Il piccolo Stato esporta quasi solo oro nero. E cambiare non è facile
Il prezzo del petrolio è in grado di influenzare molto più che il prezzo della benzina o del gasolio. Oscillazioni eccessive del prezzo del petrolio provoca rivoluzioni, cambi di regime na anche crisi economiche devastanti per i Paesi produttori, soprattutto per quelli che basano la loro intera economia sull’export del petrolio. E’ il caso del Kuwait. Il grafico mostra la variazione percentuale del Pil dei Paesi del GGC (Gulf Cooperation Council), che riunisce i principali produttori di petrolio nel Golfo Persico.
L’economia del Golfo Persico e il prezzo del petrolio
Come si vede, il calo del prezzo del petrolio, in corso dal 2014, ha avuto un forte impatto sulle economie dei Paesi del GGC, le cui esportazioni, Pil e, di conseguenza, le entrate fiscali dipendono fortemente dall’oro nero.

Per mantenere un livello di entrate fiscali adeguato alle esigenze dello Stato, questi Paesi avrebbero bisogno di vendere il proprio petrolio ad almeno 70 dollari al barile. Ma, attualmente, le quotazioni petrolifere danno un prezzo stabilmente sotto i 40 dollari. Di conseguenza, il deficit nelle entrate fiscali è aumentato fortemente e i Paesi del GGC hanno concordato di introdurre tutti l’Iva del 5% dall’inizio del 2017.
Il Kuwait soffre più degli altri del calo del prezzo del petrolio
In Kuwait, il Pil è diminuito da 174,16 miliardi di dollari del 2013 ai 163,2 miliardi del 2014 e a 112,8 miliardi nel 2015. Avendo meno di 4 milioni di abitanti, resta comunque molto ricco. Ma le sue esportazioni sono costituite al 95% da petrolio, che porta anche il 75% delle entrate fiscali, crollare di quasi il 50% nel 2015.
Dato che la spesa pubblica non è stata ridotta in proporzione, il Kuwait si trova ad affrontare il primo deficit fiscale (3,6% del PIL) dal 1999. La bilancia dei pagamenti è sempre positiva, ma l’attivo si è ridotto dal 30% del PIL al 9,6% tra il 2014 e il 2015. Il Governo ha varato un programma di riforma della pubblica amministrazione, di riduzione della spesa pubblica, di privatizzazione e di incentivi allo sviluppo delle piccole e medie imprese e agli investimenti esteri. Lo scopo è preparare il Paese a un’economia che non dipenda più dal petrolio. Ma, per il momento, lo Stato investe anche nella costruzione di una nuova raffineria e nella modernizzazione di quelle che già esistono: è l’unico modo per far risalire il Pil a breve termine.
I dati si riferiscono al periodo 2013-2015.
Fonte: Banca Mondiale
Leggi anche:
Così gli Usa hanno messo in crisi i big del petrolio
Il suicidio dell’Opec: produce più petrolio
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.
