I protestati calano ma ci sono cambiali non pagate per 553 milioni
Non riuscire a saldare i debiti è l’incubo di tutti i debitori. Certo, tra questi ci sono anche i furbetti. Tuttavia, a livello statistico, non hanno molta rilevanza: la maggior parte delle persone non paga perché non può pagare. E quando le difficoltà economiche mordono non tutti sono in grado di saldare il conto con l’incubo di finire come segnalazione di cattivo pagatore. Per sapere quanti sono in Italia i cattivi pagatori bisogna andare sul sito dell’Istat, che pubblica periodicamente i dati raccolti dal Registro informatico dei protesti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto, relativo al 2019, il numero di protesti sono stati 412.962, di cui 349.392 cambiali (84,6%) e 63.570 assegni (15,4%), come si vede nel grafico in alto.
Che cosa è una visura protesti
Il protesto è un atto redatto da un pubblico ufficiale o da un notaio con il quale si attesta il mancato pagamento da parte di un cattivo pagatore. L’atto è fondamentale per chi ha in mano una cambiale non onorata da chi doveva pagarla in modo da poter costringere gli altri obbligati (se ci sono) a onorare l’impegno, se serve, agendo in giudizio. Con l’atto del notaio in mano si può far partire il calcolo degli interessi di mora e per chiedere il pignoramento. Per sapere se si è finiti in una segnalazione di cattivo pagatore occorre fare una visura protesti o una visura Crif.
Nonostante la maggiore diffusione degli assegni rispetto alle cambiali, i primi sono molto meno protestati delle seconde a causa delle normativa inerente ai titoli di credito. Il protesto, infatti, è necessario soltanto per gli assegni trasferibili, ovvero per quelli che possono essere scambiati tra più persone. Per quelli non trasferibili (con importo superiore ai mille euro), infatti, il mancato pagamento è sufficiente ad agire in giudizio per ottenere quanto dovuto.
I protesti sono in calo dagli anni ’70
I dati diffusi dall’Istat sul numero di protesti sono alti ma in costante calo dagli anni ’70 dopo il picco di 16milioni di fine anni ’60. Una cifra monstre, ma che tuttavia ha una sua spiegazione. Infatti, il calo decennale dei protesti è dovuto alla diffusione di altri mezzi di pagamento, come carte di credito, di debito e prepagate. Ciò risulta evidente dal numero di cambiali emesse, passate da oltre 11,3 milioni nel 2013 a 8,6 milioni nel 2019 (-23,8%). Dato confermato dal tasso di utilizzo di cambiali ogni mille abitanti: da 188 del 2013 a 144 nel 2019 (-23,1%). Stesso discorso vale per gli assegni; benché più diffusi, la loro riduzione è stata molto più marcata negli ultimi anni: -45,5%, da oltre 219 milioni nel 2013 a poco meno di 120 milioni nel 2019, come mostra il grafico sotto.
I cattivi pagatori sono sempre meno
Ma quanti sono i cattivi pagatori? E soprattutto, chi sono? L’Istat fornisce i dati di chi, per i più svariati motivi, non è riuscito a pagare. Nel 2019 i cattivi pagatori sono stati in totale 115.281, in calo del 53% rispetto al 2013. Distinguendo tra persone e imprese, emerge che sono in maggioranza le prime ad avere difficoltà nei pagamenti: nel 2019 ben 96.270 persone, l’83,5% del totale, hanno ricevuto almeno un protesto, mentre le imprese inadempienti sono state 19.011 (il 16,5%).

I dati sui protesti dal 2013 al 2019
L’Istat fa un confronto con il 2013, anno in cui gli effetti della crisi economica si sono fatti sentire di più. Non è un caso, allora, che rispetto a quell’anno tutti i dati relativi agli inadempimenti siano in forte calo. Come si vede dal grafico in basso, il numero di protesti è diminuito del 65,4%, mentre i cattivi pagatori del 53%. La riduzione del valore totale dei mancati pagamenti è ancora più evidente: -79,5%. Tuttavia, siccome la diminuzione potrebbe essere dovuta alla minore diffusione di cambiali e assegni, l’Istat calcola anche la percentuale di protesti sul numero totale di questi mezzi di pagamento. Per le prime, l’indice è passato da 85 ogni mille emesse nel 2013 a 40,5 nel 2019. Per gli assegni, invece, il tasso scende da 1,1 a 0,5 ogni mille.
Protesti di cambiali e assegni: ecco quanto valgono
Nel 2019, il valore complessivo dei protesti è stato di circa 553 milioni di euro, dei quali 353 milioni relativi alle cambiali (63,8%) e circa 200 milioni agli assegni (36,2%). L’importo medio risulta comunque contenuto, pari a 1.339 euro. Tuttavia ci sono differenze significative sia per il tipo di strumento, sia per chi lo emette. Per le cambiali l’importo è di 1.010 euro, mentre per gli assegni è di 3.149 euro, valore che oscilla tra i 2.756 euro del Centro e i 7.053 euro del Nord-est. Per le imprese, al contrario, in media le somme protestate risultano più alte: sono pari a 2.953 euro.
I dati si riferiscono al: 2013-2019
Fonte: Istat
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