Pensioni femminili: a quanto ammontano e come fare per migliorare la propria posizione

Secondo i dati ISTAT, l’Italia contava, nel 2021, 16 milioni di pensionati e il rapporto tra lavoratori e pensionati da lavoro era di 1000 a 602. Leggermente meglio rispetto al 2019, quando il rapporto era di 1000 a 757.

Il dato è confermato dal report INPS a cura del Coordinamento Generale Statistico Attuariale, secondo il quale, nel 2022, i pensionati erano 16.131.414, lo 0,2% in più rispetto all’anno precedente. Nello stesso rapporto si legge che i pensionati di sesso femminile sono il 52%, ma a percepire la fetta maggiore del reddito pensionistico totale (56%) sono quelli di sesso maschile, in quanto le donne percepirebbero, in media, un importo del 27% più basso rispetto a quello degli uomini.

Questi ultimi dati ci mettono di fronte a una realtà ancora molto attuale: un gap di genere che non si esaurisce con l’uscita dal mondo del lavoro, ma prosegue anche con la pensione, portando con sé strascichi che obbligano le donne a fare i conti con assegni pensionistici più bassi rispetto a quelli di cui possono godere gli uomini. In alcuni casi, ricorrere a una consulenza pensionistica può aiutare a migliorare per tempo la propria posizione contributiva e, di conseguenza, a ridurre il gap.

Di seguito andremo a scoprire quanto il gap di genere può incidere sulla pensione e come fare per garantirsi un trattamento migliore.

Gap di genere: quanto incide sulla pensione

Il nome corretto è Gender Pension Gap e il suo impatto sulle donne che raggiungono l’età pensionabile si fa sentire in modo prepotente. Nel report INPS dedicato all’“Analisi dei divari di genere del mercato del lavoro e nel sistema previdenziale”, si legge che, mentre le donne sono rappresentate in numero superiore nei redditi da pensione più bassi, ossia inferiori ai 1.500€, il 70% dei redditi da pensione alti (oltre i 3.000€) viene percepito dagli uomini.

Per ciò che concerne i valori medi, le pensioni percepite dagli uomini hanno importi del 60% superiori rispetto a quelle delle donne, con una differenza di 1.403 € contro 884 €.

I motivi alla base di questo divario sono numerosi e, tra quelli rilevati nel report, rientrano:

  • il minor numero di assunzioni in posizioni di vertice;
  • le retribuzioni più basse;
  • la tendenza a scegliere lavori part-time;
  • i contratti a tempo determinato.

Ottenere un trattamento pensionistico migliore

Le donne che hanno già raggiunto l’età pensionabile possono provare a richiedere un  ricalcolo della pensione con MiaPensione, così da accertarsi che la somma ricevuta sia in linea con quanto a loro spettante.

Chi invece è ancora attiva a livello lavorativo, può ricorrere a una consulenza e valutare, insieme a un team di esperti, le migliori strategie per ridurre al massimo il gender pension gap. Le strade che è possibile percorrere sono svariate e vanno dal tentativo di migliorare la propria posizione lavorativa, anche optando per contratti full time, all’adesione a una pensione integrativa, passando per il riscatto dei periodi di astensione per maternità, della laurea e via dicendo.