Cosa prevede l’accordo pro-austerity. E quali sono i Paesi che l’hanno onorato
Quando Matteo Renzi dice alla Cancelliera Angela Merkel che l’Italia “le regole le ha rispettate” fa un’affermazione molto, molto impegnativa. Così come è impegnativa la proposta di rottamare il “fiscal compact” per avere più spazio finanziario (30 miliardi è la stima) per abbassare le tasse.
Che cosa è il Fiscal Compact
Le regole europee in campo finanziario ed economico sono, in effetti, talmente numerose e complicate che è molto difficile sostenere che l’Italia le ha rispettate “tutte”. Certamente non ha rispettato quelle del Fiscal Compact. Il Fiscal Compact è un accordo intergovernativo firmato nel 2012 da 25 Stati europei e che è entrato in vigore all’inizio del 2013 attraverso un voto del Parlamento. Venne firmato dopo la furiosa crisi dei debiti sovrani, quando i mercati chiedevano agli Stati un maggiore impegno nel riportare in carreggiata i conti pubblici in modo da avere maggiore sicurezza sulla sostenibilità del debito. Il Fiscal Compact riprende, in molte sue parti, altri due accordi, il Two Pack e il Six Pack
Cosa prevede il fiscal compact
Nel grafico qui sopra sono indicati i 5 principali obiettivi (le cosiddette “regole d’oro”) che gli Stati europei si sono impegnati a rispettare: il pallino rosso indica che quel Paese non ha rispettato quel dato impegno, il verde indica il suo rispetto (oppure un sostanziale avanzamento verso il rispetto) mentre quello giallo indica che sono stati fatti passi in avanti ma non sostanziali.
Per capire bene il grafico occorre spiegare quali sono questi cinque impegni principali, cioè quali sono i parametri principali previsti dal fiscal compact. La prima colonna indica l’impegno a non fare deficit annuale (Articolo 3(1)). La seconda colonna indica l’impegno a ridurre, ogni anno, il debito pubblico (Articolo 4) nella misura di un ventesimo l’anno che, nel caso italiano si è calcolato equivarrebbe a ridurre il debito pubblico di 50 miliardi l’anno. La terza colonna (Articolo 5) indica l’impegno dei Paesi che sono sotto procedura di infrazione per debito eccessivo, di presentare un articolato piano di riforme strutturali per riportare in carreggiata i conti pubblici. Da notare che quando il Fiscal Compact è diventato operativo, il primo gennaio 2013, c’erano ben 12 Stati in procedura per deficit eccessivo ma solo 5 di questi (Spagna, Francia, Malta, Olanda e Slovenia) hanno presentato il set di riforme strutturali. Austria, Danimarca e Slovacchia non lo hanno presentato perché la procedura di deficit eccessivo si è conclusa nello stesso anno dell’entrata in vigore del Fiscal Compact mentre Cipro, Grecia Irlanda e Portogallo avevano già presentato un programma di riforme prima dell’entrata in vigore del Fiscal Compact e, per non duplicare gli impegni, sono stati esentati dall’obbligo.
La quarta colonna (Articolo 6) indica l’obbligo da parte dei Paesi particolarmente indebitati di presentare un piano ex ante alle leggi Finanziarie, i loro progetti per ridurlo. La quinta e ultima colonna (Articolo 7) indica l’obbligo da parte dei Paesi di collaborare con la Commissione Europea nelle sue proposte indirizzate ai Paesi con deficit eccessivo.
Il fiscal compact e l’Italia
La situazione dell’Italia è chiara: non ha ottemperato ai due obblighi più stringenti del Fiscal Compact: quello che impone il pareggio di bilancio e quello che prevede la riduzione del debito pubblico progressivo di un ventesimo l’anno. Per il terzo obbligo la Commissione non ha informazioni sufficienti per esprimere un giudizio mentre, come tutti i Paesi dell’eurozona, nessuno escluso, ha ottemperato agli ultimi due obblighi. Per fare un confronto: la Francia ha fatto progressi, seppur non sostanziali, nel campo del deficit pubblico ma non ha fatto progressi sul fronte del debito pubblico. La Germania, invece, ha rispettato entrambi i due obblighi principali: deficit e debito. La Spagna, tra i grandi Paesi europei, è nella stessa situazione della Francia per i primi due obblighi mentre ha ottemperato al terzo.
I dati si riferiscono al: maggio 2016
Fonte: Commissione europea
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