Prima della pandemia in 17 milioni usavano il treno, ora l’auto e niente bici
In Italia ci sono 33 milioni di pendolari, 22 milioni sono lavoratori e 11 milioni sono studenti. Ecco quello che emerge dalla parte relativa agli spostamenti dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” dell’Istat relativa. Questi dati, in sostanza, sono la risposta ad una domanda: quanto ci spostavamo prima del coronavirus? Nel grafico sopra si può vedere il numero di pendolari per 100 occupati e per 100 studenti nelle varie regioni italiane.

In Emilia Romagna sono pendolari 44,2 lavoratori su 100, in Campania lo sono 20,5 studenti su 100. Ma che cosa intendiamo per pendolari? L’Istat intende con questa definizione le persone che escono di casa abitualmente per andare al lavoro o a scuola. Per gli spostamenti per motivi di studio, si considera l’insieme di bambini dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia e studenti fino a 34 anni. Per gli spostamenti per motivi di lavoro si considera l’insieme di occupati di 15 anni e più.
Quante persone usano autobus, filobus e tram?
Autobus, filobus e tram sono stati utilizzati almeno una volta da circa 13 milioni di persone, un quarto della popolazione di 14 anni e più (24,6%). Si tratta soprattutto di un uso abituale: 3 milioni circa di persone hanno utilizzato tutti i giorni mezzi pubblici e lo stesso numero di persone li ha utilizzati almeno qualche volta durante la settimana. Si tratta di un servizio usato soprattutto nelle aree metropolitane, nelle regioni del Centro e nel Nord-ovest. Hanno usato il servizio pubblico tutti i giorni oltre 1 milione di persone di 14 anni e più nel Nordovest, 500 mila nel Nord-est, 750mila al Centro, 430mila al Sud e circa 230mila persone nelle isole.
Pendolarismo record in Lombardia e Lazio
Hanno invece usato il servizio qualche volta a settimana poco meno di 900mila persone nel Nord-ovest, 540 mila nel Nord-est, 700mila al Centro, 540mila al Sud e circa 230mila persone nelle Isole. Nel Lazio e in Lombardia il picco massimo di utenti assidui del servizio di trasporto pubblico locale: i passeggeri che l’hanno utilizzato tutti i giorni sono poco meno di 600 mila in Lombardia e circa 500 mila nel Lazio; superano il milione in entrambe le regioni considerando anche chi utilizza il servizio qualche volta alla settimana.
Gli italiani e il treno dei pendolari
Hanno viaggiato in treno più di 17 milioni di persone di 14 anni e più. Si tratta soprattutto di un uso occasionale: la gran parte, oltre 13 milioni, ha viaggiato in treno solo qualche volta durante l’anno, mentre circa 900mila persone l’hanno usato tutti i giorni e poco meno di 1 milione qualche volta a settimana. Com’è intuibile, quote di utenza superiori alla media si sono registrate tra i residenti del centro e delle periferie delle aree metropolitane e delle regioni del Nord, dove gli utenti del trasporto ferroviario sono stati circa 500mila ogni giorno e altrettanti più volte alla settimana.
Ci sono 900mila italiani che prendono il treno tutti i giorni
In particolare, hanno viaggiato tutti i giorni in treno 380mila persone nel Nord-0vest, 110 mila nel Nord-est, 220mila al Centro, 150mila al Sud e poco più di 20mila persone nelle Isole. Più consistente il numero di quelli che hanno utilizzato il treno almeno qualche volta a settimana: 290mila persone nel Nord-0vest, 180mila nel Nord-est, 230mila al Centro, 200mila al Sud e 50mila persone nelle Isole.
Come è cambiato il lavoro fuori sede con la pandemia
Naturalmente il Covid ha rivoluzionato tutto. Non solo nei periodi di lockdown e zona rossa, quando quasi tutti, tranne i lavoratori essenziali, sono stati costretti a rimanere a casa, ma anche nelle fasi delle riaperture. Sono state moltissime le aziende che hanno proseguito a fare un uso massiccio dello smart working.
Questo emerge molto bene dalle ultime rilevazioni dell’Istat. Negli scorsi mesi è emerso, innanzitutto, che solo il 68,1% dei lavoratori e degli studenti prevedeva di spostarsi 5 volte a settimana, contro l’81,6% degli ultimi mesi prima della pandemia. Il 18,7% si è mosso tra 1 e 4 giorni, sempre a settimana, mentre ben il 10,3% ha lavorato o studiato completamente da remoto. Questa percentuale era solo del 3,4% nel gennaio e febbraio 2020.
Sono calati gli spostamenti in bus, treno, metro
Nel complesso in base a questa stessa indagine pochi mesi fa ben il 25,5% degli studenti e dei lavoratori prevedeva che avrebbe mutato la frequenza degli spostamenti, presumibilmente diminuendola. Un 9,9% avrebbe cambiato il mezzo di trasporto.
Nello specifico tra chi deve fare il pendolare e recarsi al lavoro fuori sede è aumentata la proporzione di quanti hanno deciso di muoversi con l’automobile, così da entrare meno in contatto con altre persone ed evitare il contagio. Che siano conducenti o passeggeri sono passati dal 47,2% al 53,2%. Parallelamente sono di meno quelli che secondo l’Istat pochi mesi fa avevano intenzione di recarsi presso il proprio lavoro fuori sede usando i mezzi pubblici: erano il 27,3% prima della pandemia, e sono diventati il 22,6% nella seconda parte del 2021.
Non è decollato l’uso di biciclette e monopattini
Nonostante una certa narrazione sulla crescita dell’utilizzo della bicicletta o dei monopattini all’Istat non risulta che gli italiani alla fine dello scorso anno avessero veramente intenzione di sostituire questi mezzi ad altri, come l’auto. Solo il 3,2% sosteneva di volerli usare, addirittura meno del 3,4% del gennaio e febbraio 2020. In leggero calo anche la percentuale di quanti avevano intenzione di spostarsi a piedi, passata dal 15,2% al 14,6%. Una spiegazione potrebbe essere che queste modalità di trasferimento da casa al lavoro o al luogo di studio, come anche l’utilizzo dei mezzi pubblici, sono tipici di coloro che abitano dentro o nei presi di una città medio-grande e svolgono lì la propria attività. Tra questi sono di più quelli che lavorano nei servizi, o che frequentano l’università, e sono proprio questi gli ambiti in cui viene ancora usato maggiormente lo smart working.
Meno treni e autobus, più auto private
Il lavoro da remoto, in sostanza, ha indirettamente diminuito l’utilizzo dei mezzi pubblici, delle biciclette o dei propri piedi perché adottato in misura maggiore da quelli che avevano l’abitudine di muoversi con quelle modalità. A rimetterci, però, rischia di essere l’ambiente, che deve soffrire un numero di auto in circolazione maggiore del passato.
I dati si riferiscono al: 2019-2021
Fonte: Istat
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