Il concorrente è Pechino, che produce il 49,6% dell’acciaio mondiale con dazi e aiuti di Stato
Se anche si superassero i problemi legati al piano industriale Ilva presentato dai nuovi acquirenti del gruppo di Taranto (gli indiani di Arcelor Mittal) riuscirebbe la società pugliese (che però ha stabilimenti in tutta Italia) a competere sul mercato internazionale dell’acciaio? Vediamo i numeri.
Ce la farà l’Ilva?
Il problema è che l’Ilva è un colosso in Italia e in Europa, ma è una società-nana rispetto ai concorrenti. Nel grafico sopra è indicata la quantità di acciaio prodotta dai maggiori Paesi del mondo. Come si vede quasi la metà dell’acciaio del pianeta è prodotto in Cina: il 49,6%, per l’esattezza. Potrà l’Ilva competere?
La strada è in salita, anche perché l’Europa a 28 ne produce appena il 10,2%, quasi 4 volte meno. E in un settore come quello dell’acciaio i prezzi di vendita sono influenzati enormemente dalla quantità di produzione che si riesce a garantire: la Cina, in altre parole, è imbattibile per questo la crisi dell’acciaio italiano potrebbe non finire con l’acquisizione di Arcelor-Mittal.
Il piano industriale Ilva
Il piano industriale Ilva scritto da Arcelor Mittal, però, è ottimista perché conta sul fatto che la società, che oggi produce 5,7 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e ha ricavi per 2,2 miliardi di euro, possa arrivare a produrre a quota 8 milioni di tonnellate con ricavi per 4 miliardi. Come? Tra le altre cose grazie al connubio tra Ilva e le acciaierie che Arcelor Mittal già ha in Europa.

La brutta notizia è che per raggiungere questi obiettivi il piano industriale Ilva ha in programma 6mila esuberi che, però, dovrebbero essere riassorbiti e comunque utilizzati anche per realizzare quelle opere di bonifica ambientale previste dal piano.
Secondo il piano industriale Ilva, importerà acciaio
Il piano prevede che già l’anno prossimo si passi ad una produzione di 7,7 milioni di tonnellate annue per arrivare a 9 nel 2020 e 10,2 nel 2024. Obiettivi molto ambiziosi raggiungibili inserendo, secondo il piano industriale Ilva, la società tarantina nel network Arcelor ovvero, importando il prodotto semilavorato dalla società indiana per poi terminare la produzione soprattutto a Taranto.
Gli aiuti di Stato cinesi
A fronte di questi numeri c’è la Cina che non solo, come abbiamo visto, produce quasi la metà dell’acciaio mondiale, m, soprattutto, applica pratiche anti concorrenziali più volte denunciate anche dall’Unione europea. In pratica nel mondo c’è una sovraproduzione di acciaio rispetto alla domanda e per tenere aperte le fabbriche cinesi, Pechino ha deciso di sostenerle con aiuti di Stato e dazi all’importazione che impediscono alle imprese di altri Paesi di essere competitivi sul mercato mondiale.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Commissione europea
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