Con più produzione anche l’Irap porta soldi alle casse pubbliche: 30 miliardi
Le tasse non sono mai una buona notizia. O quasi. Perché quando lo Stato incassa di più dalle imprese, di solito significa che le imprese hanno guadagnato di più. Nel 2023 almeno è andata così: dietro ai numeri del gettito c’è una storia di utili in crescita e quindi un ecosistema produttivo in salute.
Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2023 lo Stato ha incassato 56,4 miliardi di euro di Ires e 30 miliardi di euro di Irap. La prima si applica sugli utili delle società, la seconda sul valore della produzione. Se entrambe aumentano, significa che le imprese hanno generato più margini e più attività economica. Il fisco, questa volta, quindi non certifica un problema, ma segnala una buona condizione di salute.
Cos’è l’Ires e perché cresce
L’Ires è l’imposta che le imprese devono pagare sull’utile, non sul fatturato. Si applica su ciò che resta dopo aver coperto tutti i costi: stipendi, fornitori, affitti, energia, interessi. È il margine finale, non il volume d’affari. Per questo è un indicatore diretto della redditività dell’azienda. Nel 2023 lo Stato ha incassato 56,4 miliardi di euro di Ires, con una crescita del 13,8% rispetto all’anno precedente.
Il reddito d’impresa complessivo dichiarato ha raggiunto 287,8 miliardi di euro, in aumento del 12,8%. Significa che si è allargata la base su cui si è potuto calcolare l’imposta. L’aliquota, cioè la percentuale con cui si calcola l’imposta sull’utile, non è mai stata cambiata. È aumentata invece la base su cui quella percentuale si applica. Il gettito più alto è quindi il risultato di utili tassabili più elevati, non di un aumento delle tasse.
Chi contribuisce al gettito dell’Ires
Non tutte le società versano l’Ires con le stesse modalità. Come si vede anche dal grafico, su 56,4 miliardi di euro complessivi, 37,2 miliardi provengono da imprese che calcolano e pagano l’imposta in modo autonomo, senza aderire al consolidato fiscale. Parliamo, ad esempio, di una Srl manifatturiera, di una società di servizi informatici o di una media impresa commerciale che chiude il proprio bilancio e applica l’aliquota direttamente sul proprio utile. Questa componente è cresciuta dell’11,3% rispetto all’anno precedente. Significa che molte aziende, prese singolarmente, hanno registrato utili più elevati e hanno versato più Ires senza poter compensare eventuali perdite di altre società del gruppo. È il meccanismo più semplice: ogni impresa risponde per sé, sulla base dei propri conti.
Altri 18,4 miliardi di euro arrivano da società che applicano il consolidato fiscale, con una crescita del 19,6%. Qui non si parla della singola azienda, ma di gruppi strutturati: per esempio una holding industriale con più controllate, un grande gruppo della distribuzione con società operative diverse, oppure un conglomerato che opera in settori differenti. In questo regime i bilanci vengono messi insieme: l’utile di una società può compensare la perdita di un’altra prima di calcolare l’imposta complessiva del gruppo. L’aliquota resta la stessa, ma la base imponibile si calcola a livello aggregato. È una modalità tipica delle realtà più grandi e spiega perché una parte significativa del gettito provenga da qui.
Infine, 768 milioni di euro, in aumento del 6,6%, sono dichiarati dagli enti non commerciali che svolgono anche attività economica. Si tratta, ad esempio, di fondazioni, associazioni o enti del Terzo Settore che, oltre alla loro attività istituzionale, generano redditi imponibili attraverso servizi, locazioni o iniziative commerciali. Anche queste realtà, quando producono utile tassabile, rientrano nel perimetro dell’Ires.
Quante sono le imprese italiane
Nel 2023 il sistema produttivo italiano è stato composto da 3.053.503 imprese. È un universo molto eterogeneo: dentro questo numero convivono attività individuali, studi professionali, piccole società familiari e grandi gruppi industriali. La dimensione giuridica non è solo una formalità burocratica: incide infatti su come si pagano le imposte e su quanto ciascuna categoria contribuisce al gettito complessivo.
Chi pesa di più nel sistema fiscale italiano
Se si guarda solo ai numeri, la sorpresa è questa: la categoria più numerosa non è la ditta individuale, ma la società di capitali, che conta 1.383.554 unità. Subito dopo vengono le 1.117.044 ditte individuali e le 552.905 società di persone. È la fotografia di un sistema produttivo variegato, dove convivono forme giuridiche diverse e dimensioni molto differenti. Quando però si passa dal numero delle imprese al peso fiscale, la prospettiva cambia. Sono le società di capitali a generare quasi interamente il gettito Ires, perché è su di loro che si applica l’imposta sugli utili.
Onlus ed enti non profit: quanto dichiarano
Accanto alle imprese in senso stretto, il sistema fiscale intercetta anche il mondo degli enti non commerciali. Nel 2023 hanno presentato dichiarazione 145.162 contribuenti, tra cui 5.859 Onlus. La componente più ampia è quella delle associazioni non riconosciute e dei comitati, che rappresentano il 63,6% del totale, seguiti dagli enti con personalità giuridica, pari al 10,3%. Non si tratta di soggetti nati per fare profitto, ma possono comunque generare redditi imponibili.
Nel complesso hanno dichiarato 4,2 miliardi di euro di reddito, di cui 4 miliardi effettivamente imponibili. È una quota molto più piccola rispetto a quella delle società di capitali, ma mostra che anche il Terzo Settore, quando svolge attività economica, entra a pieno titolo nel perimetro del prelievo fiscale.
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Turismo, costruzioni e finanza spingono gli utili
La crescita del reddito d’impresa segue traiettorie settoriali precise. Nel 2023 alloggio e ristorazione registrano un aumento del 39,6% del reddito imponibile. Il motivo è legato al ritorno dei flussi turistici e alla ripresa della mobilità: più presenze si traducono in camere occupate e servizi venduti. Lo stesso vale per le costruzioni, che segnano un +37,7%. La chiusura dei cantieri e la consegna dei lavori avviati negli anni precedenti e la fatturazione dei lavori si sono tradotte in redditi tassabili nel 2023.
Diversa la dinamica delle attività finanziarie e assicurative, in crescita del 27,6%. Qui il fattore decisivo è il rialzo dei tassi di interesse. Per le banche può significare un margine più ampio tra interessi incassati sui prestiti e interessi pagati sulla raccolta; per le assicurazioni incide sui rendimenti della gestione finanziaria. In tutti e tre i casi il meccanismo è lo stesso: quando aumenta la capacità di generare margini, cresce il reddito imponibile. E quando cresce il reddito imponibile, aumenta anche l’imposta sulle società.
Cos’è l’Irap e come funziona
A differenza dell’Ires, che si applica sull’utile finale, l’Irap colpisce il valore della produzione: misura quanto un’impresa genera con la propria attività prima di arrivare al risultato netto. In altre parole, l’Ires guarda al profitto, l’Irap al “volume” di economia prodotto lungo l’anno. Nel 2023 hanno presentato la dichiarazione Irap 2.110.970 contribuenti, tra imprese e amministrazioni pubbliche. È quindi un’imposta che intercetta una platea molto ampia del sistema produttivo.
La base imponibile complessiva ha raggiunto 580 miliardi di euro, in crescita del 9,7%, da cui derivano 30 miliardi di euro di imposta dichiarata, con un valore medio di 23.140 euro per contribuente. La chiave di lettura è che l’Irap segue l’andamento dell’attività economica più che quello dei profitti: se aumenta la produzione complessiva, cresce automaticamente anche l’imposta. Può quindi salire anche quando i margini non crescono nella stessa proporzione.
Irap: dove si paga di più
La platea dell’Irap cresce leggermente: i contribuenti aumentano dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Di questi, 1.851.661 soggetti dichiarano un valore della produzione diverso da zero, per un totale di 526 miliardi di euro di valore netto prodotto. Dentro questa cifra rientrano anche 125 miliardi di euro di retribuzioni della Pubblica amministrazione, che costituiscono base imponibile Irap. L’imposta complessiva dichiarata aumenta dell’8,5%, con una crescita ancora più marcata per le società di capitali, pari al 14,5%. Il dato segnala che l’incremento dell’attività produttiva si è tradotto direttamente in maggiore gettito regionale.
Dal punto di vista territoriale, la distribuzione dei contribuenti riflette la geografia economica del Paese: il 28,4% ha domicilio fiscale nel Nord-Ovest, il 21,4% nel Nord-Est, il 23,2% nel Centro e il 27% nel Sud e nelle Isole. Non è solo una ripartizione statistica: mostra dove si concentra la base produttiva su cui si calcola l’Irap. Anche in questo caso il fisco diventa una mappa dell’attività economica, indicando dove si genera il valore che poi viene tassato.
Incentivi alle imprese: i crediti d’imposta
Accanto a Ires e Irap, il Ministero dell’Economia richiama anche il capitolo dei crediti d’imposta: strumenti che non aumentano il gettito, ma lo riducono per chi effettua investimenti. In pratica, una parte delle spese sostenute per innovare o acquistare beni produttivi può essere utilizzata per abbattere l’imposta dovuta. Nel 2023 il credito per beni materiali 4.0 è stato dichiarato da oltre 29.000 soggetti, per un valore di 2,1 miliardi di euro. Quello per beni immateriali 4.0, come software e sistemi digitali, ha coinvolto oltre 4.700 società, per 86,8 milioni di euro. Il credito per ricerca e sviluppo, transizione ecologica e innovazione tecnologica è stato utilizzato da oltre 11.800 soggetti, per un totale di 920 milioni di euro. Sono risorse che riducono il carico fiscale a fronte di investimenti produttivi e innovativi.
Domande e risposte, clicca per aprire
Quanto ha incassato lo Stato da Ires e Irap nel 2023?
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Nel 2023 lo Stato ha incassato 56,4 miliardi di euro di Ires e 30 miliardi di euro di Irap. L’aumento riflette una crescita dei redditi imponibili delle imprese.
Cos’è l’Ires e perché è aumentata?
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L’Ires è l’imposta sugli utili delle società. Nel 2023 è cresciuta del 13,8% perché è aumentato il reddito d’impresa dichiarato, salito a 287,8 miliardi di euro. L’aliquota è rimasta invariata.
Chi contribuisce di più al gettito Ires?
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37,2 miliardi provengono da società che pagano l’imposta autonomamente, 18,4 miliardi da gruppi in consolidato fiscale e 768 milioni da enti non commerciali con attività economica.
Quante sono le imprese italiane?
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Nel 2023 le imprese sono 3.053.503: 1.383.554 società di capitali, 1.117.044 ditte individuali e 552.905 società di persone.
Cos’è l’Irap e come funziona?
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L’Irap colpisce il valore della produzione, non l’utile finale. Nel 2023 la base imponibile è stata di 580 miliardi di euro, con 30 miliardi di imposta dichiarata.
Quali settori hanno spinto la crescita degli utili?
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Alloggio e ristorazione (+39,6%), costruzioni (+37,7%) e attività finanziarie e assicurative (+27,6%) hanno registrato i maggiori aumenti del reddito imponibile.
Quanto valgono i crediti d’imposta per le imprese?
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Nel 2023 il credito per beni materiali 4.0 vale 2,1 miliardi di euro, quello per ricerca e sviluppo 920 milioni e quello per beni immateriali 4.0 86,8 milioni.