La povertà in Italia: 5,7 milioni di persone

Manovra 2026: 18 miliardi tra taglio Irpef, aiuti a imprese e famiglie

Diciotto miliardi. È questo il valore complessivo della manovra economica per il 2026, che interviene su quattro capitoli principali: fisco, imprese, sanità e politiche sociali. Sul fronte fiscale, la seconda aliquota Irpef scenderà, secondo le indiscrezioni della vigilia, dal 35% al 33%, per un valore di 9 miliardi di euro spalmati nel triennio. Ulteriori 2 miliardi sono destinati all’adeguamento salariale al costo della vita. Restano in vigore, inoltre, le detrazioni per gli interventi edilizi alle stesse condizioni del 2025.

Come vengono spesi i 18 miliardi della manovra economica

Alle imprese, il governo ha destinato circa 4 miliardi di euro per stimolare gli investimenti in nuovi macchinari e attrezzature. Sul fronte sanitario, ai rifinanziamenti già previsti dalla legge di bilancio 2025 — oltre 5 miliardi per il 2026, 5,7 miliardi per il 2027 e quasi 7 miliardi per il 2028 — si aggiungono 2,4 miliardi per il 2026 e ulteriori 2,65 miliardi per il biennio successivo. Per la famiglia e le politiche sociali il pacchetto vale 3,5 miliardi di euro nel triennio.

Tra le misure più rilevanti figura la revisione dell’Isee, con una modifica dei criteri di calcolo legati al valore della casa, al numero e all’età dei componenti del nucleo famigliare, l’impatto complessivo stimato è di circa 500 milioni di euro all’anno.  Un intervento, quest’ultimo, che si inserisce in un quadro sociale che resta critico. Secondo le ultime stime Istat, infatti, nel 2024 in Italia sono oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. Nel grafico in apertura, la distribuzione della povertà in Italia con il Sud che mantiene la quota più alta: 886mila famiglie, pari al 10,5% del totale regionale che vivono in condizione di povertà assoluta. 

Povertà tra i minori: 1,3 milioni di bambini in difficoltà economica

Non vanno molto meglio le cose nelle altre macro-ripartizioni, nel Nord-ovest le famiglie sotto la soglia di povertà sono 595mila (8,1%); nel Nord-est arrivano a 395mila (7,6%) mentre il Centro conferma i valori più bassi, con 349mila famiglie (6,5%).  I dati sulla povertà in Italia si aggravano quando si analizza l’impatto dell’indigenza per fasce di età: fra i minori si conferma
al 13,8%, equivalente a 1,3 milioni di ragazze e ragazzi, si tratta del  valore più elevato della serie storica dal 2014.

I più svantaggiati sono i minori del Mezzogiorno, dei quali il 16,9% è sotto la soglia di povertà. Per i giovani adulti (18-34 anni), la percentuale scende all’11,7%, pari a 1 milione e 153mila individui.  Per i 35-64enni si mantiene al 9,5%, anch’esso valore massimo raggiunto dalla serie storica, e fra gli over 65 tocca il 6,4%.

povertà in italia

Famiglie numerose e povertà: una su cinque è indigente

E dove la famiglia è più numerosa, la povertà è più profonda: raggiunge il 21,2% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,2% tra quelle con quattro, per scendere all’8,6% tra le famiglie di
tre componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su cinque è in povertà assoluta (19,4%) e anche per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari, l’incidenza è superiore alla media (15,7%); in povertà assoluta più di una famiglia su 10 tra quelle monogenitore (11,8%).

Non solo, l’intensità della povertà aumenta in presenza di minori, questo dato – che fotografa quanto è povera una famiglia – mostra quanto la spesa mensile delle famiglie meno abbienti sia mediamente al di sotto della linea di povertà: si conferma stabile a livello nazionale (18,4%), nel Nord (18,5%, con valori pari al 19,1% nel Nord-ovest e 17,6% nel Nord-est) e nel Centro (18,0%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un incremento: le stime salgono al 18,5% dal 17,8% del 2023, invece l’intensità della povertà per le famiglie con minori, è pari al 21,0%.

Stranieri più colpiti: povertà cinque volte superiore rispetto agli italiani

E se il quadro della povertà delle famiglie italiane è critico, quella delle famiglie straniere è tragico. Con un’incidenza di povertà che tocca il 35,6% tra gli stranieri, quasi cinque volte superiore a quella degli italiani (7,4%). Questa disparità non si attenua neanche in presenza di un’occupazione, visto che una famiglia straniera con un membro che lavora ha un rischio di povertà quasi sette volte superiore rispetto a una famiglia italiana con un’analoga situazione.

La situazione è ancora più critica per le famiglie straniere con minori, dove l’incidenza di povertà raggiunge il 40,5%, un valore cinque volte più elevato rispetto alle famiglie italiane con figli. Le disparità sono evidenti anche a livello geografico, con un divario di oltre 33 punti percentuali tra stranieri e italiani nel Mezzogiorno, e un’incidenza particolarmente alta nei comuni più piccoli.

L’Italia è nona in Europa per rischio di esclusione sociale

La situazione, se allarghiamo l’analisi a livello europeo, non migliora. L’Italia, tra i 27 Paesi che compongono l’Unione Europea, è al nono posto per persone a rischio di indigenza, nel nostro Paese si concentra il 23,1% dei cittadini europei a rischio di esclusione sociale a causa della povertà. Lo vediamo meglio nel grafico qui in alto, (da sottolineare come Eurostat a differenza di Istat, includa nel calcolo anche i cittadini esposti al rischio di indigenza). Peggio di noi la Grecia, al primo posto con il 26,9%, e la Spagna, 25,8%. Anche in Europa, la presenza di figli aumenta il rischio di povertà, ma vi sono grandi differenze tra i Paesi: le percentuali più alte si registrano in Romania (30,4%) e Spagna (30,2%), mentre i tassi più bassi si osservano in Slovenia (9,8%), Cipro (12,7%) e Paesi Bassi (13,0%).

Fonte: Istat; Eurostat
I dati si riferiscono al 2024-2025

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