Nel 2023 erano 914.860 (l’11,2% del totale) e crescono del 4,9% ogni anno
Se le diverse proposte di Ius scholae, che prevedono la concessione della cittadinanza italiana dopo il completamento di uno o più cicli di studi, dovessero vedere la luce, nei prossimi anni sarebbero quasi un milione gli studenti che diventerebbero italiani anticipatamente. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Miur, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si riferiscono all’anno scolastico 2022/23, sono, infatti, 914.860 i ragazzi stranieri che frequentano il sistema scolastico statale e non statale nel nostro Paese, ma i numeri sono in crescita ogni anno.
Quanti sono i ragazzi stranieri a scuola
In quello considerato, per esempio, gli studenti senza cittadinanza italiana sono aumentati del 4,9% rispetto al precedente. Per il 2023/24 non sono ancora presenti dati completi e dettagliati, ma abbiamo il totale relativo alle sole scuole statali, dove i ragazzi non italiani iscritti sono stati 869.336, ovvero un altro 4,9% in più rispetto al 2022/2023. Se gli iscritti stranieri alle scuole paritarie fossero anche solo stabili si supererebbe il milione di studenti con cittadinanza non italiana. Naturalmente la concessione di tale cittadinanza a questa platea avverrebbe gradualmente, man mano che questi ragazzi rientrassero nei requisiti dello Ius scholae, di cui ci sono varie versioni. Vediamole.
Un ciclo di 5 o 10 anni di studi, di Ius scholae ce n’è più di uno
La proposta più avanzata, di parte dell’opposizione, prevede che chi sia arrivato nel nostro Paese prima dei 12 anni possa diventare formalmente italiano dopo un ciclo scolastico di 5 anni, quindi dopo le scuole elementari o quelle superiori. Quella di Forza Italia, invece, richiede che i ragazzi stranieri abbiano completato 10 anni di studi, quindi otterrebbero la cittadinanza alla fine della scuola dell’obbligo, a 16 anni. Oggi, ricordiamolo, è previsto che si possa richiederla a 18 anni, ma solo se si è nati in Italia. Per chi vi fosse giunto da bambino, fosse extracomunitario e avesse genitori anch’essi stranieri la procedura è quella standard, con la richiesta possibile dopo 10 anni di residenza nel Paese, ma in questo caso ci sono anche requisiti di reddito da rispettare, non sempre facilmente raggiungibili da dei giovani. Per i comunitari, invece, bastano 5 anni di residenza.
Lo Ius scholae rappresenta, agli occhi dei proponenti, una soluzione di compromesso tra la permanenza delle regole attuali e lo Ius soli, di cui pure in passato si è parlato. Questo prevede la concessione automatica della cittadinanza a chi nasce sul territorio del Paese in questione. In Europa non è adottato in nessuno Stato mentre nelle Americhe quasi ovunque, anche negli Usa e in Brasile.
La massima concentrazione di studenti stranieri è alle elementari
Se dovesse passare la proposta più estensiva, quella che prevede sia sufficiente un ciclo di studi, per esempio quello delle elementari, per ottenere la cittadinanza, il primo anno sarebbero moltissimi ragazzi ad ottenerla. Utilizzando i dati dell’anno scolastico 2022/23, gli unici per ora dettagliati, erano 423.479 gli studenti delle medie e delle superiori con cittadinanza non italiana. Considerando che molti di questi hanno completato il ciclo primario nel nostro Paese, al momento dell’approvazione dello Ius scholae, sarebbero molte centinaia di migliaia a ritrovarsi cittadini italiani. Sarebbero invece meno della metà se passasse la proposta di aspettare la fine della scuola dell’obbligo.
Ma sarebbe solo una questione di tempo, l’incidenza dei ragazzi stranieri su quelli totali è cresciuta negli anni e cresce man mano che diminuisce la fascia di età considerata, come si vede nella nostra infografica. È dell’8,4% nel ciclo delle superiori, in cui sono 227.697, dell’11,7% alle medie, dove sono 195.782, e del 13,3% alle elementari, in cui arrivano a 330.143. Sono un po’ meno, il 12,5%, nella scuola d’infanzia, anche perché presumibilmente in molte famiglie di immigrati i bambini vengono tenuti a casa fino all’inizio della scuola dell’obbligo.
Tuttavia è alle scuole superiori che la presenza di studenti senza cittadinanza italiana è aumentata di più nel tempo, in 10 anni, tra l’anno scolastico 2012/13 e il 2022/23 questi sono cresciuti del 30%, mentre alle elementari e alle medie del 20% e del 15%. Si tratta dell’effetto del picco dell’immigrazione degli anni 2000, quando il ritmo degli arrivi di stranieri e soprattutto le nascite dei loro figli salivano molto più velocemente di quanto avvenuto nel decennio successivo e in quello attuale.

Ius scholae: il 65,4% degli studenti stranieri è nato in Italia
Le nascite, appunto. La grande maggioranza dei ragazzi senza cittadinanza italiana che potrebbero beneficiare dello ius scholae è nata in Italia. Per loro lo Ius scholae significherebbe solo un anticipo di alcuni anni della cittadinanza italiana, cui ora hanno diritto a 18 anni, anche se si tratta di anni peculiari, quelli dell’adolescenza. Parliamo del 65,4% degli studenti stranieri, una percentuale che è stata piuttosto stabile negli ultimi anni e che raggiunge un picco dell’81% tra chi frequenta la scuola materna, mentre è del 50,6% tra chi studia alle superiori. Perlomeno in quest’ultimo caso, però, è evidente un cambiamento, tra i 14-19enni stranieri nel 2018/19 i nati in Italia erano meno, il 36,4%. Questo incremento è figlio dell’incremento delle nascite nelle famiglie di immigrati negli anni 2000.
Sono gli studenti con cittadinanza cinese quelli con la più alta percentuale di nati in Italia, ben l’89,5%, e con loro quelli appartenenti alle comunità di più antica data, come la rumena, tra cui sono il 76,5%, la marocchina, 74,3%, l’albanese, 70,3%. Gran parte dei pakistani (52,3%) e metà dei bengalesi (49,7%) invece, è venuto alla luce nel Paese di origine, da cui l’emigrazione verso l’Italia è iniziata più recentemente.
A livello geografico non stupisce che sia nelle regioni in cui il fenomeno migratorio è più vecchio che la percentuale di studenti stranieri nati nel nostro Paese è maggiore, per esempio in Veneto raggiunge il 71,2%, mentre è inferiore al 50% in alcune regioni del Mezzogiorno, come Calabria, Campania, Molise, Basilicata, dove i flussi di stranieri sono più recenti e spesso legati agli sbarchi nel Mediterraneo.
In provincia di Prato i ragazzi stranieri sono il 28%
È proprio una delle province con maggiore immigrazione e allo stesso tempo quella con più cinesi che vedrebbe il maggior impatto dell’applicazione dello Ius scholae, la provincia di Prato. Qui gli studenti con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2022/23 erano ben il 28%. Segue Piacenza, con il 25,22%, Parma con il 21,3% e Mantova con il 21,1%. Percentuali sopra il 20% si trovano anche nelle province di Lodi, Asti, Imperia e Cremona.
In queste realtà si intersecano diversi fattori, c’è una forte presenza straniera impiegata nell’agricoltura, perlomeno nel caso del mantovano, del parmense, del lodigiano, del cremonese, e la stagnazione demografica che caratterizza in particolare le aree rurali ha diminuito la presenza di studenti italiani. È qui, dove nascono meno bambini da famiglie autoctone, che si fa più sentire il ruolo degli immigrati nella vita economica e sociale ed è qui che lo Ius scholae potrebbe sortire gli effetti maggiori, anticipando l’ottenimento della cittadinanza per una parte importante della popolazione di queste aree.
I dati si riferiscono all’ a.s 2022/2023
Fonte: Miur
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