Le differenze di genere esistono (eccome!). Soprattutto quando si smette di lavorare
La maggior parte delle pensioni pubbliche non arriva nemmeno a 750 euro al mese. Ed è la pensione delle donne a soffrire di più. E’ quanto emerge dai dati forniti dall’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) riferiti al mese di gennaio 2016: il 63,4% delle pensioni erogate in Italia arriva appena fino a 749,99 euro.
Quant’è la pensione delle donne
A percepire un assegno di 750 euro, magari anche dopo anni di lavoro, sono soprattutto le donne: lo riceve quasi l’80% di loro (77,1 per la precisione), mentre per gli uomini si scende al 45%. Va però fatta una doverosa precisazione: si tratta in entrambi i casi di percentuali, avverte la stessa Inps, che rappresentano “solo una misura indicativa della ‘povertà’, per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi”. Sta di fatto, sottolinea sempre l’Inps, che “in questo caso il divario tra i due generi è accentuato”.
Dove c’è la maggiore differenza tra le pensioni
Le differenze di genere tendono a scendere se si guarda all’assegno pensionistico compreso tra 750 e 1.499,99 euro al mese: a percepirlo è il 28% degli uomini rispetto al 19% delle donne. Ma il divario torna a salire man mano che le pensioni crescono di importo: a ricevere assegni tra i 1.500 e i 2.999,99 euro nel 23% dei casi sono uomini mentre si scende addirittura sotto il 5% per le donne.

Se poi si guarda agli assegni oltre i 3mila euro, la percentuale si abbassa drasticamente anche per le pensioni uomo (nemmeno 5%) mentre le donne sono praticamente non pervenute (stazionano sotto l’1%). Ovviamente il discorso cambia in caso di contributi volontari versati per tutta la vita lavorativa per ottenere, a fine carriera, un assegno “privato”.
Contributo di solidarietà sulle pensioni
Un’incidenza così bassa di questi super assegni sui totali potrebbe deporre a favore di coloro che sostengono che prelevando contributi di solidarietà dalle pensioni più alte, come auspicato a inizio 2016 dal numero uno dell’Inps Tito Boeri, non si ottengono cifre significative. Ma di certo, considerata l’enorme disparità di trattamento nel calcolo della pensione rispetto ai molto più diffusi assegni sotto i 750 euro e considerato l’attuale tasso di disoccupazione giovanile e le condizioni di precarietà del lavoro, si tratterebbe di un segnale sociale forte. Anche perché attualmente le pensioni più ricche sono pagate dai lavoratori più poveri.
I dati si riferiscono al: gennaio 2016
Fonte: Inps
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