In maggioranza sono americane, nessuna è italiana, 7 sono cinesi
Il grafico rappresenta le 20 più grandi start-up del settore ICT (Information and Communication Technologies), che hanno sfondato il tetto del valore di borsa di un miliardo di dollari negli ultimi 5 anni. I numeri indicano il valore di borsa di ciascuna azienda, i dati sono in miliardi di dollari.
Il settore Ict parla americano
La maggior parte delle aziende mostrate nel grafico hanno registrato la sede principale negli Usa (10), altre 7 sono quelle con sede in Cina e 2 in India. Nessuna ha sede in Italia e, con l’eccezione della svedese Spotify (8,53 miliardi), neppure in Europa.
Non mancano le aziende americane operanti anche in Europa: Uber (valore di 62,56 miliardi) e Airbnb (25,9 miliardi) sono tra queste.
Ci sono state poi delle imprese Ict sconosciute ai più ma con fatturati altrettanto importanti. Di solito sono imprese i cui prodotti sono destinati alle aziende, come i software per la gestione dati della Palantir (20 miliardi).
Dai Paesi emergenti arriveranno nuovi brand
Le aziende cinesi, invece, sono ancora abbastanza sconosciute, almeno per la maggior parte dei consumatori europei. Per esempio, in quanti sanno che Xiaomi (46 miliardi) produce smartphone e altra elettronica di consumo che vende via Internet anche in Italia? La seconda azienda cinese è stata Didi Kuaidi, che offre servizi equivalenti a quelli di Uber e quelli della concorrente americana Lyft. Le due aziende indiane in classifica, invece, si occupano di commercio elettronico di beni vari, sul modello di Amazon.
Dove nasce l’innovazione del settore Ict
Il numero di brevetti Ict registrati da inventori cinesi è passato da 3.898 nel 2008 a 13.791 nel 2013. Gli indiani hanno registrato 342.5 brevetti Ict nel 2008 e 695 nel 2013, più del doppio. Nel frattempo, nell’Unione Europea il numero di brevetti è più o meno rimasto costante: 14.014 nel 2008, 13.967 nel 2013.
I dati si riferiscono al periodo 2008-2016
Fonti: Fortune 2000 e Ocse
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