Sono 5mila gli europei arruolati nell’Isis. La loro crescita è raddoppiata nel 2015
Sono di nazionalità francese la maggior parte dei foreign fighters europei che decidono di arruolarsi nelle fila dello Stato islamico. E il fatto preoccupante è che sono in aumento. Non solo in Francia, ma in tutta Europa: tra il 2014 e il 2015 il numero è addirittura raddoppiato. E tra questi ci sono anche i foreign fighters italiani.
I foreign fighters sono persone che decidono di trasferirsi in un Paese straniero per combattere in nome di ideali politici o religiosi, quindi sono diversi, anche giuridicamente, dai “mercenari” che compiono gli stessi viaggi per motivi economici.
Chi sono i foreign fighters italiani
La mappa mostra le più recenti rilevazioni sulle persone che dal Vecchio Continente sono partite per combattere nell’esercito del Daesh (Stato islamico). E’ forse troppo facile collegare il numero dei foreign fighters al fatto che la maggior parte di loro siano originari di quei Paesi europei dove più intensa è l’immigrazione, ma i numeri lasciano pensare che questa relazione esista. La Francia è l’esempio più eclatante: tra il 2014 e la fine del 2015 si stima che almeno 1700 persone abbiano deciso di arruolarsi. Al secondo posto c’è la Gran Bretagna con 760, esattamente come la Germania. Tra i Paesi che forniscono combattenti c’è anche l’Italia. Secondo la rilevazione nel 2014 il numero di foreign fighters italiani era irrilevante, ma nel 2015 sono state 87.
I foreign fighters o mercenari?
Ovviamente il grosso delle truppe del Daesh non è di origine europea. Il principale Paese fornitore di “soldati” è la Tunisia che ha dato (principalmente) all’Isis ben 6mila combattenti seguita dall’Arabia Saudita con 2.500, la Russia con 2.400, la Turchia con 2.200 e la Giordania con 2mila. Tutti uomini che si sono concentrati in pochi Paesi come Iraq, Siria e, più di recente, Libia. In totale l’esercito dello Stato islamico può contare su circa 27-30mila uomini dei quali circa 5mila provenienti dall’Europa: il doppio rispetto al 2014.

Anche se preoccupante, il fenomeno dei foreign fighters non è nuovo: si stima che tra il 1980 e il 2010 almeno 30mila persone del mondo islamico abbiano deciso di trasferirsi in un Paese straniero per imbracciare le armi in nome di una visione fondamentalista dell’Islam. Ora, però, è più pericoloso di un tempo perché i combattenti europei che si trasferiscono, ad esempio, in Yemen per addestrarsi, sono incentivati a tornare in Europa per compiere attentati, come è stato nel caso di alcuni dei terroristi responsabili delle stragi del novembre 2015 a Parigi.
I foreign fighters in Francia
Per questo il consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato ben due risoluzioni per combattere il fenomeno dei foreign fighters: la prima invita gli Stati a considerare un reato il trasferimento all’estero per motivi terroristici e la seconda ha invitato a bloccare i trasferimenti di europei in Siria e Iraq se si ha anche solo il sospetto che questi viaggi possano essere fatti per finanziare, in qualsiasi modo, il terrorismo islamico. Analoghe iniziative sono state prese dall’Europa anche se più efficaci sono le risposte dei singoli Stati. Proprio la Francia, ad esempio, ha creato un fondo da 270 milioni di euro e assunto 2.680 poliziotti per reagire alla minaccia terroristica sul proprio territorio.
I dati si riferiscono al: 2014-2015
Fonte: Soufan Group, Commissione Ue
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