Libertà (religiosa) vo’ cercando

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In gran parte del mondo, confessare il proprio credo può essere un problema

 

Sebbene la secolarizzazione avanzi in tutto il mondo, le religioni fanno ancora paura. La mappa dei Paesi che pongono restrizioni alla confessione del proprio credo, pubblicata recentemente da Pew Research, uno dei più grandi centri di ricerca sociale del mondo, indipendente e non profit, fa infatti riflettere.

Su un planifesfero, i ricercatori hanno rappresentato l’aree di restrizione della liberatà religiosa su una scala colore che va dal beige fino all’ocra, dove i colori chiari indicano vincoli scarsi o nulli, “low” ossia bassi,  vale a dire condizioni di libertà, e i colori via via più accesi, segnalano il passaggio a “moderate” ossia restrizioni sì ma contenute, “high” cioè elevate, e “very high”, molto alte, il top della illibertà religiosa.

A colpo d’occhio, le parti del mondo dove professare il proprio credo è un problema: spiccano i Paese, islamici, del Golfo e del Pacifico, la Turchia di Erdogan, la Russia putiniana e la Cina post-comunista dove, la Chiesa cattolica ha da essere “patriottica” coi vescovi nominati da Pechino, e dove i praticanti della filosofia Feng shui lamentano repressioni e le minoranza islamiche idem.

In Europa la colorazione si fa intesa in Francia, Spagna e in Germania, probabilmente per i limiti imposti dallo Stato a certe manifestazioni in luoghi pubblici, come la legge francese che vieta l’hijab a scuola, mentre è chiara nella liberale Gran Bretagna.

Da notare che Paesi cattolici come l’Italia e la Polonia, alcuni stati dell’America latina, sono tra i più aperti. E lo stesso si può dire degli stati, a maggioranza islamica, dell’Africa subsahariana, come Mali e Niger, dove i sunniti sono fra l’80 e il 90%.

 

Pubblicato il: 12 luglio 2015

I dati si riferiscono al: Febbraio 2015

Fonte: Pew Research

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