Allarme radicalizzazione. Proseguono le trattative per l’adesione alla Ue
Sta andando piuttosto per le lunghe il processo di integrazione nell’Europa dei Paesi balcanici. Con Montenegro, la Serbia, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia e l’Albania sono candidati ufficiali, in particolare sono già stati avviati negoziati per l’adesione di Montenegro e Serbia. La Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono ancora solo dei potenziali candidati.
Il processo di integrazione europeo dopo la guerra in Kosovo
I 6 paesi in questi anni hanno gradualmente acquisito alcuni dei privilegi legati all’appartenenza comunitaria, ad esempio quelli dell’accordo di Schengen sulla libera circolazione. Restano però molti nodi da sciogliere, alcuni riguardanti i diritti umani e altri di carattere economico, come quelli legati alla crescita e alla disoccupazione.
La disoccupazione nei Balcani è al 20%
I dati nel grafico in alto mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione nei Balcani tra il 2012 e il 2016 (si tratta ancora di stime). Nella rappresentazione sono contenute anche le previsioni sui disoccupati 2017, 2018 nei diversi stati. Per alcuni paesi, come la Bosnia, non sono state rese note le stime per quest’anno e per il prossimo e anche per quel che riguarda la media dei 6 stati non ci sono dati attendibili sui risultati 2017 e 2018.
Stando a quello che ci raccontano i numeri del grafico, l’Albania è lo stato con il minor tasso di disoccupazione in assoluto. Nel 2016 è stato di poco inferiore al 17% ed è previsto che continui a scendere sia quest’anno che nel 2018 quando dovrebbe raggiungere il 16,5%. Si tratta comunque di una percentuale più alta rispetto al periodo precedente la crisi, nel 2012 infatti il tasso di disoccupati albanesi era del 13,4%.

I risultati di quasi tutti i paesi sono in miglioramento, ad eccezione di quelli della Serbia e, comprensibilmente data la guerra, il Kosovo. La Serbia in verità è riuscita a ridurre costantemente il livello dei propri cittadini senza lavoro: sono passati dal 24% del 2012 al 16,8% del 2016. Tra il 2017 e il 2018 è però prevista una crescita della disoccupazione serba di un punto percentuale, dal 15,9% al 16,9%.
Dopo la guerra in Kosovo i dati peggiorano
Il discorso del Kosovo è molto diverso. Dall’inizio del monitoraggio, nel 2012 il tasso di disoccupazione del paese non è mai sceso al di sotto del 30%. E le prospettive per quest’anno e per il prossimo non lasciano ben sperare. Tra il 2014 e il 2016, infatti, il Governo, anche grazie ad una riforma del lavoro, è riuscito a far calare la percentuale di disoccupati, portandola dal 35,3% al 32,9%. Le stime per il 2017 però ipotizzano che a fine anno il tasso risalga al 35,3% e che resti costante anche nel 2018.
Pericolo radicalizzazione
Il Kosovo, insieme all’Albania e alla Bosnia, è tra gli osservati speciali da parte dell’Ue, infatti a quanto pare il paese sta attraversando una fase di radicalizzazione islamica. Sarebbero soprattutto i giovani nei tre paesi ad andare estremizzandosi. Non è facile stabilire quali fattori possano contribuire a questo fenomeno, quel che è certo è l’altissima percentuale di disoccupazione giovanile che di certo non aiuta.
La disoccupazione giovanile bosniaca al 54%
Il grafico qui in basso mostra i tassi di disoccupazione tra i giovani nei 6 Paesi dei Balcani dell’Est. In Albania ad esempio la percentuale di disoccupati tra i 15 e i 24 anni è stata del 32% nel 2016, del 15% più elevata rispetto a quella generale.
Le colonne che svettano su tutte le altre sono però quelle dei dati sulla Bosnia, in questo paese tra il 2012 e il 2016 la disoccupazione giovanile ha raggiunto picchi del 63%. Tra il 2015 e il 2016 è stato registrato un calo di ben 8 punti percentuali, dal 62,3% al 54,3%. In particolare questa discesa del 2016 ha portato il Kosovo a superare la Bosnia in questa poco edificante classifica. La disoccupazione tra i giovani kosovari lo scorso anno è stata infatti del 57,7%, in calo del 3,3% rispetto al 2015.
I dati si riferiscono al: 2012-2018
Fonte: World Bank Group e UE
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