Meno 6,8% rispetto all’anno scorso (-37% sul 2015) i passaggi al tempo indeterminato
Il grafico mostra la dinamica dei flussi di lavoro nei primi tre mesi del 2017, comparandola a quanto avvenuto nel 2016 e nel 2015. Le trasformazioni dei contratti di precariato, cioè da tempo determinato a tempo indeterminato, incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti, sono risultate 89mila, con un calo rispetto allo stesso periodo del 2016 del 6,8%. Ma c’è da notare che già nel 2016 la riduzione, rispetto all’anno precedente, era stata del -37,1%.
Questi numeri spiegano come mai in Italia si verificano fenomeni come quello dei “precari storici” o dei precari a 40 o 50 anni: perché sembra sempre più difficile riuscire a trasformare un contratto a tempo in un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Per questo è nata una nuova locuzione: precari a tempo indeterminato. E i numeri lo dimostrano.
Precariato a tempo indeterminato
Complessivamente i datori di lavoro privati hanno assunto nei primo tre mesi del 2017 1.439.000 persone, più 9,6% rispetto a gennaio-marzo 2016. Il maggior contributo è dovuto alle assunzioni di apprendisti (+29,5%) e a quelle a tempo determinato (+16,5%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-7,6%).
In particolare sono cresciute le assunzioni a tempo determinato nei comparti del commercio, turismo e ristorazione (+28,3%) e delle costruzioni (+19,7%). Negli stessi settori si osserva inoltre una crescita anche delle assunzioni con contratto di apprendistato (+ 35,8% nel commercio, turismo e ristorazione, + 22,1% nelle costruzioni).
Più assunti che “licenziati”
Nei primi tre mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni pari a 322mila unità, superiore a quello del corrispondente periodo del 2016 (+266.000). Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro.
Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) dei primi tre mesi del 2017 risulta positivo e pari a 379mila unità. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), dei contratti di apprendistato (+40.000) e, soprattutto, dei contratti di precariato, cioè a tempo determinato (+315.000, inclusi i contratti stagionali).
Il tasso di licenziamento (calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo trimestre 2017 pari a 1,4%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,3% nel 2016; 1,4% nel 2015).
I dati si riferiscono al: 2017
Fonte: Inps
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