La religione in Iran, gli ebrei sono 9.800

I sunniti 10 milioni, 120mila i cristiani: 5 i seggi in parlamento per le minoranze

Dopo cinque giorni di bombardamenti israeliani su Teheran, l’operazione “Rising Lion” ha già provocato almeno 224 morti e oltre 1.200 feriti in Iran. Tra i bersagli colpiti figurano i siti nucleari della capitale, Ali Shadmani, il neo-nominato capo delle forze armate iraniane, ucciso in un raid di precisione dall’Idf (Israel Defense Forces) e 14 scienziati nucleari iraniani. Dall’inizio delle ostilità, scattate il 13 giugno 2025, Teheran ha risposto con il lancio di oltre 370 missili contro Israele, dove si contano finora 24 morti tra i civili e circa 600 feriti.

Un’ulteriore escalation appare probabile: le autorità iraniane hanno richiamato in servizio medici e infermieri, mentre il presidente americano Donald Trump ha lasciato in anticipo il G7 in Canada, convocando d’urgenza il Consiglio per la sicurezza nazionale Usa e dichiarando che “tutti dovrebbero evacuare immediatamente Teheran”. Nella capitale iraniana vivono circa nove milioni di persone, e 90 milioni nel Paese. E sebbene Iran e Israele siano acerrimi nemici,  proprio in Iran si trova la più grande comunità ebraica del Medio Oriente al di fuori di Israele. Secondo l’ultimo censimento disponibile riguardante la religione in Iran, nel Paese vivono oggi circa 9.800 ebrei, principalmente a Teheran, Isfahan e Shiraz.

La religione in Iran: 5 seggi riservati alle minoranze in Parlamento

La comunità ebraica iraniana – a cui spetta come da costituzione un seggio in Parlamento – partecipa pienamente anche agli obblighi civili e militari dello Stato iraniano. In Iran, infatti, la leva è obbligatoria per tutti i maschi maggiorenni, senza “esenzioni religiose”, riguarda quindi anche ebrei e cristiani.

Ma quindi gli ebrei iraniani combattono contro gli ebrei israeliani? Una risposta arriva dal deputato ebraico Siamak Moreh Sedgh –  detentore del seggio riservato alla minoranza ebraica nel Parlamento iraniano dal 2008 al 2020 – che ha dichiarato in più di un’occasione come “la propaganda sionista non riguarda gli ebrei iraniani” e che, in caso di guerra, la comunità “difenderà il Paese come chiunque altro”.

Cristiani in Iran: 120mila fedeli tra armeni e assiri-caldei

Oltre al seggio riservato alla comunità ebraica, la Costituzione iraniana attribuisce altri quattro scranni alle minoranze religiose riconosciute. Due spettano ai cristiani armeni, una comunità di circa 100mila fedeli divisa tra nord e sud del Paese; il quarto va ai cristiani assiri-caldei, oggi stimati in 20mila individui legati alla Chiesa d’Oriente. Il quinto seggio è riservato agli zoroastriani, che contano all’incirca 25mila aderenti e rappresentano il culto più antico dell’Iran. Discorso diverso per le minoranze religiose non riconosciute in Iran.

Religione in Iran: quali sono le minoranze non riconosciute

Le religioni non riconosciute in Iran non hanno alcuno spazio politico e subiscono restrizioni che vanno ben oltre l’assenza di seggi parlamentari. I musulmani sunniti, pur essendo la minoranza più numerosa con circa 10 milioni di fedeli, non dispongono di una moschea ufficiale nella capitale; i loro centri di preghiera sono spesso chiusi dalle autorità e gli imam – le guide religiose che conducono la preghiera e predicano nelle moschee  – più audaci nelle critiche verso Teheran rischiano l’arresto con l’accusa di “propaganda contro lo Stato”. Ancora più vulnerabile è la condizione degli individui di fede bahá’í: circa 300mila seguaci di una fede nata a metà Ottocento, privi di qualunque riconoscimento costituzionale, esclusi dal pubblico impiego e dall’università, soggetti a confische di proprietà e a ondate di arresti che le Nazioni Unite definiscono persecuzione sistematica.

Le sinagoghe a Teheran sono 16, le chiese cristiane 54

A Teheran le fonti stimano la presenza di 16 sinagoghe. La città di Isfahan ne ospita 8 e quella di Shiraz 5; quasi tutte costruite tra fine Ottocento e anni Cinquanta. Le chiese cristiane armene sono 40, tre delle quali – la Vank, la Bedkhem e la Maryam – sono protette dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Alle comunità assiro-caldee fanno capo una decina di parrocchie sparse fra Teheran, le province e i villaggi, mentre nella capitale sono presenti anche quattro chiese cattoliche di rito romano. Ai sunniti, invece, sono negati i luoghi di culto nella capitale: le preghiere del venerdì si tengono in sale improvvisate o nei cortili di abitazioni private, spesso sgomberati dalla polizia.

In Iran ci sono 57.635 moschee

In Iran l’elenco ministeriale parla di 57.635 moschee – 47.291 sciite e 10.344 sunnite – ma dietro il dato ufficiale si nasconde una realtà ben diversa. La sala di preghiera del quartiere Punak, abbattuta a Teheran nel 2015 con la motivazione di “irregolarità edilizie”, è solo l’esempio più noto: nella stessa capitale restano appena una manciata di locali semi-ufficiali dove i sunniti si riuniscono per la preghiera del venerdì. Nel Baluchistan, in Kurdistan e nelle altre regioni di confine, cantieri per nuove moschee sono stati sigillati, licenze edilizie revocate e decine di edifici già esistenti dichiarati fuori norma dopo sopralluoghi amministrativi.

Ong come Human Rights Watch e le relazioni annuali della Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale raccontano un copione ricorrente: permessi negati, imam arrestati per “propaganda contro lo Stato” e, soprattutto, chiusure mirate di luoghi di culto che riducono drasticamente il numero di moschee sunnite realmente operative in Iran.

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I dati si riferiscono al: 2025 (ultimo aggiornamento)
Fonti: Statistical Center of Iran; Organisation for Islamic Development; Iran Human Rights

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