In Italia il picco per il coronavirus è stato più precoce rispetto al resto d’Europa
La prima ondata della pandemia di Covid è stata in Italia, in Europa e nel mondo avvolta da una nube di incertezza e di indeterminatezza molto più grande di quella attuala. A febbraio e a marzo non si sapeva se gli asintomatici fossero contagiosi, se convenisse portare le mascherine, che del resto mancavano, ma soprattutto quanti fossero esattamente i contagiati, e, dato più doloroso, quanti stessero realmente morendo.
Si sono dovuti attendere mesi e i dati sulla mortalità complessiva nella popolazione per capire quanto la pandemia avesse inciso nell’incrementare il numero dei decessi rispetto alla media degli anni precedenti. Perchè in moltissimi sono spirati in casa senza un tampone e senza una diagnosi, non rientrando nelle statistiche ufficiali.
I dati raccolti in tutta Europa settimana per settimana mostrano un andamento della mortalità in eccesso, ovvero il numero di morti in più rispetto a quello medio del 2016-2019, tipico delle pandemie, con una curva che si impenna fino a raggiungere un picco e poi scendere. Ma quei picchi in alcuni Paesi sono più alti, o più precoci. Quest’ultimo è il caso dell’Italia, dove nella decima, undicesima, dodicesima settimana dell’anno, ovvero tra il 3 e il 22 marzo, l’Italia fu il Paese con più morti aggiuntivi rispetto alla media, almeno tra i Paesi più importanti d’Europa. Il picco fu raggiungo tra il 23 e il 29 marzo, con l’89% di decessi in più su quelli medi del 2016-2019, ma già in quella settimana la Spagna ci aveva già superato, con un +133%, ovvero con un numero di morti uguale a 233, ponendo a 100 la media dei tre anni precedenti. E raggiungendo quota 256 tra il 30 marzo e il 5 aprile
Gran parte dei massimi eccessi di mortalità toccati in aprile
E proprio in aprile gran parte dei Paesi hanno avuto il loro picco di mortalità, con il Regno Unito che ha toccato un livello pari a 214 (sempre su una media di 100), quindi superiore al massimo italiano, tra il 13 e il 19 aprile. Spagna e Regno Unito sono stati in effetti i due Paesi con il maggiore incremento dei decessi in Europa, seguiti dal Belgio, in cui sempre in aprile nella Settimana Santa, tra il 6 e il 12, si è arrivati a quota 207 sulla media.
Molto meglio è andata in Germania, dove non si è andati oltre un modesto incremento dell’14%, sempre nella stessa settimana. In Francia quella peggiore è stata la prima di aprile, come in Spagna, quando i decessi furono il 63% in più della media del 2016-2019.
La Svezia è un caso particolare, al centro dei dibattiti per la sua strategia basata su un no ad alcun tipo di lockdown, nè hard come in Italia e Spagna, nè soft come in Germania. Qui alla fine i morti complessivi sono stati nella prima ondata quasi come in Italia, e molti più che nei Paesi vicini, ovviamente in proporzione alla popolazione. E la curva, non essendo abbattuta bruscamente da alcuna chiusura, dopo il picco di mortalità della settimana di Pasqua, con un +49% sulla media, è scesa più lentamente, tanto che in giugno era il Paese in Europa con il maggior eccesso di mortalità, seppur modesto.
Una pandemia asincrona
Quello che in queste statistiche non emerge è l’enorme variabilità all’interno dei singoli Paesi, che supera quella presente tra i Paesi stessi. Mentre i morti in eccesso nella bergamasca sono arrivati a 10 volte la media nel Lazio invece ci sono stati addirittura meno decessi che negli anni precedenti. Lo stesso è accaduto nell’area parigina a confronto con le regioni più rurali della Francia, e così anche altrove.
Un altro dato peculiare di questa pandemia come si vede è l’asincronia, si muove come un’onda che colpisce in tempi diversi, seppur ravvicinati dalla globalizzazione, i Paesi. L’Italia e la Spagna sono state le prime, ma poi è stato il turno del Regno Unito e dell’Europa del Nord.
È quello che stiamo vedendo in questa seconda ondata, partita stavolta a Ovest, in Spagna, Francia, Regno Unito, e a Est, e che poi ha interessato Italia, Germania, Paesi Scandinavi. Ora il tracciamento perlomeno dei decessi dovrebbe essere più efficace, ma una analisi come quella relativa al primo semestre del 2020 sarà alla fine ugualmente necessaria
I dati si riferiscono al primo semestre 2020
Fonte: Eurostat
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