Le sperimentazioni della settimana di quattro giorni e i lanci globali

L’idea di lavorare quattro giorni a settimana invece di cinque non è recente. Negli anni Cinquanta Richard Nixon la prometteva agli americani come orizzonte non lontano. Mezzo secolo dopo, decine di sperimentazioni hanno trasformato l’intuizione in una proposta concreta. Vale la pena capire cosa è cambiato.

I numeri che hanno cambiato la conversazione

La svolta è arrivata con i dati. Lo studio coordinato da Boston College e 4 Day Week Global, pubblicato a luglio 2025 su Nature Human Behaviour, ha analizzato 141 aziende, 2.896 dipendenti e sei paesi (Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti) per sei mesi. Tutti i partecipanti hanno ricevuto il 100% dello stipendio per l’80% delle ore. Il 90% delle imprese ha scelto di mantenere il modello, il burnout è sceso del 71%, la qualità del sonno è migliorata del 16% e le candidature sui posti vacanti sono cresciute dell’88%. Una società di software britannica ha registrato un aumento del fatturato del 130% nel periodo di test.

Come passare la giornata che si guadagna

Le sperimentazioni hanno mostrato un effetto secondario interessante: la giornata libera in più non viene usata in modo prevedibile. Una parte significativa dei dipendenti la dedica a riposo e famiglia, ma altri la usano per attività sportive, hobby, viaggi brevi, formazione personale o intrattenimento digitale. Le piattaforme di intrattenimento ne hanno preso atto: dal binge-watching su streaming alle community di gaming, dagli eventi sportivi in palinsesto fino ai cataloghi di casino online, Slotoro tra questi, tutti i settori del tempo libero hanno registrato spostamenti di consumo verso le fasce orarie tradizionalmente occupate dal lavoro. Redistribuire le ore lavorate ridistribuisce anche le ore di consumo.

I tre modelli più diffusi

Quando si parla di settimana corta si tende ad accorpare formule molto diverse tra loro. Le ricerche internazionali del 2024-2026 distinguono tre famiglie principali:

  • Modello 100-80-100, dove le ore settimanali scendono da 40 a 32 mantenendo stipendio e produttività attesa al 100%, promosso da 4 Day Week Global.
  • Modello compresso, dove le 36-40 ore restano invariate ma vengono concentrate su quattro giorni da 9-10 ore, adottato da Intesa Sanpaolo e dalla PA italiana.
  • Formule ibride o alternate, dove le settimane corte si alternano a quelle tradizionali secondo una programmazione mensile, come in Lamborghini e Sace.

Il 100-80-100 produce i risultati più forti sul benessere; il modello compresso è più facile da adottare perché non richiede ridiscussioni contrattuali profonde.

Dove la settimana corta è già realtà

Il fenomeno non è uniforme nel mondo. Alcuni paesi hanno fatto scelte di sistema, altri si muovono per esperimenti settoriali, altri restano in fase di dibattito politico.

PaeseApproccioStato attuale
IslandaStudio nazionale 2015-201986% della forza lavoro ha diritto a orari ridotti
Regno UnitoPilota privato 2022 + adesioni successive2,7 milioni di lavoratori (11%) su 4 giorni
BelgioRiforma 2022Possibilità legale di concentrare le ore su 4 giorni
SpagnaLegge maggio 202537,5 ore settimanali a parità di stipendio
ItaliaSperimentazioni private + PA dal 2025190.000 dipendenti pubblici idonei, base volontaria
Portogallo (Azzorre)Pilota pubblico in corsoEstensione possibile al privato

Il quadro italiano nel pubblico

Il nuovo CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, firmato a gennaio 2025, ha introdotto la possibilità per circa 190.000 dipendenti pubblici di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici (Inps, Inail e altri) di concentrare le 36 ore settimanali su quattro giorni da nove ore. L’adesione è volontaria e non si applica agli sportelli al pubblico e alle strutture sanitarie. La proposta di legge sulla settimana corta resta ferma in Commissione Lavoro alla Camera, ma il dibattito politico è ormai bipartisan.

Il quadro italiano nel privato

Sul fronte privato la sperimentazione procede in ordine sparso ma con segnali stabili. Intesa Sanpaolo ha esteso il modello 4×9 a oltre 600 filiali tra il 2023 e il 2025, con quasi la metà dei dipendenti idonei che hanno aderito e l’80% del personale che la definisce innovativa. Luxottica ha allargato il programma Time4You a circa 15.000 lavoratori; Lavazza, Lamborghini, Sace e Plasmon hanno avviato formule personalizzate. I lavoratori italiani restano tra i più stakanovisti d’Europa, con 47 ore settimanali medie per gli autonomi e 36,6 per i dipendenti.

Le critiche e i limiti

Non tutti gli osservatori sono entusiasti. Una review sistematica del 2023 pubblicata su Management Review Quarterly ha confermato i miglioramenti su morale, soddisfazione lavorativa e turnover, ma ha anche identificato problemi: difficoltà di pianificazione, monitoraggio della performance più intenso e rischio che i benefici svaniscano nel tempo. La professoressa Tammy Allen dell’University of South Florida ha definito “honeymoon effect” il rischio che l’entusiasmo iniziale ceda con il passare delle settimane. Altri studiosi notano che il modello si adatta bene al lavoro intellettuale ma molto meno alla sanità, all’ospitalità o alla produzione continua, dove la presenza fisica costante resta necessaria.

Verso un nuovo equilibrio del tempo

La settimana di quattro giorni non è una soluzione universale. Funziona bene in alcuni contesti, meno bene in altri, e richiede una progettazione organizzativa attenta per produrre i risultati osservati negli esperimenti. Quello che le sperimentazioni recenti hanno dimostrato in modo abbastanza convincente è che il rapporto storico tra ore lavorate e produttività generata non è più automatico, e che la qualità del tempo lavorato pesa più della sua quantità. La domanda da affrontare ora non è se la settimana corta funziona, è quali settori, professioni e organizzazioni possono trarne beneficio senza compromessi.