Prato è la provincia italiana con più immigrati in Italia

Seguono Piacenza e Parma. Ecco che cosa emerge dall’ultimo censimento

L’Italia e la sua demografia stanno cambiando, anche se lentamente vista l’età media molto alta della popolazione. Uno degli aspetti più vistosi del cambiamento riguarda la presenza degli immigrati in Italia. L’immigrazione negli ultimi anni è rallentata, nonostante il picco degli sbarchi dal Mediterraneo intorno al 2015-2018. Tuttavia sono sempre più numerosi i figli di coloro che sono arrivati ormai da molto tempo, anche 25-30 anni. Si tratta di seconde generazioni che figurano ancora nelle statistiche come stranieri, in attesa dell’eventuale acquisizione della cittadinanza a 18 anni, oppure dopo se, come pure spesso accaduto, sono giunti molto piccoli in Italia al seguito o dopo i genitori.

Quanti sono gli immigrati in Italia?

Secondo i dati del censimento permanente nel 2019 gli stranieri e gli apolidi erano l’8,45% dei residenti. Ma ancora più che in altre statistiche le cose cambiano molto in base alla zone. Si raggiunge il 18,5% in provincia di Prato, un picco che risulta molto elevato anche in confronto alla seconda provincia con più popolazione straniera, Piacenza, dove si arriva al 14,5%, seguita da Parma e Milano al 14,1%. Dal lato opposto alcune aree più rurali del Sud. Nel Sud Sardegna sono solo l’1,7% gli immigrati, il 2% a Oristano, il 2,5% a Taranto, Nuoro, Enna.

percentuale di stranieri

Dove sono gli immigrati in Italia?

Se al Sud sono le province più periferiche quelle con meno stranieri questo non vuol dire che al Centro Nord invece questi siano di più nelle metropoli. Come si vede dai dati e dalle nostra infografiche non è a Milano e Torino che la loro proporzione è maggiore. Questo perchè gli stranieri sono presenti in modo più che proporzionale in quelle aree in cui l’economia si basa su industria, costruzioni, agricoltura, piuttosto che sui servizi avanzati. E così dove vi sono fabbriche e allevamenti, l’Emilia o Prato con il suo tessile in mano alla comunità cinese.

Le differenze però non sono solo geografiche. Ma anche demografiche. La percentuale di stranieri è molto più alta tra i più giovani, tra chi ha meno di 40 anni per intenderci, che tra gli altri. Coloro che sono arrivati negli ultimi 30 anni difficilmente superavano i 35-40 anni di età, e ora fanno più figli della media.

Gli stranieri nelle province italiane

E così a Prato la loro incidenza sale al 27,9% sotto i 20 anni e al 29,6% tra i 20 e i 39. Anche in queste fasce di età rimangono le province di Parma e Piacenza la seconda e la terza per proporzione di immigrati. Tra i 20 e i 39 anni, fascia in cui è massima la loro presenza, al quarto troviamo Mantova, dove l’agricoltura è molto rilevante. Le percentuali calano se l’età aumenta.

Tra i 40 e i 59 anni tra l’altro cresce invece l’importanza delle città metropolitane di Roma e Milano, che dopo la solita Prato sono quelle con più stranieri di quell’età. Forse perché gli immigrati in questa fascia lavorano soprattutto nell’ambito dell’assistenza agli anziani o la pulizia. Mentre rimangono le province sarde, pugliesi, siciliane quelle in cui la loro presenza è ai minimi, anche sotto il 3%. Sono pochi un po’ ovunque invece gli stranieri anziani. Arrivano al massimo al 4,5% a Rimini, e al 4,3%  Imperia e Reggio Emilia. Questo mostra come a differenza che per esempio in Inghilterra l’immigrazione in Italia sia un fenomeno recente, e come i ricongiungimenti di genitori non siano stati molto diffusi.

Ma vi è anche l’effetto dell’incremento del numero di anziani italiani, foraggiato dall’arrivo dei baby-boomer.

I dati si riferiscono al 2019

Fonte: ISTAT

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