totale ripresa.
I dati si riferiscono al 2022
Fonte: Unioncamere
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