Il 30% sono in Sicilia e il 61% al Sud. In Lombardia 231, in Basilicata solo una
Al 19 novembre 2021 il numero di aziende confiscate definitivamente sono 2.768. Il 30% si trova in Sicilia. Sono i dati, recentissimi, pubblicati dal portale “Aziende confiscate” del Ministero dell’Interno. Il portale raccoglie le informazioni dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati ai mafiosi e confiscati (Anbsc). Sono statistiche che danno un quadro abbastanza preciso degli sforzi delle autorità nel combattere la criminalità organizzata. Non sorprende, allora, che la maggior parte delle imprese sottoposte a tali misure si concentri nelle regioni dove è più alta l’incidenza di reati legati alla mafia.
Beni sequestrati ai mafiosi, i numeri per regione
Come mostra il grafico a torta in alto, quasi i due terzi (61,38%) delle imprese confiscate si trova in tre regioni del Sud: Sicilia, Campania e Calabria. Ma non solo nel Mezzogiorno. Il Lazio, infatti, si trova al terzo posto in valore assoluto, con 407 aziende sottoposte a confisca definitiva, il 14,7% del totale. La Sicilia, come detto, è ampiamente prima con 847 imprese (il 30,6%), seguita dalla Campania, con 517 (18,68%). La Calabria è invece quarta con 335, il 12,1%. Sebbene in queste regioni ci siano meno imprese rispetto al Nord, il numero di confische è largamente superiore.
Se si prende ad esempio la regione più ricca d’Italia, la Lombardia, si vede come a fronte di 814.691 imprese, il numero di confische sia relativamente basso, pari a 231. Dunque, ogni mille aziende le confische sono pari a 0,28. In Sicilia, che conta 270.119 imprese, i numeri sono molto più alti: 3,13 confische ogni mille. Per quanto riguarda la parte bassa della classifica, la regione con meno confische è la Basilicata con una sola azienda.

Sequestro, confisca e confisca definitiva
Ci sono differenze tra i tre provvedimenti relativi alla gestione dei beni frutto di attività illecite. La prima misura ad essere adottata è il sequestro, che è disposto quando l’autorità giudiziaria ritiene che l’attività economica svolta presupponga azioni illecite o che costituisca il reimpiego di risorse di provenienza illecita. La confisca, invece, interviene successivamente al sequestro e comporta una probabilità abbastanza alta di espropriazione del bene. Infine, attraverso la confisca definitiva l’azienda è acquisita al patrimonio dello Stato. A tale provvedimento si perviene dopo i tre gradi di giudizio (primo grado, appello e Cassazione).
Aziende confiscate: il 23% sono attive nell’edilizia
Per avere un’idea sui settori privilegiati per la commissione di reati si può guardare al tipo di attività svolta dalle aziende confiscate. Come mostra il grafico in alto, il 23,05% delle imprese sottoposto a confisca rientra nell’ambito dell’edilizia: ben 638 aziende. Al secondo posto c’è, con 595 imprese, il settore del commercio al dettaglio, di quello all’ingrosso e la riparazione di autoveicoli (21,5%). Infine, seguono con distacco le attività di servizi di alloggio e ristorazione (257 aziende, il 9,28%). Un ultimo dato interessante riguarda la tipologia di imprese oggetto di confisca. Come si vede dalle statistiche messe a disposizione dal portale del Ministero dell’Interno, 1.739 sono società di capitali (62,83% del totale), 608 imprese individuali (21,97%) e 419 società di persone (15,14%).
I dati si riferiscono al 2021
Fonte: portale Aziende Confiscate del Ministero dell’Interno
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