Il 56,2% di chi lavora per lo Stato è donna. Poche, però, diventano dirigenti, tranne che in aula
Le donne sono maggioranza assoluta tra i dipendenti della pubblica amministrazione, ma non riescono a sfondare quando si tratta di far carriera. Il 56,2% delle persone che lavorano per lo Stato è di sesso femminile, ma la maggioranza conquistata viene ribaltata quando si analizzano le posizioni apicali. E’ questo il vero gender gap in Italia.
Il gender gap in Italia e il “tetto di cristallo”
Il grafico sopra mostra quanti sono i dirigenti donna in diversi settori pubblici. La scuola è l’unico terreno dove le donne esercitano un inequivocabile dominio: il 66% dei dirigenti è donna. In tutti gli altri campi fanno fatica. Le donne in posizioni apicali sono il 42,4% tra i prefetti, il 34,3% nei ministeri, il 22% nella sanità, il 20% all’università e appena il 13,2% in polizia.
Poche donne con responsabilità
Quote ancora più risicate quando si tratta l’organo di vertice politico delle Istituzioni pubbliche, ovvero l’organo al quale è affidata la titolarità della legale rappresentanza di un’istituzione. Con questi criteri, la presenza femminile è particolarmente ridotta: 14,4% nel 2015.
Il valore più basso si ritrova nelle Università (7,2% di vertici femminili) e il più alto negli Organi costituzionali, con il 21,2% di donne al top sul totale dei dirigenti. La regione che registra il valore più basso è la Sicilia (7,2%), al suo opposto c’è l’Emilia-Romagna che può beneficiare del 21,2% di dirigenti femminili.
Gender gap in Italia, nei cda donne al 30%
Ma al di là del pubblico, come va per le donne nel privato? Nel giugno del 2017, spiega l’Istat, nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa è presente una donna ogni due uomini – anche per effetto di una precisa legge al riguardo. Come mostra la linea verde del grafico qui sotto, l’aumento di questo indicatore è stato continuo nel tempo, dal 7,4% del 2011, anno di introduzione delle prime norma, al 33,6%.
Diverso, invece, l’andamento della percentuale di donne in alcuni organi decisionali, come Autorità della privacy, Agcom, Autorità della concorrenza e del mercato, Corte Costituzionale, Consiglio Superiore Magistratura, Ambasciatori, Consob. Come mostra la linea arancione dello stesso grafico, nel 2017 tale quota raggiunge soltanto il 16,4% con valori altalenanti nel corso degli anni. Un’eccezione, scrive l’Istat, è costituita dall’autorità del Garante per la protezione dei dati personali che ormai da vari anni conta un presidente uomo e tre donne nel collegio.
I dati si riferiscono al 2015-2017
Fonte: Istat
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Gender gap in redazione: le donne non fanno notizia
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